sabato 31 agosto 2019

John Carpenter: «Lasciami Entrare è un film strepitoso che reinterpreta il mito dei vampiri»


Recentemente avvicinato dai microfoni di comicbook.com, John Carpenter ha parlato dello stato di salute del genene horror, lanciando però in una dichiarazione d'amore per il film svedese del 2008 Lasciami Entrare, attamento cinematografico dell'omonimo romanzo di John Ajvide Lindqvist.

«Qualche anno fa ho visto un film che penso sia semplicemente favoloso. Si chiama Lasciami Entrare, che credo sia una produzione svedese. Oh amico, è fantastico. Ha reinventato il mito dei vampiri. Mi è piaciuto»

Carpenter ha poi parlato dei colleghi moderni che trattano il genere dell'orrore, di come spesso sentano troppo l'influenza di filmaker gloriosi e che hanno fatto la storia.

«Non dovrebbero emulare nessuno, ecco cosa dovrebbero fare. Dovrebbero essere semplicemente loro stessi, andare per la propria strada.» In particolare però, discutendo su registi come Jordan Peele e Ari Aster che stanno offrendo delle esperienze fresche per il genere, Carpenter ha aggiunto:
«Esatto, fanno bene. Quindi devono semplicemente continuare cosi».

giovedì 22 agosto 2019

Captain Voyeur: su YouTube emerge il cortometraggio di John Carpenter del 1969


Su YouTube è emerso da qualche settimana, grazie al canale Wlasdemir Rar il cortometraggio di John Carpenter dal titolo Captain Voyeur, girato nel 1969 dal cineasta che poi diventerà famoso in tutto il mondo per pellicole come Halloween, Fuga Da New York e La Cosa.
Il "mini-film", mostra, nonostante Carpenter all'epoca fosse poco più che ventenne, già alcune caratteristiche stilistiche che lo renderanno famoso, sopratutto in Halloween.


Captain Voyeur è emerso ufficialmente nel 2011, quando un impiegato archivista della University South of California (dove il regista ha studiato) rinvenne i negativi tra i vecchi lavori degli studenti che hanno frequentato la scuola. L'impiegato, dopo aver verificato l'ottimo stato di salute della pellicola, contattò Carpenter che riconobbe l'opera ufficialmente. 
In Italia, il corto è stato ufficialmente presentato per la prima volta nell'aprile del 2017 all'interno del Festival Fi-PI-Li Horror Festival di Livorno, con introduzione curata dal nostro staff.


martedì 20 agosto 2019

Notebook Interview: due chiacchere con John Carpenter da Hollywood [SECONDA PARTE]



NOTEBOOK: Non ho mai sentito alcun regista affermare che uno de suoi film fosse troppo corto, dopo averlo girato. La leggenda narra che sia lo studio in post-produzione a voler tagliare qualcosa, perché il regista ha allungato troppo il brodo. 

CARPENTER: Beh, a me non capita mai. [ride]. L’ideale per me è: rimanere concise e dolci. Facciamolo camminare questo film, andiamo dritti spediti. 


NOTEBOOK: Questa speditezza la ricerchi sempre in ogni aspetto del tuo lavoro, non solo nel ritmo, ma anche nei dialoghi, negli attori. 

CARPENTER: In tutto. Tutto deve procedure allo stesso ritmo, con la stessa intensità. Gli attori non ci sono molto abituati, è più difficile per loro. 


NOTEBOOK: Non tutti I film sono come La Signora del Venerdì. 

CARPENTER: No, assolutamente. Lo guardi e rimani sempre sbalordito da quanto va veloce. 


NOTEBOOK: Quel film è ambientato interamente in una stanza d’ufficio, ma nonostante ciò riesce ad essere coinvolgente e per niente statico. So che ti tieni molto alla larga da persone come Howard Hawks e Hitchcock, in fatto di ispirazioni. Quando hai iniziato a fare il regista, ti è mai capitato di volerli imitare o di migliorare i loro lavori, facendone una tua versione? 

CARPENTER: Non ne ero sicuro all’inizio. All’University of Southern California vennero a parlare con noi studenti, guardammo alcuni dei loro film, anzi tutti. Avemmo l’occasione di capire molto di loro, chi fossero realmente. Alla scuola di cinema cominciai ad immergermi nell’ambiente. Amavo Hollywood, non mi andava di fare film new wave, in stile francese: volevo semplicemente diventare regista ad Hollywood, per questo studiai tutto dei maestri del cinema, quelli che ce l’hanno fatta semplicemente grazie al loro talento. 

NOTEBOOK: E' importante, per te, che le nuove generazioni ricevano i tuoi stessi insegnamenti? 

CARPENTER: Sai, esito sempre davanti al voler insegnare qualcosa agli altri, perché per imparare qualcosa devi provarlo in prima persona: quello che vuoi fare, di cosa vuol parlare in un film, su cosa ti vuoi concentrare; sono cose che si imparano on l’esperienza. Nessuno può farlo per te. 

NOTEBOOK: Non mi trovo in disaccordo, ma credo che una dei motivi per cui reputo magico il tuo modo di fare cinema sia il fatto di avere sì, qualcosa di personale, ma allo stesso tempo quello di essere pensato per il pubblico. Sono un fan del cinema hardcore/art-house, sai, – la prossima settimana a Fortnight andrò a vedere un film di quattro ore interamente in bianco e nero - 

CARPENTER: —[ride] quattro ore, in bianco e nero? Wow, che coraggio, amico. 


NOTEBOOK: Sarò lì, sarà una figata! Ma nonostante adori questo tipo di cinema, molto di nicchia, ammiro anche un regista come te, che è stato capace di rendere il suo cinema sia personale che adatto ad un pubblico vasto. Credo sia un “matrimonio” piuttosto raro ed inusuale, spesso è solo una delle due cose. Tu invece sei stato capace di fare sia film di nicchia che nessuno a parte te sarebbe disposto a guardare, sia film molto commerciali che quasi non hanno nulla a che vedere con altri tuoi lavori. 
CARPENTER: E' vero. Torno un attimo al discorso di prima, quando ho parlato dei registi che ci vennero a far visita alla U.S.C. Hawks, in particolare. La sua idea era sempre quella di rendere un film interessante e coinvolgente per il pubblico. Hitchcock: lui a volte sperimentava, ma se gli fosse andata male, sarebbe corso ai ripari. Avrebbe ripreso a lavorare su un’idea più commerciale. La cosa scioccante è che quello su cui stavano lavorando era esattamente ciò che facevano studiare a noi all’università, solo ad un livello più avanzato. 

NOTEBOOK: A proposito di Hitchcock e il suo desiderio di compiacere il pubblico, tu sei molto interessato agli effetti sul pubblico causati dai tuoi film. A tal proposito, trovavi utili la pratica dello screening test, far vedere il film in anteprima ad un pubblico ristretto per catturare la loro opinione e le loro impressioni? 

CARPENTER: È una pratica che ti può servire, mi ha aiutato molto in passato; trovavo sempre qualcosa che non mi convinceva al 100%, e il pubblico me lo confermava. Ma a meno che non ti sposti da Los Angeles, è una pratica che il più delle volte è risultata inutile, il film ne risentirà in negativo a Los Angeles, se sottoposti ad uno screening test. La gente lo sa. 


NOTEBOOK: Forse il pubblico è semplicemente troppo esperto e sicuro di sé? 

CARPENTER: Esatto. Lo sanno, a volte pensano di sapere un po’ troppo. Conoscono il film che verrà proiettato, non si impressioneranno per uno screening. Ricordo che all’università un tizio disse una volta “ i nuovi film di Hawks verranno proiettati qui bla bah bla, sarà un’anteprima assoluta”, e io pensai “ ma questo come fa a saperlo?” dovrebbe essere un segreto. Ma non puoi tenere un segreto a Los Angeles, in breve tempo lo verranno a sapere tutti. “andiamolo a dire a tutti, facciamo sentire uno schifo il regista, parliamone online!” [ride]. 


NOTEBOOK: Abbiamo parlato abbastanza in generale, finora. Adesso volevo parlare del tuo film che adoro di più, Starman. Trovo sia un film diretto in un modo piuttosto inusuale, molto emozionale e per questo diverso dai tuoi lavori più classici. È più dolce, più leggero. È una direzione su cui avresti volute spingere di più, durante la tua carriera? 

CARPENTER: Sono contento così, con la carriera che ho avuto. Ma a quell’epoca mi sentivo di fare una commedia romantica, così su due piedi. È una cosa che ho sempre volute fare, da quando un giorno vidi Accadde Una Notte. Mi dissi “quando mi ricapita più di voler fare un film del genere? È questa l’occasione giusta”. È un film di fantascienza, ispirato ad E.T., ma allo stesso tempo l’ho reso romantico. fui molto contento dell’idea. 

NOTEBOOK: E' un film davvero stupendo, ed anche molto divertente. 
CARPENTER: Si, si! È in realtà un film di Jeff Bridges. Lui l’ha reso così bello. Mi è piaciuto un sacco lavorare con Jeff, è un attore fantastico. Sono davvero felice di averlo fatto. Alla fine, è quasi un film per femminucce, amico! 

NOTEBOOK: Non hai mai pensato di lavorare ad una sceneggiatura simile, di stampo romantico? 
CARPENTER: Se mi si presenta l’occasione, perché no. l’unica cosa è che non voglio ammazzarmi di lavoro ultimamente. Mi sto rilassando molto a suonare. 

NOTEBOOK: So che ultimamente stai suonando davvero un sacco, sei anche in tour con tuo figlio. 
CARPENTER: Abbiamo passato momenti bellissimi: stiamo lavorando a dei nuovi album. 

NOTEBOOK: Immagino che girando in tour in questo modo significa incontrare un pubblico totalmente diverso da quello a cui sei abituato. 
CARPENTER: E' strano. È molto meno stressante che fare il regista, hai molta meno pressione addosso! È più facile. 

NOTEBOOK: E' facile anche se devi stare proprio di fronte al tuo pubblico? 
CARPENTER: E' divertente! Ti capita spesso di guardarlo, il pubblico, e di notare qualche bella ragazza [ride]. È divertente suonare con un pubblico di fronte. 

NOTEBOOK: La tua esperienza da musicista live ha cambiato anche il tuo modo di comporre in studio? 
CARPENTER: No, in studio lavoro sempre allo stesso modo. Ma in un certo senso è cambiato il mio modo di lavorare, per altri motivi. Registro tutto in digitale. È diverso, ma divertente. Inoltre, in questo periodo ci sono le finali di NBA e ho l’opportunità di guardate dei match mozzafiato, mio dio! Adoro le partite di basket. 

NOTEBOOK: Sono contento tu abbia parlato di giochi, volevo appunto parlare di videogiochi con te. Sei una delle persone più famose che si è schierato a difesa dei videogiochi, cosa di cui sono molto fiero! 

CARPENTER: Ah, sì. 


NOTEBOOK: A cosa stai giocando ultimamente? 

CARPENTER: Sto uscendo pazzo con Fallout 76. È uscito a novembre, ha avuto problemi con il lancio, un sacco di difetti. Ma adoro la serie Fallout. Sto cercando di finirlo, mi manca una missione, complicatissima. Adoro i videogames, amico! 


NOTEBOOK: Ho letto che giochi molto agli sparatutto in prima persona. 

CARPENTER: Oh, sì. 


NOTEBOOK: Perdonami questo paragone piuttosto ovvio. Ma non posso non pensare che questo tipo di giochi attingano molto ai trucchi da te originati sul set con le carrellate e la Steadicam. 

CARPENTER: Guarda, ho cominciato a giocare ai videogiochi con “Sonic”, che non è affatto uno sparatutto. Hai visto il trailer del live action di Sonic? [ride] 


NOTEBOOK: I videogiochi si ispirano moltissimo ai film, ma nonostante ciò non è vero il contrario: finora nessun film ispirato a dei videogiochi sembra essere mai riuscito a ricreare la stessa atmosfera del gioco, film del genere hanno sempre peccato di poca originalità e creatività. 

CARPENTER: Non ti sembra molto strano? 


NOTEBOOK: Quando giochi a Fallout 76, ti capita mai di trovare qualcosa da poter applicare al tuo modo di fare cinema? 

CARPENTER: Hm, non so. Ma credo di no. è un’esperienza così diversa, con diverse implicazioni. Ma è qualcosa a cui magari penserò in futuro, chissà. 


NOTEBOOK: Il problema è che forse in un videogioco, colui che sta giocando sarà sempre il protagonista, mentre in un film la prospettiva della narrazione può sempre cambiare. 

CARPENTER: Certo, sono totalmente d’accordo. 


NOTEBOOK: Siamo ai saluti. Sono molto contento che presto ti vedremo in Francia, in occasione della consegna del premio alla carriera. In caso ti vedessi sul red carpet, ti farò un saluto con la mano 

CARPENTER: Fallo, ti prego! Dovrai dire: “Ehi, amico, che sta succedendo!” 

Traduzione integrale dell'intervista apparsa su mubi.com/notebook a cura di Vincenzo Fasulo

lunedì 19 agosto 2019

Notebook Interview: due chiacchere con John Carpenter da Hollywood [PRIMA PARTE]



Due chiacchiere con John Carpenter (da Hollywood) 

Il leggendario regista hollywoodiano parla dei film che ha fatto, di quelli che vorrebbe fare, di riprese in esterni e… di videogiochi. 
Lo scorso maggio a Cannes, si è tenuta la “quindici giorni dei registi”, festival parallelo al Festival del cinema di Cannes. John Carpenter è stato premiato con la “carrozza d’oro”, il premio alla sua carriera che prende il nome dall’omonimo classico di Jean Renoir del 1952. La premiazione è stata una grande occasione per parlare con uno dei maestri del suo genere, la cui influenza è stata molto avvertita al Festival in produzioni come First Love di Takashi Miike e The Lighthouse di Robert Eggers. Così come in uno dei revival di uno dei film di Carpenter considerato un flop appena uscì, e che adesso è invece uno dei suoi grandi classici: La Cosa (1982). 
Una settimana prima dei festeggiamenti, parlai a telefono con Carpenter, che si diceva molto soddisfatto del premio che gli sarebbe stato assegnato, e nonostante sembrasse abbastanza soddisfatto della sua carriera alla quale non ha molto da aggiungere, non abbiamo mia avuto il piacere di intraprendere una conversazione amichevole e scherzosa su argomenti come effetti speciali, storyboard, la soddisfazione per uno dei sui grandi classici di fantascienza, Starman, ma anche di videogiochi. 

NOTEBOOK: Qui Daniel Kasman, di MUBI. 
JOHN CARPENTER: John Carpenter, da Hollywood (ride) 


NOTEBOOK: Il festival “quindici giorni dei registi” le sta per conferire la carrozza d’oro, essenzialmente un premio alla sua carriera.
CARPENTER: Piuttosto difficile da immaginare, non è così? È un vero mistero. Perché proprio me?

NOTEBOOK: Credi che qualcuno dei tuoi film o la tua carriera in generale venga considerate in modo diverso all’estero? 
CARPENTER: Non ne ho la più pallida idea, sul serio. Per me è tutto una sorpresa. E questa in particolare, una sorpresa molto piacevole. 


NOTEBOOK: E' opinione comune il fatto che I registi di un determinate genere vengano trattati come intrattenitori negli Stati Uniti, mentre in Francia sono elevate ad “artisti”. 
CARPENTER: Lo so, l’ho visto nel corso degli anni. Intrattenitori addirittura? Interessante, wow. 


NOTEBOOK: Quando presenti i tuoi film in Giappone, in Francia o in Germania, senti che il pubblico reagisce allo stesso modo di quello statunitense, o al contrario noti delle differenze? 
CARPENTER: Mi è difficile dirlo. Non che io abbia mai davvero presentato i miei film da qualche parte. Vengono pubblicati, tutto qui. Non presento nulla. Anzi, sono molto soddisfatto di questo premio che mi è stato conferito proprio perché mi ha portato in un posto nuovo, come regista. 


NOTEBOOK: Il premio che ti è stato assegnato può essere considerate un premio alla carriera, ma spero tuttavia che la tua carriera non sia finita qui. 
CARPENTER: [ride] Non so, vedremo, vedremo. Sono un uomo anziano ormai, non mi va più di correre a destra e sinistra come facevo da ragazzino. 


NOTEBOOK: Beh, però Manoel de Oliviera, uno dei più grandi registi di tutti I tempi, ha fatto film fino all’età di 106 anni. Hai ancora molto tempo davanti a te. 
CARPENTER: 106? Wow, è incredibile


NOTEBOOK: Che tipo di film ti piacerebbe fare, che ancora non hai avuto modo di fare? 
CARPENTER: Mah, non ne ho idea. È più una questione di “dove” vorrei girare il film. Ce ne sono molti che mi piacerebbe fare, ad esempio a Venezia. Sarebbe una figata. È una città stupenda, anche se sarebbe difficile girarci un film horror visto che non c’è nulla di spaventoso lì; oddio… a parte il fatto che è una città che può affondare da un momento all’altro, è l’unica cosa spaventosa di Venezia che mi viene in mente, sarebbe un’ottima storia da raccontare. 


NOTEBOOK: Non è spaventosa Venezia? Che mi dici di A Venezia… un Dicembre rosso shocking, con il suo labirinto di canali? È così crepuscolare… 
CARPENTER: Crepuscolare? Wow. Amico, è impressionante, devo dirlo [ride].


NOTEBOOK: E' interessante il fatto che pensi alla location come primo step per i tuoi film, io sono cresciuto a Marin County, dove hai girato Fog, e da quel momento non ho più visto la costa pacifica allo stesso modo. Che film hai girato a Nicasio, Villaggio dei Dannati? 
CARPENTER: Esattamente. Lassù è il paradiso, senza alcun dubbio. 


NOTEBOOK: Quanto sono importanti per te le riprese esterne? 
CARPENTER: Estremamente importanti. Rappresentano metà strada, se non i tre quarti, della battaglia per far in modo che il tuo pubblico si senta proiettato nel film. È tutto lì. 


NOTEBOOK: Questo tuo modo di vedere il modo di girare le scene è in netta contrapposizione con Hitchcock, che era solito ricreare le scene in studio per renderle perfette. Tu hai trovato il modo di trovare la stessa resa nel mondo reale. 
CARPENTER: Concordo


NOTEBOOK: E' stata una sfida per te girare film come Christine per strada, senza affidarti alla retroproiezione? 
CARPENTER: Non è stato impossibile, è stata una sfida piuttosto divertente.


NOTEBOOK: Le sfide logistiche ti emozionano? 
CARPENTER: Dopo un po’, si. Non rappresentano una grossa percentuale del prodotto finale, ma ne sono una buona parte.


NOTEBOOK: Credi che la tua predilezione per gli effetti “pratici” sia in qualche modo legato al desiderio di divertirti? Sporcarti le mani, in qualche modo. 
CARPENTER: Diciamo che le immagini generate dal computer sono strumenti utili, e niente di più o di meno. Dipende anche da come le usi, perché possono essere anche molto importanti se le usi correttamente. Le puoi rendere realistiche e convincenti al pubblico, ma spesso si incappa nell’errore di usarle troppo. È parte di questo problema è la pigrizia: sei sul set e pensi “lo faremo più tardi” (e alla fine finisci per usare gli effetti al computer). Facciamole adesso invece, e cerchiamo di farle bene, questo è il mio pensiero. Gli effetti speciali reali sono più difficili da ricreare e a volte il risultato che ne esce fuori è tutt’altro che soddisfacente, ma qualche volta ti va bene. 


NOTEBOOK: Allo stesso tempo, nonostante gli effetti reali sembrino invecchiare più velocemente, a volte sono proprio quelli che non invecchiano mai. Perché quello che in realtà fai quando crei un effetto dal vivo è registrar un oggetto, che pur essendo più o meno realistico, sarà sempre quell’oggetto. Con gli effetti speciali, invece, c’è il problema dell’obsolescenza, le tecnologie avanzano e quello che vediamo oggi non è quello che vedevamo dieci anni fa. Quando guardi invece una testa che esplode, proveniente da una statua, la reazione che avrai sarà sempre la stessa. 
CARPENTER: Consideri Star Wars, l’originale, un film valido? 


NOTEBOOK: Quello del 1977 rimane ancora oggi un gran film, a mio avviso, in primis perché ci sono molte riprese originali. Quando sei sul set, ci vai con qualcosa di scritto oppure tieni tutto a mente? 
CARPENTER: Ora ho semplicemente tanta esperienza, ho fatto così tanti film. Quand’ero più giovane, preparavo sempre delle storyboard da seguire: devo assicurarmi che tutto vada per il verso giusto. L’unico motivo per cui ora trovo ancora utili le storyboard è il fatto che ti facilitano nel pianificare i set-up necessari e di quanto tempo hai bisogno. Oggi non le uso più ma è come se le usassi, ormai ho sempre l’impressione di avere dei limiti temporali da rispettare, frutto dell’abitudine. Grazie a dio non devo più usarle! 


NOTEBOOK: Quando invece eri solito usarle, le storyboard, pianificavi il lavoro prima di trovare la location oppure trovavi la location già pronta e dovevi inventarti qualcosa al momento, avendo comunque dei vincoli da rispettare, legati al luogo in cui girare? 
CARPENTER: Preparavo le storyboard sempre prima di trovare una location, il segreto era tutto lì. 


NOTEBOOK: Hai detto che ultimamente lavori in modo più intuitivo che ragionato, credi che i tuoi ultimi lavori abbiano perso qualcosa? 
CARPENTER: Forse è solo questione di pigrizia [ride] 


NOTEBOOK: Ho detto “loose” (perso), non “lazy” (pigro)! [risate]. Ho come l’impressione che le storyboard ti portano ad avere un approccio piuttosto schematico, è tutto già pre-visualizzato, scritto nella pietra: prima si fa A, poi si fa B, e poi C. Se cammini sul set con le idee ben precise, credo che il film ne guadagni in scioltezza. 
CARPENTER: Sicuramente è un metodo che ti offre molteplici possibilità di manovra. Ma una sequenza preparata tramite storyboard resterà sempre una sequenza statica, non ha un ritmo, una sua naturalità. Specialmente se la sequenza è priva di effetti speciali, se vai sul set e cominci a inscenare delle sequenze, con degli attori accomunati solo da una relazione di tipo fisico, ovvero di come sono disposti sul set, ti verranno sicuramente delle idee visive, così all’improvviso, e comincerai a pensare “questa scena sarebbe perfetta girata in questo modo o in quell’altro, sarebbe perfetta.” È un senso di scoperta. Se invece hai già tutto bello e pronto, ti ritrovi annoiato come Hitchcock a fine carriera. Puoi tranquillamente restare seduto in macchina mentre girano sul set. 


NOTEBOOK: Collabori molto da vicino con il tuo staff nel trovare questo tipo di fotografia? Ho notato che mantieni sempre un senso di compattezza nell’arrangiare lo spazio e nell’inquadratura degli attori. 
CARPENTER: Certo, cerco sempre di mantenerlo! Porto un mirino e mi guardo la scena. La guardo dalla posizione in cui andrà poi messa la telecamera. Mantengo una certa sensibilità con qualunque cosa facciamo, con chiunque mi trovi a girare. Adesso è un po' più complicato, nell’era del digitale.


NOTEBOOK: Come mai? 
CARPENTER: Ma guarda, non so spiegartelo! Ancora non ho capito il perché. Ma è tutto diverso. Fanno tutto a computer, “stampano” tutto in digitale, e in questo modo non riesco ad avere delle riprese “privilegiate”. Inoltre, c’è un problema di inquadrature con il digitale: non le puoi bloccare, puoi sempre muoverle di qua e di là. Io ho sempre voluto bloccare le inquadrature, mi era molto più comodo, per questo mi piaceva di più girare prima del digitale, perché almeno le inquadrature rimanevano fisse. Oggi rimane tutto troppo vago fino all’ultimo momento, ma ormai i tempi sono cambiati e dovrò abituarmici. Nessun problema. 


NOTEBOOK: Se i vincoli ti ispirano creatività, un’inquadratura fissa ti obbliga a delle decisioni, ma se la lasci aperta fino alla fine in modo che sai di poterla modificare fino alla post-produzione, allora non saprai mai se quello che stai facendo è quello che realmente vuoi fare. 
CARPENTER: E' esattamente quello che intendo! E' più approssimazione che regia, se lavori in questo modo. 


NOTEBOOK: Una delle cose che adoro del tuo cinema è il fatto di essere privo di schifezze. 
CARPENTER: [ride]. 


NOTEBOOK: Delle tue storie racconti il minimo indispensabile, non ci sono scene eccessive o ripetitive, quando una scena è non ha più nulla da dire, è finita. Per questo I tuoi film non durano più di 90 minuti, spesso e volentieri. Da cosa nasce questo tuo essere così concise? Prepari prima un copione più vasto, per poi tagliare le parti non necessarie, oppure parti semplicemente col filmare lo stretto indispensabile? 
CARPENTER: Beh, è una mia filosofia, molto semplice. Sono dell’idea che un film sia molto più piacevole se non ha una durata eccessiva, se procede abbastanza spedito. Specialmente un film di genere: più va veloce, meglio verrà accolto dal pubblico. Alcuni dei miei film sono persino troppo corti, quando mi lascio prendere troppo dalla frenesia. E in quei casi devo tornare indietro ed aggiungere qualcosa.



Traduzione integrale dell'intervista apparsa su mubi.com/notebook a cura di Vincenzo Fasulo

venerdì 9 agosto 2019

Halloween: partito il pre-order della versione 4K firmata Midnight Factory


E' disponibile su Amazon il pre-order di Halloween - La Notte Delle Streghe, per la prima volta in Italia in edizione 4K a cura della Midnight Factory.
Il capolavoro horror del 1978 girato da John Carpenter, sarà disponibile in due versionI: quella 4K appunto con due blu-ray e libretto da collezione, più una versione da 2 DVD. 
La release sarà disponibile a partire dal 31 ottobre.
Al momento non si conoscono i dettagli tecnici dei dischi cosi come neanche gli extra che saranno inseriti. 

Di seguito la copertina ufficiale.



sabato 3 agosto 2019

4K: il punto della situazione sulle prossime uscite home video dedicate a John Carpenter [PRIMA PARTE]


Nell’era in cui tutto si digitalizza e a fare da padroni sono le piattaforme streaming, è un piacere tornare a parlare di novità e conferme sui nostri cari vecchi supporti fisici, che a dispetto di tutto continuano a rimanere la migliore opzione per visionare opere cinematografiche al massimo della qualità. 

Come avrete letto nei giorni scorsi sulle pagine di questo blog, a Ottobre avremo tra le mani ben cinque film di John Carpenter in formato UltraHD; questi si vanno ad aggiungere a Christine, il primo titolo 4K del Maestro dell’Horror distribuito in Italia l’anno scorso. 
In seguito ai recenti dettagli emersi in rete mi è sembrato opportuno fare un riepilogo di tutte le informazioni, per tirare le somme e capire che tipo di prodotti ci troveremo tra le mani.

I quattro film distribuiti da Eagle Pictures (ovvero 1997: Fuga da New York, Fog, Il Signore del Male, Essi Vivono), saranno venduti in edizione combo blu-ray UltraHD + blu-ray, custodie classiche con slipcase, e una “card numerata”. 
Entrambi i dischi sfoggeranno i trasferimenti realizzati l’anno scorso dall’etichetta francese StudioCanal, cioè le versioni ottenute da scansioni a risoluzione 4K dei negativi originali. Avendo già testato entrambe i formati per ogni film posso affermare che il risultato è eccellente e queste pellicole non si sono mai viste meglio di così. 
Chiaramente chi potrà usufruire dei dischi UltraHD vedrà il pieno potenziale di questi remaster, soprattutto in termini di dettagli e colori, ma le corrispondenti versioni FullHD si difendono bene. 

Sul fronte audio le tracce dovrebbero essere le stesse delle attuali edizioni blu-ray, quindi fortunatamente codifiche non compresse: DTS HD 5.1 inglese e DTS HD 2.0 italiano; a fronte di una maggiore qualità chi vorrà visionare i film in lingua originale dovrà accontentarsi di una traccia remixata (ad esempio in Fuga da New York sono presenti nuovi effetti sonori e brani aggiunti nella colonna sonora), 
In attesa di sapere anche l’entità dei contenuti extra rimane un unico dubbio da appianare: mentre i 4K StudioCanal includono entrambe le tecnologie HDR – HDR10 e il diretto concorrente Dolby Vision – Eagle tramite la sua pagina facebook ha risposto ad alcuni utenti affermando che le nostre edizioni saranno sprovviste di Dolby Vision. 
Cosa comporterà questo? Proverò a spiegarlo nella prossima puntata.


Per ora concludo confermando l’assoluta bontà anche del quinto 4K in arrivo, quello di Halloween, frutto di un trasferimento realizzato per i quarant’anni del film e approvato sia da Carpenter che dal direttore della fotografia Dean Cundey.
Il distributore Koch Media tramite la sua etichetta Midnight Factory proporrà questo cult sia in blu-ray che in UltraHD; essendo il titolo di punta di quest’anno della prestigiosa collana Midnight Classics, possiamo aspettarci packaging e comparto extra di lusso, mentre rimane da capire se il film sarà disponibile anche in edizione singola o solamente in un cofanetto con altri capitoli della saga.
Continuate a seguirci e non perdetevi la seconda parte di questo approfondimento, tra pochi giorni.

giovedì 1 agosto 2019

Eagle Pictures: nuovi dettagli sulle uscite in 4K dedicate a John Carpenter

Come annunciammo esattamente un mese fa su questo blog, la Eagle Pictures rilascerà ad ottobre delle nuove versioni in 4K di quattro grandi classici del cinema di John Carpenter: 1997: Fuga Da New York, Essi Vivono, Il Signore Del Male e Fog, che arrivano per la prima volta sul mercato italiano in UltraHD all'interno della collana 4Kult

Quest'oggi è stata rivelata la data di uscita dei film (16 ottobre) e le copertine ufficiali, con i pre ordini già partiti questa notte su Amazon. Al momento non si hanno ancora dettagli ufficiali sia sulle caratteristiche tecniche di queste release, ne tanto meno sui contenuti extra.





Per le info grazie al gruppo Cinefili & Collezionisti