sabato 20 dicembre 2014

Ecco perchè amo Dark Star

Traduzione integrale dell'articolo apparso sul sito bfi.org.uk a cura di Micol Basone in esclusiva per il sito "Il Seme Della Follia". Buona lettura 

Ecco perchè amo Dark Star
Prima di Halloween e La Cosa, John Carpenter ha esplorato nuovi generi con la sua delirante commedia spaziale Dark Star. Era la risposta hippie da quattro soldi a Star Trek e 2001, ma invece ha influenzato tutto, da Alien a Sunshine.


I viaggi nello spazio sono stati raramente così comuni, sfrenati o non spettacolari in modo così affascinante come nel film di debutto di John Carpenter, Dark Star (1974). Iniziato nel 1970 come progetto scolastico della USC Film School con Dan O'Bannon come attore, sceneggiatore, editore e quasi tutto il resto, nel 1973 viene scelto dal produttore Jack H. Harris, che finanzia del materiale aggiuntivo per l'uscita nei cinema l'anno successivo.

Ambientato nel futuro, la nave sentinella Dark Star è in missione da 20 anni per individuare e distruggere i "pianeti instabili", per preparare il terreno per l'espansione umana nell'universo. Ma le cose non stanno andando bene.

Man mano che l'agitazione prende possesso della piccola nave in malore, l'equipaggio inizia a crollare. Talby (Dre Pahich) passa il tempo isolato dagli altri nella cupola di osservazione, in comunione con l'universo; Doolittle (Brian Narelle) ha preso controllo della missione con riluttanza e si strugge pensando ai suoi giorni da surfista californiano; Boiler (Cal Kuniholm) ammazza il tempo esercitandosi con i fucili laser e Pinback (O'Bannon) – che non è chi sembra essere – irrita il resto dell'equipaggio con i suoi scherzi e sta rapidamente cedendo.

C'è un alieno bellicoso in attesa, un'arma artificiale intelligente con manie di grandezza nel vano bombe, e un capitano morto (Joe Saunders) che è ibernato, ma ancora in grado di comunicare con l'equipaggio – il suo farneticare confuso è molto d'aiuto. La navicella sta cadendo a pezzi e alcuni incidenti hanno distrutto sia la zona notte che l'intera scorta di carta igienica.

A dire il vero, c'è poca storia in Dark Star (è noto che Carpenter si è riferito al film come a "Aspettando Godot nello spazio"). Invece, è una serie di sketch e vignette molto divertenti, a tratti commoventi, che catturano la monotonia e la solitudine della vita dell'equipaggio a bordo della nave eponima.

Dark Star viene spesso paragonato a 2001: Odissea nello Spazio (Carpenter ha commentato che vede il suo film come l'antitesi del futuro rappresentato da Kubrick, e la locandina descriveva il film con lo slogan "L'Odissea delirante"), ma sorprendentemente viene paragonata meno a Star Trek (1966-69), che può essere considerato il fratello più grande e più rispettabile di Dark Star.

Mentre la visione del futuro di Gene Roddenberry è quella in cui scintillanti dispositivi tecnologici vengono utilizzati da un equipaggio motivato per il miglioramento dell'umanità, la visione di Carpenter e O'Bannon è molto più ostile e più divertente. Il futuro che vedevano era uno in cui le macchine non erano affidabili e la loro manutenzione era affidata a un equipaggio disorganizzato e svogliato, il cui comportamento apatico farebbe orrore al Capitano Kirk. Mentre la missione di Kirk era quella di "trovare nuove forme di vita e nuove civiltà", quella di Doolittle era molto meno nobile. "Non mi interessano tutte quelle cazzate sulle forme di vita intelligenti," dice "voglio solo qualcosa da far esplodere".

Dark Star è la versione controculturale di Star Trek, con la sua navicella in rovina gestita da un equipaggio di hippy, surfisti e pazzi, e non dagli uomini e donne motivati di Starfleet.

La sequenza più amata è quella del sempre più divertente scontro di volontà di Pinback con l'alieno che ha insistito per portare a bordo come mascotte. Lavorando con il budget ridotto di un film studentsco, Carpenter e O'Bannon non potevano permettersi di realizzare un alieno realistico, perciò hanno attaccato dei piedi di plastica ad un pallone gonfiabile da spiaggia, che serviva anche per rappresentare i vari pianeti nel film.

È un'immagine assurda, ma innegabilmente divertente (la creatura cerca di uccidere Pinback facendogli il solletico mentre lui pende precariamente da uno stretto ripiano nella tromba dell'ascensore). Ha anche dato a Dark Star una delle sue "stelle" più durature, insieme alla filosofica Bomba 20, il cui risveglio religioso dà al film il suo memorabile climax.

Le suppliche sempre più disperate di Doolittle alla bomba, affinché non si faccia esplodere mentre è ancora attaccata alla navicella, sono il culmine della comicità del film. Mentre per tutto il film non si era interessato a nulla, se non alla sua tavola da surf andata perduta e al fare musica con la sua armonica creata da una bottiglia (una scena che manca dal più recente director's cut), Doolittle si trova improvvisamente obbligato a fare un'appassionata supplica per la propria vita e viene superato in astuzia dall'eslposivo parlante.

Nelle quattro decadi passate dall'uscita del film, l'influenza di Dark Star è stata evidente in posti più ovvi – Alien (1979) (in cui O'Bannon ha rielaborato l'idea dell'alieno bellicoso che si aggira per gli stretti corridoi di un'astronave sporca), Aliens (1986), Sunshine (2007) – e meno ovvi: la televisione di Red Dwarf e Guida Galattica per gli Autostoppisti di Douglas Adams devono entrambi molto a Dark Star.

Date le sue limitazioni tecniche e finanziarie, il fatto che Dark Star non solo sembra professionale, ma che abbia resistito alla prova del tempo è una notevole testimonianza del già considerevole talento di Carpenter. Rimane divertente, commovente e ridicolo oggi come lo era nel 1974.

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