venerdì 12 dicembre 2014

Il seme del capolavoro incompreso di John Carpenter [SECONDA PARTE]

Di seguito vi riportiamo la traduzione integrale ed in esclusiva per il blog "Il Seme Della Follia" a cura di Micol Basone dell'articolo apparso sul sito blogs.wsj.com dove John Carpenter e la moglie Sandy King vengono intervistati in merito al film del 1994 Il Seme Della Follia. Buona lettura.



Cosa pensate del film a 20 anni di distanza?
JC: Sono molto, molto orgoglioso del film. Non è stato un grande successo al tempo, e fu incompreso da molta gente, ma ne sono molto fiero. Penso sia uno dei miei migliori film.
SK: I film che fai diventano parte di te. Penso che i film, per noi...quando realizzi un film, si tratta da una parte di arte, e dall'altra di un'esperienza di vita. Sono sempre stata orgogliosa del film. Lo penso sempre quando facciamo il nostro meglio con ciò che abbiamo a disposizione...il pubblico paga sempre i suoi 8 o 10 dollari per andare a vedere Inception o Gravity, quindi si cerca di dare valore ai soldi che spendono. E penso che noi ci siamo riusciti! Penso che la storia regga. E penso che Sam e David Warner e Jurgen siano fantastici. Ne sono contenta.

Ha mai avuto riscontri positivi dei fan sul film?
JC: Una delle cose più belle dell'essere John Carpenter è il parlare con i fan, a cui spesso piacciono film diversi tra i miei. È sempre una sorpresa. E recentemente, negli ultimi anni, Il Seme della Follia è stato spesso nominato. Mi rende felice. Voglio dire, è sempre meglio di essere chiamato pezzo di merda, no?

Pensa che la Scream Factory farà mai un'edizione de Il Seme della Follia come quelle di altri suoi film, come The Fog e Il Signore del Male?
JC: Non lo sappiamo, ma mi piacerebbe che succedesse. Sarebbe molto bello. La Scream Factory è molto brava in queste cose... [Extra?] Non so, interviste con tutti noi prima che moriamo?

Avete nuovi progetti in realizzazione?
JC: Stiamo sviluppando un paio di cose, ma dovete tenere in conto che, per me, è la stagione dell'NBA. Questa è una casa profondamente dedita al basket. Sto lavorando a della musica, sviluppando film e mi sto godendo la vita...sono un grandissimo fan dei Lakers, ma facciamo schifo ultimamente. Non siamo molto bravi...è un peccato. Magari ci rifaremo. Sono sempre speranzoso. La vita non è degna di essere vissuta senza speranza, quindi rimaniamo speranzosi.
SK: A dire il vero, abbiamo quattro TV shows in sviluppo e un film che è in attesa di essere finanziato al momento.

C'è qualche possibilità di vedere un film sul basket di John Carpenter?

JC: No, no! Dio, no!
Come avete creato e concepito la serie di fumetti di Asylum?
JC: Io sono entrato poco dopo che loro avessero già iniziato a lavorare sulla storia. Preferisco lasciare parlare più lei su Asylum. Io sono una sorta di guida spirituale del fumetto. Ciò che voglio dire è che la mia bellissima moglie fa tutto il lavoro, io annuisco e sorrido.
SK: In origine, Thomas [Ian Griffith] è venuto in ufficio con un personaggio interessante che aveva il dono del discernimento, che nella Chiesa Cattolica è l'abilità di riconoscere il vero Male, accoglierlo in se stessi e disinnescarlo. Non avevo mai visto nulla di simile nei film, anche se spesso si vedono gli esorcisti con accanto una persona. Non si sa mai di cosa si tratta. E apparentemente, se un esorcista non riesce a rimandare un demone all'Inferno, e non riesce ad accoglierlo dentro di sé, può metterlo in questa persona, che può potenzialmente dissolvere il demone al suo interno. Queste persone riescono anche a riconoscere la pura innocenza o il vero male. Abbiamo pensato che fosse un personaggio fantastico, cosa potevamo farne? Abbiamo pensato, sai, che avesse grandi possibilità alla Jekyll e Hyde. Era una personaggio che non avevamo mai visto utilizzare. Quindi ne abbiamo parlato a John e abbiamo pensato a farne, magari, una serie tv. Perciò io e Thomas abbiamo lavorato a un pilot, John doveva occuparsi della storia e quel genere di cose. Noi abbiamo creato l'ambientazione e i personaggi e altre cose del genere. Al tempo – si tratta di qualche tempo fa, sono passati dieci anni – tutti pensavano che fosse troppo dark. Perciò lo abbiamo abbandonato per un po'.
Abbiamo ricominciato a lavorarci quando alla tv via cavo iniziavano a dare qualche storia un po' più ineterssante e ho scoperto che, di nuovo, c'era gente interessata ad avere il nome di John e metterlo in primo piano, per poi andare a girare in qualche piccola e assonnata città del North Carolina, il che significava che volevano fare altre serie da qualche altra parte non appoggiandosi alla union. Così mi sono stufata e ho realizzato che non stavano prestando attenzione alla storia. Non avevano in mente Los Angeles – e io odio quando dicono che "la location è uno dei personaggi" – ma nel nostro caso, Los Angeles ha i venti di Santa Ana, e il cielo sembra vada a fuoco durante la stagione degli incendi. E al tempo credevamo fosse importante. Che Los Angeles fosse lì per una ragione. È stato uno di quei giorni in cui abbiamo realizzato il motivo per cui non volevamo produrre film. E durante un meeting, uno degli assistenti ha detto "Beh, non è un fumetto o roba simile". Allora li ho guardati e ho detto "A dire il vero, lo è".


Cosa l'ha portata a creare l'album Lost Themes?
JC: Circa due anni e mezzo, tre anni fa, io e mio figlio – Cody Carpenter e io – avevamo una specie di rituale settimanale. Ci sedevamo a giocare a un videogame, poi scendevamo a prendere il mio Logic Pro, che è un'installazione informatica con suoni elettronici – tastiere etc – e iniziavamo a improvvisare musica. Poi ritornavamo di sopra e continuavamo a giocare. Poi tornavamo giù a fare altra musica. È andata avanti per un po', così abbiamo iniziato a mettere insieme questo...non so come altro definirlo, se non un campionario di colonne sonore. Temi molto dark, inquietanti, misteriose che si collegavano uno con l'altro ed erano corti. Erano come colonne sonore ed evocavano immagini. Abbiamo improvvisato tutto.
Poi mio figlio è andato il Giappone a insegnare inglese agli studenti giapponesi, e io ho assunto un avvocato musicale. L'avvocato mi ha detto "Che cos'hai? Qualcosa di vecchio o di nuovo? Qualcosa?". Gli ho mandato un cd con queste tracce, circa 60 minuti di musica, e ho ricevuto una chiamata circa un mese dopo, che mi diceva che una casa discografica voleva pubblicarle. "Mio Dio!". È successo così. È la musica dei film nella tua testa. Ognuno di noi ha dei film in testa, o l'immagine di un film, o un film che lui stesso sta creando. Vediamo immagini. Perciò, la cosa migliore da fare, è andare in una stanza buia, mettere su il mio disco e semplicemente sedersi e immaginare il proprio film. Io sarò la colonna sonora.

Ha mai pensato a sviluppare un suo videogame?
JC: Mi piacerebbe fare la colonna sonora di un videogame. Mi piacerebbe anche crearne uno. Nessuno me lo ha ancora chiesto.

Qual è l'attuale stato dell'horror nella tv e nei film?
JC: Il genere horror è praticamente rimasto sempre lo stesso fin dall'inizio. I film horror sono nati più o meno quando è nato il cinema. Tra i film più vecchi ci sono molti film horror. Thomas Edison ha fatto una versione di Frankenstein. Una delle cose positive dell'horror è che è molto duraturo. Dura negli anni. Cambia e si adatta ai cambiamenti sociali e al Paese. È uno dei generi più universali, se non il più universale, perchè chiunque al mondo ha paura delle stesse cose. Non ridiamo tutti delle stesse cose, ma una gigantesca creatura che entra nel salotto fa sobbalzare tutti. Non importa di dove tu sia. Perciò, sono molto ottimista riguardo al futuro dell'horror. Al momento stiamo attraversando un periodo sovrannaturale, e si stanno realizzando un sacco di film a budget ridotto in stile 'ritrovamento di materiale', ma va bene. Cambierà appena il prossimo grande film horror sarà pubblicato. Chissà da dove verrà? Dall'alto, dal basso, dal centro...chi lo sa?
SK: Penso che in tutta la storia dell'horror ci siano stati molti pessimi film horror. Un sacco di roba scadente. Ci sono alcune perle che resistono al passare del tempo. C'è l'originale Frankenstein, e poi c'è il Frankenstein di Glenn Strange, che ti fa sbuffare. C'è una sovrabbondanza di scadenti film sui vampiri, e poi c'è World War Z, che penso sia stato l'unico a uscire un po' dal seminato e sia stata l'unica cosa innovativa degli ultimi tempi. Intendo dire, per quanto riguarda i film sugli zombie. Penso che ogni generazione abbia qualcosa di nuovo che la spaventa, oppure che riesamini quello che c'era prima. L'horror è una reazione, non un argomento, perciò penso che sarà sempre con noi.

1 commento:

  1. Scopro solo ora questa bellissima intervista! Oltretutto, Il seme della follia è il film di Carpenter che preferisco da sempre, e sapere che sta vivendo un periodo di rivalutazione mi fa molto piacere

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