giovedì 31 maggio 2018

Vampires: è iniziata la start-up della CG per una lussuosa edizione in blu-ray del film di John Carpenter


E' iniziata questa mattina la nuova start-up della CG Entertainament che coinvolge Vampires, il film girato da John Carpenter nel 1998 con protagonisti James Woods, Daniel Baldwin e Sheryl Lee.


Il film verrà prodotto al raggiungimento delle 500 copie già prenotabili, e in caso di esito positivo, ci ritroveremo ad avere un'edizione decisamente lussuosa ed alquanto interessante anche dal punto di vista tecnico.
Infatti Vampires, arriverà per la prima volta in Italia in blu-ray racchiuso in una confezione metal box con stampati i nomi dei primi 500 partecipanti alla start-up (come da consuetudine CG), una copertina esclusiva per il nostro mercato disegnata da Patrick Connan e alcuni interessanti extra.


Di seguito vi riportiamo tutte le caratteristiche tecniche e visive del film riprese direttamente dal sito della CG:

- Blu-ray da nuovo Master HD
- Numerazione della copia limitata ai primi 1000 PZ
- Il nome di tutti i partecipanti all'operazione all'interno della confezione (fino al raggiungimento dell'obbiettivo di 500 pezzi)
- Extra: Making of, Interviste, Trailer italiano ed originale, B-roll
- Packaging: Metal Box 
- Artwork esclusivo per il mercato italiano realizzato dall'artista Patrick Connan.
Questa versione non sarà disponibile altrove.
SOLO CHI RIENTRA NELLE PRIME 500 COPIE AVRA' IL NOME SULLA CONFEZIONE!
L'EDIZIONE SPECIALE NUMERATA IN METAL BOX SARA' INVECE LIMITATA A 1000 COPIE.


La copertina esclusiva per l'edizione CG disegnata da Patrick Connan

martedì 29 maggio 2018

Film TV: dal 5 giugno per 4 numeri uno speciale dedicato a John Carpenter


La rivista cinematografica e televisiva Film TV, a partire dal numero in uscita il 5 giugno (sopra la copertina) e per un totale di 4 uscite, dedicherà uno speciale al cinema di John Carpenter, dove verranno analizzati i suoi film, la sua musica e la sua filosofia.

lunedì 28 maggio 2018

Grosso Guaio A Chinatown: Jack Burton e la figura dell' (anti)eroe


Grosso Guaio a Chinatown: Jack Burton e la figura dell’eroe 
Jack Burton (interpretato da Kurt Russell) rappresenta uno dei migliori anti-eroi a cui il cinema degli anni ’80 abbia mai assistito.

N.B. Questo articolo contiene spoilers… 

Mai incontrare i tuoi eroi. Almeno così dicono. 
La cosa positiva riguardo gli eroi, che vediamo spesso nei film, è che non bisogna curarsi di loro: incontrarli è una cosa che non si verificherà mai, fatta eccezione per Jumanjii. Han Solo, ad esempio, lo vedi nello schermo, è un personaggio di un film; e l’unica cosa che potrebbe farti cambiare idea su di lui sarebbe vederlo in atteggiamenti scostanti in qualche intervista. Cosa accadrebbe, allora, se i tuoi eroi non cambiassero, ma tu sì? Se i tuoi valori diventassero diversi dall’eroe a cui ti sei sempre ispirato? 

Riflettendo a lungo su “Grosso Guaio a Chinatown”, il trailer originale semplicemente implorava di essere guardato. Il film stesso raggiunse uno stato quasi mitologico a casa mia: mio nonno iniziò a parlarmene, lo citavo spesso e mi riempivo i vestiti di cose a riguardo. Lo so per certo. O almeno pensavo di saperlo. 
Il protagonista Jack Burton è lì sul piedistallo dell’anti-eroe insieme ad Han Solo, entrambi simpaticissimi, carismatici ed arroganti. Burton stesso è più grande persino del film, lo trascende attraverso citazioni emblematiche, sembianze alla Fu Manchu e il fascino sempreverde di Kurt Russell. 

Detto ciò, non deve sorprendere il fatto che rispetto al trailer originale, l’intero film fu costruito sul personaggio interpretato e stravolto da Kurt Russell. La cosa scioccante è che ciò su cui si basa la pellicola sono i suoi scivoloni, la sua “eroica” incompetenza. “Jack Burton sta arrivando per salvare la tua estate”, mormora l’uomo nel trailer degli anni ’80, tra le Marlboro. 
Oltre a farlo sembrare un meteorologo in missione, il trailer descrive un Jack Burton sensibilmente diverso da quello che poi sarà il Jack Burton nel film. Più Paul Blart che Han Solo. Si picchia da solo, sparando inconsciamente al soffitto con la sicura della pistola inserita, sganciando pugni degni di una superstar del Wrestling. È un imbranato. Un mascalzone. Un maleducato. Ma non è sempre stato così… giusto? Dov’è finito il simpatico, carismatico e cazzuto Jack Burton? 

Una critica comune al tanto discusso Jar Jar Blinks in Star Wars è stata quella di essere stato un personaggio di successo proprio grazie alla sua goffaggine, cosa che lasciò tutti increduli. Allo stesso modo, non crederesti mai che qualcuno così stupido possa sopravvivere, o addirittura avere successo. Han Solo non può scappare in eterno dagli Stormtroopers. Prima o poi deve affrontarli e mostrare le sue abilità.


Non è tanto diverso il caso di “Grosso Guaio a Chinatown”, ma ci sono voluti 32 anni per realizzare che il buon vecchio Jack Burton non è esattamente l’anti-eroe che si vuole rappresentare. Forse “improbabile” eroe è un termine più appropriato, comunque lungi dall’essere un duro. 
Nonostante non sia un anti-eroe del calibro di Travis Bickle, è fuori discussione che si comporti in modo alquanto strano: beve, gioca d’azzardo, indossa occhiali da sole al chiuso…sono tutti segnali lampanti. Tuttavia, ciò che risulta evidente è il suo bisogno di mettersi in mostra e crearsi una propria mitologia. 

Per il fatto di essere un tipo così stravagante, ha maturato un’esperienza tale da offrire soluzioni a tutti gli scenari quotidiani possibili ed immaginabili. Ti imbatti in un tizio losco a cui devi un sacco di soldi? Lui troverà sicuramente qualche escamotage per tirarti fuori. “Sissignore, non si preoccupi, il suo assegno è nella buca delle lettere!” 
C’è forse una tempesta che minaccia di portare con sé pannelli di recinzione, lastre di tetto e il Paradiso intero? Jack direbbe “fammi vedere quello che sai fare, tanto non mi batti!” 

E lo sappiamo bene, ci siamo passati tutti: tutti pronti a venire alle mani con Thunder, il violento e furioso Dio dei temporali; e ci siamo mai chiesti cosa avrebbe detto il vecchio Burton in un momento simile? “Che diavolo!” 
Allo stesso modo, come una profezia che si autorealizzasse, le volte in cui Jack si ritrova nei guai superano di gran lunga quelle in cui riesce a farla franca. Per ogni bottiglia in testa evitata durante una giocata andata male, c’è una raffica di pugni presi in faccia ed un “mezzo Nelson” sferrato male. Per ogni coltellata lanciata in testa a qualcuno, c’è un gancio destro inefficace. Alla fine, però, la frase “tutto sta nei riflessi” calza dannatamente a pennello quando ti va tutto alla meraviglia. Ed è la frase che tutti ricorderanno. 

Sono questi i momenti che restano impressi, tutto il resto non conta. Quanti di noi ricordano Han Solo che scappa subito dopo aver ricevuto la ricompensa da Leila? Quasi nessuno. E quanti invece ricordano quando fa esplodere la Death Star salvando la vita a Luke? Ecco. Solo le buone azioni restano impresse quando a compierle è un “eroe”. Guardando il trailer originale di “Grosso Guaio a Chinatown” non penseresti mai che Jack Burton sarebbe finito su quel piedistallo. 
E ciò lo rende ancora più affascinante. Ancora più umano. Non importa se fallisce in tutto ciò che fa, se delude le persone e se si mette in ridicolo continuamente (“Henry Swanson è il mio nome, eccitarmi è il mio gioco”). Ciò che conta è che alla fine riesce a sconfiggere l’immortale Lo-Pan, a salvare il mondo e a trovare una ragazza (per poi evitarla per salvare la faccia di fronte ai suoi amici). Tutto ciò prima di allontanarsi con il suo Pork Chop Express. Questi suoi gesti sono i suoi “monumenti”. 

Seppur con il rischio di sembrare ridicoli, perché non possiamo essere un po’ tutti come Jack Burton? Armiamoci di una spropositata fiducia in noi stessi, facciamo spallucce ad ogni cosa che non va, come se niente fosse. Non abbiamo paura di prenderci un po’ in giro, e di costruire anche noi la nostra mitologia. 

Forse la risposta al quesito “Chi è Jack Burton?” è che lo siamo un po’ tutti, alla fine. Troppo? Okay. 

Sembrerebbe quasi che vogliamo vedere qualcosa in più del nostro Jack Burton, non è così? Beh, potrebbe essere. In realtà, l’equilibrio tra anti-eroe ed eroe accidentale messo in atto da Kurt Russell, per quanto accattivante, risulti piuttosto difficile da replicare ad un pubblico moderno. 
Abbiamo quindi davvero bisogno di rivederlo sul grande schermo? Nonostante sia apparso in qualche serie di fumetti, inclusa la più recente dal titolo Old Man Jack, dello stesso Carpenter, l’idea di un remake di “Grosso Guaio a Chinatown” sarebbe stata semplicemente da scartare. E invece sono circolate voci a riguardo. 

In questo scenario, si parla di Dwayne Johnson nelle vesti di produttore. Sembra tutto un po’ Baywatch, ma è incoraggiante il fatto che Johnson stia riuscendo a convincere anche Carpenter. È solo un peccato non poter fare il tifo per Kurt Russell questa volta. Un omaggio a Jack? Vedremo. Siamo molto volubili e abbiamo detto lo stesso di “Solo: A Star Wars Story”, ma ora contiamo i minuti che ci separano alla sua uscita. Paragonato ad Han Solo, forse “Jack: a big trouble…story”, non suona poi così male. 

fonte: denofgeek.com
traduzione di: Vincenzo Fasulo

lunedì 21 maggio 2018

Halloween: John Carpenter curerà la colonna sonora del film


Come si può ben notare da questo post in risposta ad un fan sul proprio profilo Twitter, Jason Blum della Blumhouse, casa di produzione del nuovo Halloween, ha confermato che John Carpenter, regista e creatore della leggendaria colonna sonora, curerà la colonna sonora, cosi come successe per la pellicola originale del 1978. 

Da tempo si vociferava che Carpenter, oltre al ruolo di produttore esecutivo potesse lavorare sulla musiche della pellicola, ma adesso è ufficiale. 

domenica 20 maggio 2018

Halloween: in autunno arriva una bambola dedicata a Michael Myers


Per celebrare l'uscita nelle sale statunitensi del nuovo film di Halloween targato Blumhouse (19 ottobre) la Mezco Toys lancerà in quel periodo una nuova bambola di 10 pollici raffigurante Michael Myers, storico e malefico personaggio della saga lanciata da John Carpenter del 1978.

Il pupazzo rientrerà nella linea della casa di produzione denominata Living Dead Dolls e sarà dotata di 5 punti di articolazione. Come si può vedere dall'immagine sopra, la bambola godrà di tutti i dettagli base del personaggio e sarà prodotta con una cura maniacale che la renderà perfetto oggetto da collezione.
Potete vedere altre immagini cliccando QUI.

Distretto 13: il film che da il là alla carriera strabiliante di John Carpenter



Distretto 13 – Le Brigate della Morte dà il via ad una carriera strabiliante 
1428 Elm comincia la “John Carpenter week” con il primo lungometraggio della leggenda del cinema, nonché uno dei migliori. Pronti per prendere d’assalto qualche distretto di polizia? 

La Carriera comincia con un assalto
Dopo aver sbalordito il mondo del cinema con il suo film studentesco sulla USC (University of Southern California), John Carpenter è pronto per dare il via alla sua carriera. Dopo aver trasformato Dark Star in un lungometraggio – all’inizio concepito come un corto – il produttore J.Stein Kaplan (un amico del college) chiede al futuro regista di Halloween di dirigere il film.
Dal momento che il suo film precedente “Occhi”, poi diventato “Occhi di Laura Mars”, era stato svenduto, i due azzardano a produrre un film pretenzioso, con l’intento di ridefinire il genere d’assedio. preparano quindi un assalto, e persino il tredicesimo distretto non sarà più un posto sicuro.

Sei molto carino, Wilson
Il film si intitola “Distretto 13 – Le Brigate Della Morte”. Realizzato per 100,00 $ nell’autunno del 1975, divenne il primo di tanti classici nella filmografia di Carpenter. Con soli venti giorni di riprese, il film parla di una cruda e coraggiosa storia di sopravvivenza. Attraverso il suo modo di rendere il bene, il male e da che parte stiamo difficili da distinguere, Distretto 13 è qualcosa di mai visto fino ad allora – qualcosa di unico.
Attraverso l’utilizzo di personaggi brillanti, compreso il grande Napoleon Wilson, il film fa in modo che gli spettatori si interroghino sulla lealtà dei personaggi stessi, e al contempo che prestino attenzione ai titoli assegnati.
Il tenente Ethan Bishop viene incaricato di supervisionare il trasloco del tredicesimo distretto, e si appresta dunque a trascorrere una nottata come le altre, senza colpi di scena. Tuttavia, dopo che un cellulare della polizia con a bordo detenuti è costretto a fermarsi al distretto per caricare altri detenuti, una gang accerchia il distretto in cerca di riscatto. Trovandosi davanti soltanto segretari e detenuti, Ethan deve scegliere chi salvare e da chi essere salvato, da che parte stare. Una sceneggiatura brillante, capace di abbattere le barriere razziali e le costrizioni del classicismo nella realtà dell’allora ventisettenne regista americano.


Assalto in solitaria
Nel classico del 1976, Carpenter comincia a mettere in mostra le sue doti indiscusse da colosso del cinema. Oltre a mettere le sue abilità al servizio di sceneggiatura e regia, Carpenter ci mostra uno dei tanti ed indimenticabili risultati raggiunti durante la sua carriera. Con i titoli di testa su sfondo nero - un vero punto fermo di Carpenter – la musica in sottofondo conduce lo spettatore nel cuore della narrazione. È l’uso agghiacciante della musica che lascia intendere il modo in cui il regista utilizza le colonne sonore per raffigurare i personaggi, esprimere l’intensità e gli stati d’animo.
Ma non è tutto. Dopo aver fatto da solo il lavoro di un’intera squadra, il regista newyorkese effettua anche l’editing della Fotografia. Sotto lo pseudonimo di John T. Chance, un omaggio a Rio Bravo di Howard Hawks (uno dei preferiti di Carpenter nonché ispiratore del film in questione), il regista costruisce il suo racconto tassello dopo tassello, con assoluta dedizione. Se questo non lo rende uno dei più grandi registi al mondo, cos’altro potrebbe?

Assalto alle masse
Dopo aver esordito allo “State Theater” di Los Angeles il 3 Novembre 1976, il film non riscuote il successo sperato e viene accolto dalla critica in modo contrastante. Nel Maggio 1977 viene poi presentato al Festival di Cannes, ed è lì che alcuni critici inglesi iniziano ad accoglierlo e comprenderne il suo vero valore. Lo scenario cambia nuovamente quando la pellicola arriva al London Film Festival, nel Dicembre dello stesso anno. Insomma, tutto il resto è storia.
Oggi “Distretto 13 – Le Brigate della Morte” è considerato un classico intramontabile, con il 98% di gradimento su Rotten Tomatoes. È un bel film?... In certi momenti.


fonte: 1428elm.com
traduzione di: Vincenzo Fasulo