mercoledì 20 luglio 2016

Waiting Out The Eighties: il disco dei The Coupe De Villes "solo per amici" diventato culto del web


La passione di John Carpenter per la musica rock non è mai stata un segreto e nasce ben prima della realizzazione dei due capitoli musicali Lost Themes I e II, tant'è che nel 1979 dichiarò la sua influenza personale per quel genere, e in fase promozionale per il suo biopic per la TV Elvis - Il Re Del Rock affermò ad un giornalista che «se non fosse stato per Elvis Presley, non sarai mai riuscito a farmi una ragazza». Infatti, fin da adolescente - in parallelo alla sua passione per il cinema - maturò un trasporto per le sette note che lo portò anche a suonare il basso in qualche band collegiale (pensando di riuscire con più facilità ad avvicinare una ragazza), prima di diplomarsi alla scuola di cinema di Los Angeles nel 1974. 

Queste esperienza, sempre per sua stessa ammissione, l'ha portato (anche per esigenze temporali e budget limitati) a scrivere e suonare la colonna sonora del suo primo lungometraggio Dark Star e da li in poi quasi tutte le colonne sonore delle sue pellicole dilatate in oltre 30 anni di carriera, lasciando ai posteri anche qualche gioiello come i temi di Distretto 13, il plagiatissimo giro di tastiera di Halloween - La Notte Delle Streghe ed anche quello di 1997: Fuga Da New York, vere e propri capolavori di musica elettronica tutt'oggi apprezzatissimi da orde di musicisti e fans. 

Dopo aver realizzato su commissione il film Starman, nel 1985 Carpenter in un momento di pausa dalle sue fatiche cinematografiche chiese a Nick Castle (l'originale Michael Myers) e al suo fidato collaboratore Tommy Lee Walllace (poi anche regista - vedi IT) di incidere  - per puro divertimento - un disco a nome The Coupe De Villes, dopo che i tre si esibirono già sul finire degli anni '70 in contesti amichevoli (feste private ecc.ecc.). Il risultato fu ribattezzato - non senza ironia -  Waiting Out The Eighties, che non ebbe mai una vera distribuzione  discografica (fu pensato dal terzetto per essere girato solo ad amici e parenti) ma che nel giro di poco tempo fu messo su CD e distribuito a tutti gli effetti in maniera non ufficiale come bootleg (e tutt'oggi ricercatissimo dai fan del regista, con quotazioni interessanti su discogs.com). 

Dodici canzoni di musica rock senza troppo fronzoli, con echi elettronici e new wave (eravamo comuque nel pieno successo e sviluppo di queste sonorità), suonato senza grandi tecnicismi ma con grande sincerità, dove si avverte tutto il divertimento di chi l'ha composto (la title track, posta in apertura e cantata da Nick Castle, ne è un perfetto esempio) e che alla fine risulta divertente anche per chi l'ascolta. Altro brano emblematico è "1967", che tra drum machine, synth a cascata, chitarre dal retrogusto blues e la voce cavernosa di Carpenter sembrano anticipare di 30 anni le sonorità emerse nei suoi "temi perduti". Ma la vera gemma della raccolta - a parere di chi scrive - è "Hollywood", con le sue tastiere antemiche ed il cantato ritmato e ruffiano sarebbe potuta diventare una smash hits del suo decennio.


Siccome sia Carpenter, Castle che Wallace evidentemente furono soddisfatti del risultato finale, l'anno successivo riformarono la band per incidere la canzone destinata ai titoli di coda di Grosso Guaio A Chinatown (dal titolo omonimo) per la quale realizzarono anche una clip che alterna il terzetto impegnato a suonare in uno studio di registrazione alternato a immagini estratte dal film. Qualche anno fa un benefattore, che evidentemente e tra i pochi fortunati ad avere una copia dell'album, ha caricato tutte le tracce su YouTube, mettendole cosi a disposizione del mondo intero (CLICCA QUI).

Guardando a ritroso quindi, è impensabile non pensare a come Carpenter per le sue ultime fatiche discografiche non abbia riascoltato questi brani, dando sicuramente un tono più cupo e serioso alle due release uscite per la Sacred Bones Records, perchè a conti fatti, pur non essendo niente di epico o trascendentale, Waiting Out The Eighties è un disco che funziona e diverte, trasmettendo anche molta allegria, e non sembra risentire del tutto dell'usura del tempo, spesso ingeroso per prodotti usciti negli anni '80. 
Ascoltare per credere. 



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