martedì 9 gennaio 2018

Dark Star: come John Carpenter influenzò Star Wars e 50 anni di sci-fi


Non è un mistero che negli anni della corsa allo spazio, i film di fantascienza abbiano contribuito ad agitare le menti della città dorata di Hollywood. Era il modo in cui concepivamo il futuro, e forse cercavamo di dimostrare che non tutto ciò che era lucido, brillante e lucente dovesse necessariamente eruttare in una palla di fuoco, od implodere in uno scricchiolio nauseante di acciaio temperato (anche se non era vero affatto).
Nei cinema, film come Conquest of Space, 2001: A Space Odyssey, First Spaceship on Venus, e Journey to the Seventh Planet, mostrarono pezzi di infallibile tecnologia adempiere alle loro perigliose missioni, con precisione... a meno che non si trattasse di un computer psicotico o di un fanatico religioso.

Star Trek stessa contribuì a rinforzare l’ottimismo che gli americani avevano bisogno di provare nei riguardi del programma spaziale NASA, convincendo i contribuenti che i loro miliardi venivano destinati all’esplorazione del cosmo, con delle magnifiche navi spaziali.

Nei ribelli anni 70, mentre il programma Apollo cominciava a perdere l’interesse pubblic, un nuovo tipo di prodotto spaziale fuoriuscì dalle fameliche porte di Hollywood. Un film del 1974 che portò su schermo una nave spaziale vecchia 20 anni, che aveva l’odore e l’aspetto di uno sgabuzzino intergalattico, con tutto lo stock di carta igienica distrutto in un’esplosione, imbottita di dispositivi Thermostellari disobbedienti, con perdite di radiazioni, ed un fastidioso, ridondante alieno, ed una macchina per il cibo che produceva melma al sapore di pollo.

Il film era Dark Star, di regista irrilevante, al suo film d’esordio, John Carpenter, e narrava la mondana missione di un gruppo disfunzionale e disgiunto: la colonizzazione della galassia.

Al contempo parodia di film incredibilmente seri come “2001: Odissea nello Spazio”, ed un ambizioso tentativo di tramutare un film studentesto in un prodotto d’intrattenimento con temi socialmente rilevanti, Dark Star offriva frenesia e noia, a bordo di un fiasco spaziale.


Nessuna battaglia spaziale, nè laser o vuoti dello spazio siderale, solo la triste e solitaria storia di uno sgangherato equipaggio.
Questo esilarante film di Carpenter, prodotto con soli 60.000 dollari, e scritto mentre lui e Dave O’Bannon (poi sceneggiatore di Alien) erano ancora studenti di cinema, ha ottenuto il rango di cult, ed aperto le porte a film cui si sarebbero mostrate situazioni dure e quotidiane, nello spazio, come Star Wars, Alien, Firefly o Balle Spaziali. Dopo Dark Star, i film fantascientifici abbracciarono i rovinati e consunti panni del realismo, piuttosto che dell’ottimistico viaggio nello spazio.

La nave spaziale eponima fu designata dal leggendario artista Ron Cobb (Alien), mentre mangiava dei pancake in un IHOP, mentre O’Bannon si occupò delle miniature. 
Il relitto dell’epoca primordiale degli scifi, la Dark Star, è il primo vascello che sarebbe dovuto essere stato inserito nel museo dell’aria e dello spazio, come un’esempio eccellente di quei tempi più sordidi.

fonte: syfy.com
traduzione a cura di: Francesco Abruscato

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