martedì 11 luglio 2017

Il Signore Del Male: retrospettiva del film più pauroso di Carpenter a (quasi) 30 anni dalla sua uscita


Traduzione integrale dell'articolo apparso su dailydead.com a cura di Francesco Abruscato in esclusiva per "Il Seme Della Follia". Buona lettura.

Trent'anni di male liquido: celebrando "Il signore del male" di John Carpenter

Povero John Carpenter. Come quasi tutti i veri grandi registi horror, i suoi film sono destinati ad essere non capiti nel loro tempo per poi trovare la giusta accoglienza solo diversi anni dopo il fatto che il resto del mondo sia finalmente capace di raggiungere il suo obbiettivo. Non è sempre il caso ovviamente, visto che ha avuto una manciata di successi commerciali; per molti anni, il suo film di successo Halloween fu uno dei più riusciti film indipendenti mai fatti. Fu il raro caso in cui il pubblico era sintonizzato sulla stessa frequenza di quella di Carpenter. Molti dei suoi altri grandi film-e sì, ha fatto molti più grandi film di qualunque altro regista nel settore-impiegarono anni per connettersi con il pubblico. Non date la colpa a Carpenter per questo. Lui è un uomo fuori dal suo tempo. Sono passati trent'anni da quando Carpenter ha fatto "Il Signore del Male", il capitolo mediano nella sua auto descritta "trilogia dell'Apocalisse" (che include "La Cosa " e " Il Seme della Follia") , che solo recentemente è stato rivalutato come un altro dei suoi capolavori. Questo in particolare più di, forse, ogni suo altro film, ha detenuto il titolo del film più sottovalutato ed incompreso di Carpenter per il più lungo periodo di tempo. Perché si è impiegato così tanto per riconoscere al film il rispetto e l'attenzione che degnamente merita? Non saprei dirlo, ad eccezione del fatto che so di essere stato parte del problema. 

Mi piacque il film quando lo vidi la prima volta da bambino, in gran parte per lo spaventoso senso di terrore che comunicava, e per il cameo di Alice Cooper, ma molti dei dialoghi sulla metafisica e la natura del male mi passarono per la testa. Sembrava, al tempo, un film in cui Carpenter (che ha scritto la sceneggiatura sotto il nome fittizio di Martin Quatermass) aveva un mucchio di idee ma nessun senso pratico di come esprimerle visualmente, risultando così un film in cui i personaggi se ne stavano in gran parte in piedi a spiegarsi le cose l'un l'altro. Col passare degli anni è diventato uno dei film di Carpenter a cui sono maggiormente legato, riguardandolo al meno una volta all'anno,se non di più, realizzando alla fine che si trattasse di uno dei miei preferiti dei suoi lavori.



È anche uno dei suoi film più impegnativi. Avendoci già spaventato con uomini neri mascherati, alieni mutaforma e macchine assassine, Carpenter si muove oltre questi mostri corporali per esplorare la vera essenza del male in "Signore del Male". E anche se il male nel film prende una forma fisica-in maggior parte sotto forma di un liquido verde intrappolato in un cilindro, definito incarnazione del Diavolo stesso--gran parte della sceneggiatura di Carpenter è dominata da conversazioni su che tipo di male questo davvero sia e cosa succederebbe se gli fosse permesso di uscire dalla sua prigione e lo si lasciasse infettare il resto del mondo. La maggioranza dei personaggi del film sono scienziati riuniti insieme per studiare la scoperta, ma visti che il personaggio di Donald Pleasence è un prete, da a Carpenter l'opportunità di esplorare le preoccupazioni da un punto di vista sia religioso che secolare. Questa è una novità per il regista, i quali precedenti e successivi lavori tendono ad esprimere una sorta di mancanza di fede nelle istituzioni, nei governi e nell'idea di un disegno più grande, concepito da un potere superiore. Non per questo "Il Signore del Male" è un film particolarmente religioso, né tanto meno un film che ammette la presenza di Dio nonostante si focalizzi nell'esistenza si Satana. È freddo tanto quanto i suoi altri lavori. Voglio dire, c'è una ragione per cui questo film fa parte di quella che definisce la "trilogia dell'Apocalisse". 

Per certi versi "Il Signore del male" funge da mix di tanti elementi che abbiamo ad amare della filmografia di Cartenter. Preannuncia diversi membri della sua compagnia di pseudo repertorio, cominciando da Donald Pleasence da "Halloween" e "Fuga da New York", Victor Wong e Dennis Dun da " Grosso guaio a Chiana Town " , e Peater Jason nella prima di molte collaborazioni con il regista. Questo è, per molti aspetti, un film d'assedio come "Distretto 13", con un gruppo di persone intrappolate in un palazzo mentre un crescente numero di aspiranti attaccanti si riuniscono all'esterno. Esso presenta uno degli espedienti più amati di Carpenter, cioè l'idea che ci sia qualcosa di straniero che prende forma umana e si nasconde in piena vista. Basti pensare alle sue trasposizioni "La cosa", "Essi vivono" e addirittura "Starman" nel quale un alieno giunge sulla terra e prende la forma di un dolce sensibile Jeff Bridges. "Il signore del male" ancora una volta propone un gruppo di personaggi controllati all'interno da una forza esterna--in questo caso, liquido malvagio che si trasferisce da persona a persona, possedendola e convertendola più o meno ad un'estensione di una singola mente alveare, così come abbiamo visti in "Essi vivono" e "La cosa".


Ma non sono gli elementi familiari di Carpenter che rendono "Il signore del Male" uno dei suoi migliori film. È il senso di paura da incubo che coltiva, impostato da una pulsante colonna sonora che ti perseguita, composta, come sempre dallo stesso Carpenter, affiancato da Alan Howarth. Così come molti dei grandi film di Carpenter, le composizioni in widescreen di Gary Kibbe sono atterenti per via del loro uso di spazio negativo--le parti vuote del frame le quali abbiamo paura si riempiranno presto con la vista di terrificante. Il film è sorretto da alcune delle sequenze più spaventose che Carpenter abbia mai inciso su pellicola, come ad esempio l'orribile trasformazione del personaggio di Susan Blanchard mentre dorme (l'inquadratura di lei che si alza dal letto guardando il suo volto sfigurato sarà per sempre impresso nella mia mente). "Il Signore del Male" diventa sempre più spietato con il trascorrere della trama; dopo un inizio più o meno lento e dopo una grande esplosione, la vera pasta per film comincia a farsi sentire. Il 1987 è stato forse l'ultimo vero grande anno per il film di genere nella miglior decade per i suddetti. 

"Il signore del Male" rimane uno tra i suoi migliori dopo addirittura trent'anni--come molti grandi film di Carpenter, è diventato migliore col passare degli anni. Una volta etichettato svogliatamente come "quello con il liquido malvagio", questo film adesso è annoverato tra i suoi capolavori, dalla mano di quello che forse è uno dei migliori registi horror di sempre. Fino a quando l'horror sarà vivo, "La Cosa" sarà il suo migliore, "Fuga da New York" il più figo, "Il Signore del Male" ancora il suo più spaventoso.

1 commento:

  1. Visto al cinema (due volte come tutti i film di Carpenter) all'età di 21 anni. Bello, bellissimo, capolavoro sin dalla prima visione per me!
    A riprova di quanto affermi sia vero (ossia che in molti non lo capirono) ricordo la recensione di Alberto Farina che pur apprezzandolo scrisse che il fim deficitava di suspense. Strabuzzai gli occhi!

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