mercoledì 1 agosto 2018

Perchè adoriamo Fuga Da Los Angeles e non dobbiamo aver paura di ammetterlo


Sto per condividere con voi un pensiero che sicuramente non troverà d’accordo quasi nessuno, ma me ne assumerò le conseguenze: Fuga da Los Angeles è un film di serie B spassoso e divertente, e non ho paura di ammetterlo. 

La terra di nessuno  - Nel 1996 vidi il sequel di “1997 Fuga da New York” a Woodland Hills, California. Ero entusiasta e su di giri. Non ero contrariato nonostante tutto il resto del mondo sembrava avesse fatto uno sforzo enorme nel guardarlo. 
A me piacque comunque. Certo, alcune scene non avevano proprio senso, ma a volte devi semplicemente lasciar perdere e non farci caso. È una tendenza che ho spesso quando guardo film di serie B. 
Il cast è pieno di grandi attori, gli effetti speciali non sono affatto male, considerata l’epoca in cui il film è stato girato, e poi beh, c’è Kurt Russell! Sono cinque i motivi per cui adoro questa pellicola.


1. CameoBisogna riconoscerlo: da un primo sguardo ai titoli di testa potrebbe essere scambiato per un film di Tarantino. Kurt Russell, Steve Buscemi e Pam Grier sono tutti nomi molto familiari. Ma le apparizioni sono il vero punto forte del cast. 
Peter Fonda fa morire dalle risate nella parte di Pipeline, un vecchio surfista che probabilmente si è bruciato il cervello con un trip a base di LSD. I suoi scambi con Snake (Russell) sono esilaranti. È praticamente perfetto per quella parte. 
Poi abbiamo Robert Carradine (La Rivincita dei Nerds) nei panni di Skinhead. Si stenta a credere che un secchione dalle buone maniere abbia saputo intepretare un personaggio così insopportabile. Ma lo ha fatto. Sfidare Plissken non è mai saggio. 
Non posso poi non citare Bruce Campbell, quasi irriconoscibile nella parte del primario di Chirurgia. Questa apparizione è il massimo che egli avesse potuto fare sul grande schermo, evidenziato dal fatto che 22 anni dopo la gente ancora se ne ricorda. La cosa in cui eccelle Campbell è il fatto di far suoi i propri personaggi. 
Ci sarebbe infine Isaac Hayes, anche se IMDb lo elenca come non accreditato/non confermato. Ma l’ho riconosciuto nei panni del custode del campo di Basket. 
È una gran bella soddisfazione riconoscere l’uomo famoso per aver cantato Shaft.


2. ConceptL’idea di creare un mix di generi diversi è audace ma pericolosa, e se fatta male può rivelarsi disastrosa. Ma John Carpenter sa come farlo, anche in modo molto abile. Oltre agli evidenti elementi horror e fantascientifici, sono presenti numerosi omaggi a Clint Eastwood e alla sua interpretazione dell’uomo senza nome, di cui sarei proprio curioso di sapere se Kurt decise coscientemente di farlo, visto che partecipò alla sceneggiatura. 
Al centro di tutto, c’è Snake Plissken, un pistoler in pensione. Un tipo solitario ma leader per natura. Persino la sigaretta che Plissken si accende alla fine del film ci rimanda ai “cigarillos” per cui Eastwood era famoso nei film di Sergio Leone. 
Dalla voce roca e pacata di Russell si può facilmente intuire la sua personalità, che gli farebbe fare la cosa giusta anche a costo della sua stessa vita.


3. Effetti SpecialiDurante i 22 anni successivi alla sua produzione, passi da gigante sono stati fatti nel CGI department (Computer-generated Imagery). trasformare Los Angeles in una terra perduta in mezzo al mare di San Fernando fu una mossa davvero notevole. 
Anche chi non ha mai vissuto nel Golden State, potrà siuramente riconoscere la “Città degli Angeli” dai numerosi ed iconici riferimenti. 
Viene in mente subito Universal Studios. L’aspetto distopico di Hollywood e Beverly Hills in un certo senso mi ha ricordato Blade Runner. 
Il sommergibile che Snake ha usato per navigare nei fondali marini ricorda molto le moto in Tron. Inoltre è stato geniale da parte di Carpenter organizzare un attacco aereo con dei deltaplani. Beverly Hills non è uno dei miei posti preferiti, sarei pronto ad ammetterlo. Ciò nonostante, sembrava davvero terrificante nella cella sotterranea del chirurgo generale. Tutti quegli esperimenti di chirurgia plastica andati storti e tutte quelle protesi necessarie per creare incubi non fecero altro he buttare benzina sul fuoco. Rabbrividisco ancora alla vista di quelle “infermiere”, con le loro labbra strapiene di collagene e la schiuma iniettata nei loro seni.


4. La partita di BasketSi, vi sembrerà un concetto banale ma vi assicuro che c’è dell’originalità anche in questo. Chi avrebbe mai immaginato che una normale partita di Basket si potesse trasformare in una sfida tra gladiatori con in ballo la vita o la morte? Ed è proprio quello che è successo! 
Molte critiche relative al film si riferiscono a questa scena, ma a me è piaciuta. Si dai, la bomba che Russell lancia nel campo per salvarsi la vita è piuttosto irrealistica e probabilmente è stata rivista ciak dopo ciak. Ma Kurt è un personaggio emblematico, quindi è giusto che i suoi dilemmi vengano evidenziati in modo anche esagerato. 
Senza contare Snake che lotta per non restare a corto di energie. Ogni palleggio è doloroso, ogni tiro diventa critico.


5. TecnologiaNon sto parlando degli effetti speciali. Parlo degli aggeggi che usa Snake nel film, alcuni dei quali vengono effettivamente utilizzati nel mondo reale o stanno in fase di sviluppo. 
Gli ologrammi sono realtà ormai. L’esercito sta perfezionando questa tecnologia che utilizzerà per nascondere aeroplani, carrarmati e addirittura soldati. Quindi vedere il Presidente (Cliff Robertson) e il comandante Malloy (Stacy Keach) utilizzare degli ologrammi per questioni di sicureza non è più così futuristico o irrealistico come poteva sembrare qualche anno fa. 
Il generatore di impulsi elettromagnetici che Plissken utilizza per “spegnere” letteralmente la terra alla fine del film è un altro strumento che il nostro Esercito sta sviluppando. Raggi laser che emettono impulsi elettromagnetici capaci di paralizzare I sistemi di bordo e di far praticamente cadere gli aerei. 
Teoricamente non sarebbe così inverosimile utilizzare un’arma del genere in futuro, per scopi vari.


Fuga da Cleveland?
So che Kurt Russell è ormai lontano dalle sue prime apparizioni, dai film d’azione che ormai sono un vago ricordo. Ciò nonostante, c’è stato qualcosa che ha attirato la mia attenzione mentre riguardavo Fuga da Los Angeles l’altro giorno. Il fatto di aver citato Cleveland e che la città dell’Ohio è stata il punto di partenza dello Snake Plissken che abbiamo conosciuto.
Apparentemente, qualcosa di brutto accadde e Hershe Las Palmas (Pam Grier) era coinvolta. Non sono affatto un sostenitore dei prequel, ma non mi dispiacerebbe se uscisse in futuro una “Fuga da Cleveland”.
Il figlio di Russell è praticamente il suo sosia, quindi non avrebbe problemi a reinterpetare un giovane Plissken. Dopo tutto, le “trilogie” vanno di moda. Forse Carpenter ci penserà un giorno, chissà. Potrebbe essere un ottimo “fermalibri” per due classici, divertenti e quasi horror film di fantascienza.

Fonte: 128elm.com
Traduzione di: Vincenzo Fasulo 

3 commenti:

  1. La mia personalissima opinione in merito: Fuga da Los Angeles fa cagare sommamente al ca**o :-) Tanto era seminale e godibile Fuga da New York, tanto è stupido, derivativo e palloso il secondo. Un artigiano come John Carpenter fa solo stronzate, quando ha in mano troppi soldi causa Hollywood. Sempre stato così, con gli artigiani di cinema...

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    1. Mariuccia incompetente, torna all'asilo! Se non capisci Carpenter evita di scrivere, fai piu bella figura! Artigiano, Carpenter un artigiano! Poveri noi...

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  2. La sola scena del chirurgo estetico vale il prezzo del biglietto.

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