giovedì 25 dicembre 2014

Il Signore del Male: ecco come John Carpenter ha composto la sua inquietante colonna sonora

Traduzione intregrale dell'articolo apparso su rollingstone.com a cura di Micol Basone in esclusiva per il blog "Il Seme Della Follia" #2014. Buona lettura. 

Il Signore del Male: ecco come John Carpenter ha composto la sua inquietante colonna sonora.
Il regista di Halloween ha 66 anni, ma con la pubblicazione del suo album di debutto, Lost Themes, dice di essere appena all'inizio.


Da Michael Myers, il sinistro killer mascherato di Halloween, a Snake Plissken, l'ostinato veterano diventato detenuto di Fuga da New York, il regista John Carpenter ha elaborato alcuni dei personaggi più memorabili di Hollywood. È anche responsabile di alcune delle colonne sonore più influenti e piene di suspense dopo Bernard Herrmann. Ora, il sessantaseienne sta per pubblicare il suo album di debutto, Lost Themes: 10 vibranti, urgenti tracce strumentali elettroniche con titoli affascinanti come Abyss, Wraith e Vortex, che potrebbero adattarsi benissimo a qualunque dei suoi thriller.

Assolutamente casuale, dice Carpenter a Rolling Stone, Lost Themes si è sviluppato durante l'ultimo paio di anni, nelle pause tra i videogames («Il gioco migliore a cui ho giocato negli ultimi anni è Borderlands 2, ma ora sto giocando a Assassin's Creed: Unity», dichiara), durante le quali cazzeggiava alla postazione audio digitale che la moglie gli ha regalato. È poi stato aiutato da suo figlio Cody Carpenter, della band prog rock dei Ludrium, e dal suo figlioccio, Daniel Davies, che ha scritto le canzoni per I, Frankenstein. «E' stato tutto piuttosto casuale», dice, «qualcuno lo ha spedito alla [casa discografica] Sacred Bones e loro hanno detto 'Facciamone un album'. E ho pensato 'Beh, ottimo!'. Non ci avrei mai pensato.»

Quando Lost Themes uscirà il 3 febbraio, sarà disponibile in una varietà di formati in vinile colorati, e la versione per iTunes includerà alcuni remix a opera di Skinny Puppy's ohGr, Zola Jesus, Foetus' JG Thirlwell e altri. Inoltre, alcuni giorni dopo la pubblicazione, Carpenter sarà l'oggetto di un tributo alla Brooklyn Academy of Music: John Carpenter: Master of Fear, che includerà una serie di proiezioni e una conversazione sulla musica a tu per tu con il regista, il 5 febbraio.
Il regista ha recentemente parlato con Rolling Stone di come sia riuscito a passare dal comporre colonne sonore al fare musica che potesse stare da sola.

Questo è il tuo album di esordio. Perchè lo hai intitolato Lost Themes? La gente potrebbe pensare che siano colonne sonore mai utilizzate.
Beh, quella non è stata una mia idea. Ma pensatela così: sono "tracce perdute" nel senso che diamo una colonna sonora ai film che molte persone hanno nella propria immaginazione.  Il modo perfetto di ascoltarlo sarebbe con una bella ragazza al proprio fianco, ma se non potete farlo, spegnete le luci, mettete su l'album e lasciate che la musica affondi nei film immaginari della vostra mente.

Una volta posato il controller del videogioco, come si inizia una "traccia perduta"?
Inizia con un accordo. Non scrivo la musica. Non leggo musica. È tutto improvvisato. Inizia molto semplicemente con un suono accativante.

Pur non lavorando con un supporto visivo questa volta, la tua musica risulta molto cupa.
Alcuni dei pezzi musicali più belli sono cupi.

Tuo padre era un insegnante di musica. Quanto ha influenzato la tua musica?
Sono cresciuto ascoltando musica. Quando avevo circa otto anni, mio padre mi insegnò a suonare il violino. Fu una decisione infelice, perchè non avevo talento, e quello è davvero lo strumento più difficile da suonare. Ho suonato il violino per qualche anno, poi sono passato alle tastiere e alla chitarra. Ma i film sono stati il mio primo amore.

Cosa pensa tuo padre della tua musica?
Oh, non lo so. È solo contento che io abbia fatto musica. Non ha ancora ascoltato il disco. Beh, ora è sordo. Non so cosa ne penserà.

Hai detto che i film sono stati il tuo primo amore. Perchè hai iniziato a fare anche le colonne sonore?
È iniziata alla scuola di cinema, perchè quando fai un film studentesco non hai soldi. Metti i tuoi amici a recitare e prendi le telecamere. Perciò mi chiedevano di fare le colonne sonore, e per il mio primo film – per cui non avevamo di nuovo soldi per la musica – mi sono occupato io della colonna sonora. Ho iniziato facendo film a budget ridotto, ero economico ed ero veloce. Ero in grado di farla e adattarla al film, e la cosa si è rivelata piuttosto efficace. E così ho semplicemente continuato, umiliandomi, perchè man mano che la mia carriera cinematografica procedeva, le colonne sonore si facevano sempre più complesse e ci voleva più tempo per realizzarle. Il problema è che ti ritrovi a dover lavorare sodo da regista e in più lavorare come compositore. Ho iniziato a odiarlo. Ma il lato positivo era che c'era questo nuovo livello di creatività, un'altra tecnica narrativa che va oltre l'occhio del regista.

Hai detto di essere un ammiratore di compositori come Bernard Herrmann, Ennio Morricone, Dimitri Tiomkin e Hans Zimmer. Cosa ti piace di loro?
Riconosco Bernard Herrmann e Dimitri Tiomkin non appena li ascolto, anche non sapendo se hanno fatto o meno la colonna sonora del film. È incredibile. Di Herrmann mi piacciono le emozioni che trasmette. Basti vedere le colonne sonore di La Donna che Visse Due Volte e di Intrigo Internazionale. Caso chiuso.



Hai collaborato con Ennio Morricone per La Cosa. Come descriveresti l'esperienza?
Lui è fantastico ed è un genio. Non parlava inglese, e io non parlavo italiano, ma parlavamo il linguaggio della musica. [ride] Oddio, è terribile.

Dopo aver sentito le sue idee per la colonna sonora di La Cosa, cosa hai detto?
Ho detto "meno note". Se vedi La Cosa, la colonna sonora finale è il risultato della nostra conversazione: molto semplice, molti sintetizzatori, efficace.

Tornando a Herrmann, hai citato la colonna sonora di Psycho come una delle più grandi influenze per la tua colonna sonora di Halloween.
Non è esatto. Una delle principali influenze per la colonna sonora di Halloween è stata quella che Goblin aveva realizzato per Suspiria.

Credo che anche tuo padre abbia avuto il suo ruolo per la colonna sonora di Halloween.
Beh...per forza di cose. Mio padre mi ha insegnato a suonare il bongo. Mi ha insegnato il tempo a 5/4 quando avevo circa 13 anni. Tutto ciò che ho fatto è stato sedermi al piano, suonare e andare su di un semitono. Ed ecco la colonna sonora di Halloween.

Molto semplice.
Lo deve essere per forza perchè sono io a suonarla. Ho molte limitazioni come musicista.

Talento a parte, la tua musica è sempre stata molto minimalista in generale. Perchè?
Nei thriller e nei film horror cerchi di creare suspense, quel senso di "cosa sta per succedere?". Pensa alla colonna sonora de Lo Squalo. Sono due note. Ti tiene sulle spine.

Di quale colonna sonora vai più fiero?
Vado più fiero delle cose che ho fatto più avanti nella mia carriera, perchè sono un po' più complesse: Grosso Guaio a Chinatown, Il Signore del Male. Penso che quelle siano due belle colonne sonore. All'inizio non sapevo nulla dei sintetizzatori. Ancora oggi non so molte cose, ma sapevo che avevano un suono particolare che mi affascinava. Penso di essermi appassionato ai sintetizzatori quando ho sentito la colonna sonora dei Tangerine Dream per Il Salario della Paura [1977]. E' un film molto sottovalutato con una colonna sonora brillante. Era tutta sintetizzatori. Suonava diversa da qualsiasi cosa avessi mai ascoltato.

Utilizzavi i sintetizzatori anche prima de Il Salario della Paura, però, ad esempio nel tuo film Distretto 13 del 1976. Come è stata realizzata quella?
Ho avuto un giorno per realizzarla. Ecco perchè è così semplice. Dovevo fare in fretta. Ricordo che avevo tre o quattro tracce musicali e le ho spalmate lungo [tutto] il film.

Quando hai iniziato a fare le colonne sonore con le immagini?
Per Fuga da New York. La musica è stata creata così, scena per scena. Il tema principale non è venuto fuori subito. Ci ho lavorato un po' su a casa, con questa progressione e ho cercato di svilupparla.

Una delle cose che distingue Lost Themes dalle tue colonne sonore è l'assenza di quelli che tu chiami "bastoni per il bestiame", quei pungiglioni che accentuano qualcosa di orribile – come Michael Myers che appare con un coltello. È stato liberatorio lavorare senza?
Puoi dirlo forte, amico. Assolutamente sì. È liberatorio perchè non c'entra nulla con i film e la struttura di un film. È tutta musica. La musica è una delle forme di arte pura. Non è inquinata come i film.

Che musica ascolti ultimamente?
Non ascolto molta roba ora. Sono un tipo all'antica – ascolto ancora i Beatles e gli Stones. Per quanto riguarda la musica classica, adoro Bach. È forse il mio compositore preferito, è incredibile quando realizzi che ha composto molti dei suoi pezzi solo per testare gli organi in Europa. Come?!? E' per questo che lo ha fatto? È sbalorditivo. Mi piacciono anche Mahler, Tchaikovsky, e tutti i compositori classici.

Come hanno contribuito tuo figlio e Daniel a Lost Themes?
Purgatory inizia con un pezzo molto bello, inquietante e triste; l'ha composto mio figlio e me l'ha spedito dal Giappone. C'è un sibilo lì, se si ascolta bene, perciò ho cercato di coprirlo con dei sintetizzatori, ma è opera sua. Daniel Davis è il mio figlioccio. È un virtuoso della chitarra, e mio figlio è un virtuoso delle tastiere. È incredibile. Perciò utilizzo il loro talento e me ne prendo il merito. È questo il mio lavoro.

A cosa lavorerai dopo?
Al momento io e mio figlio stiamo componendo un album dark blues.

Cosa è il dark blues?
Beh tutto il blues è essenzialmente dark. Si tratta di blues. Ha queste sfumature un po' rock&roll, ma è tutta roba molto blues. Adoro come gli Stones sono riusciti ad incorporare il blues nella loro musica.

È a questo che paragoneresti il tuo dark blues?
Non suona come nient'altro. È unico. Non so se lo pubblicheremo. Vedremo cosa succede.

Stai lavorando a qualche film?
Sto elaborando alcune cose, ma la mia agenda è molto meno piena ora, perchè sto invecchiando, sai. Le persone vecchie vanno piano. Hollywood è cambiata molto. È molto più difficile fare film, specialmente alla mia età. Hollywood è per i giovani. Lo è sempre stata.

Il tuo amore per i film è ancora forte?
Sì, ma il mio amore per la sveglia alle quattro del mattino non lo è. Quell'amore si spegne negli anni. E ho la mia carriera alle spalle. Sono riuscito a realizzare il sogno di una vita. Sono riuscito a diventare un regista! Ma che cazzo? Non sapevo che avrei dovuto continuare a farlo. Posso farlo quando mi pare.

Parrebbe che tu stia facendo quello che vuoi fare.
Finalmente!

sabato 20 dicembre 2014

Ecco perchè amo Dark Star

Traduzione integrale dell'articolo apparso sul sito bfi.org.uk a cura di Micol Basone in esclusiva per il sito "Il Seme Della Follia". Buona lettura 

Ecco perchè amo Dark Star
Prima di Halloween e La Cosa, John Carpenter ha esplorato nuovi generi con la sua delirante commedia spaziale Dark Star. Era la risposta hippie da quattro soldi a Star Trek e 2001, ma invece ha influenzato tutto, da Alien a Sunshine.


I viaggi nello spazio sono stati raramente così comuni, sfrenati o non spettacolari in modo così affascinante come nel film di debutto di John Carpenter, Dark Star (1974). Iniziato nel 1970 come progetto scolastico della USC Film School con Dan O'Bannon come attore, sceneggiatore, editore e quasi tutto il resto, nel 1973 viene scelto dal produttore Jack H. Harris, che finanzia del materiale aggiuntivo per l'uscita nei cinema l'anno successivo.

Ambientato nel futuro, la nave sentinella Dark Star è in missione da 20 anni per individuare e distruggere i "pianeti instabili", per preparare il terreno per l'espansione umana nell'universo. Ma le cose non stanno andando bene.

Man mano che l'agitazione prende possesso della piccola nave in malore, l'equipaggio inizia a crollare. Talby (Dre Pahich) passa il tempo isolato dagli altri nella cupola di osservazione, in comunione con l'universo; Doolittle (Brian Narelle) ha preso controllo della missione con riluttanza e si strugge pensando ai suoi giorni da surfista californiano; Boiler (Cal Kuniholm) ammazza il tempo esercitandosi con i fucili laser e Pinback (O'Bannon) – che non è chi sembra essere – irrita il resto dell'equipaggio con i suoi scherzi e sta rapidamente cedendo.

C'è un alieno bellicoso in attesa, un'arma artificiale intelligente con manie di grandezza nel vano bombe, e un capitano morto (Joe Saunders) che è ibernato, ma ancora in grado di comunicare con l'equipaggio – il suo farneticare confuso è molto d'aiuto. La navicella sta cadendo a pezzi e alcuni incidenti hanno distrutto sia la zona notte che l'intera scorta di carta igienica.

A dire il vero, c'è poca storia in Dark Star (è noto che Carpenter si è riferito al film come a "Aspettando Godot nello spazio"). Invece, è una serie di sketch e vignette molto divertenti, a tratti commoventi, che catturano la monotonia e la solitudine della vita dell'equipaggio a bordo della nave eponima.

Dark Star viene spesso paragonato a 2001: Odissea nello Spazio (Carpenter ha commentato che vede il suo film come l'antitesi del futuro rappresentato da Kubrick, e la locandina descriveva il film con lo slogan "L'Odissea delirante"), ma sorprendentemente viene paragonata meno a Star Trek (1966-69), che può essere considerato il fratello più grande e più rispettabile di Dark Star.

Mentre la visione del futuro di Gene Roddenberry è quella in cui scintillanti dispositivi tecnologici vengono utilizzati da un equipaggio motivato per il miglioramento dell'umanità, la visione di Carpenter e O'Bannon è molto più ostile e più divertente. Il futuro che vedevano era uno in cui le macchine non erano affidabili e la loro manutenzione era affidata a un equipaggio disorganizzato e svogliato, il cui comportamento apatico farebbe orrore al Capitano Kirk. Mentre la missione di Kirk era quella di "trovare nuove forme di vita e nuove civiltà", quella di Doolittle era molto meno nobile. "Non mi interessano tutte quelle cazzate sulle forme di vita intelligenti," dice "voglio solo qualcosa da far esplodere".

Dark Star è la versione controculturale di Star Trek, con la sua navicella in rovina gestita da un equipaggio di hippy, surfisti e pazzi, e non dagli uomini e donne motivati di Starfleet.

La sequenza più amata è quella del sempre più divertente scontro di volontà di Pinback con l'alieno che ha insistito per portare a bordo come mascotte. Lavorando con il budget ridotto di un film studentsco, Carpenter e O'Bannon non potevano permettersi di realizzare un alieno realistico, perciò hanno attaccato dei piedi di plastica ad un pallone gonfiabile da spiaggia, che serviva anche per rappresentare i vari pianeti nel film.

È un'immagine assurda, ma innegabilmente divertente (la creatura cerca di uccidere Pinback facendogli il solletico mentre lui pende precariamente da uno stretto ripiano nella tromba dell'ascensore). Ha anche dato a Dark Star una delle sue "stelle" più durature, insieme alla filosofica Bomba 20, il cui risveglio religioso dà al film il suo memorabile climax.

Le suppliche sempre più disperate di Doolittle alla bomba, affinché non si faccia esplodere mentre è ancora attaccata alla navicella, sono il culmine della comicità del film. Mentre per tutto il film non si era interessato a nulla, se non alla sua tavola da surf andata perduta e al fare musica con la sua armonica creata da una bottiglia (una scena che manca dal più recente director's cut), Doolittle si trova improvvisamente obbligato a fare un'appassionata supplica per la propria vita e viene superato in astuzia dall'eslposivo parlante.

Nelle quattro decadi passate dall'uscita del film, l'influenza di Dark Star è stata evidente in posti più ovvi – Alien (1979) (in cui O'Bannon ha rielaborato l'idea dell'alieno bellicoso che si aggira per gli stretti corridoi di un'astronave sporca), Aliens (1986), Sunshine (2007) – e meno ovvi: la televisione di Red Dwarf e Guida Galattica per gli Autostoppisti di Douglas Adams devono entrambi molto a Dark Star.

Date le sue limitazioni tecniche e finanziarie, il fatto che Dark Star non solo sembra professionale, ma che abbia resistito alla prova del tempo è una notevole testimonianza del già considerevole talento di Carpenter. Rimane divertente, commovente e ridicolo oggi come lo era nel 1974.

venerdì 19 dicembre 2014

Asylum: per il sito Village Voice è tra i migliori fumetti del 2014


Ennessima soddisfazione in campo fumettistico per John Carpenter: dopo aver visto nel corso del 2014 trasformare due dei suoi film cult in comic book (Big Trouble in Little China ed Escape From New York, entrambi pubblicati dalla BOOM! Studios), il sito villagevoice.com ha inserito Asylum tra i migliori fumetti del 2014. Disegnato da Leonardo Manco e supervisionato dal regista californiano e la moglie Sandy King, questo lavoro di estrazione horror/fantasy ha ricevuto molti consensi di critica e pubblico durante l'anno, ed il sito ha giustificato cosi l'inserimento in questa classifica: Asylum presenta un lavoro di produzione ad alto profilo, con pannelli orizzontali sovrapposti del disegnatore Leonardo Manco ed una forte estrazione cinematografica per questa storia di sanguinosa diavoleria nella Città degli Angeli. Una battaglia di un detective dalla testa calda ed un sacerdote contro delle creature che stanno mandando a rotoli il mondo.

mercoledì 17 dicembre 2014

Lost Themes: guarda alcune foto di John Carpenter, il figlio Cody e Daniel Davies dallo studio di registrazione


La pagina Facebook John Carpenter - The Master of Horror ha pubblicato una galleria fotografica a cura di Sophie Gransard che ha colto alcuni attimi delle sessioni di registrazioni di quello che è il nuovo e primo album musicale di John Carpenter: Lost Themes. Gli scatti ritraggono il regista californiano mentre si trova alle tastiere con il figlio Cody e il collaboratore Daniel Davies impegnati nell'esecuzioni dei brani. 
Ricordiamo che Lost Themes uscirà il 3 febbraio 2015 per la Sacred Bones Records in vari formati: download digitale, CD e CD Deluxe Edition, vinile e vinile deluxe edition.

martedì 16 dicembre 2014

Lost Themes: la Sacred Bones distribuirà anche una versione deluxe edition con vari remix del primo album solista di John Carpenter


Il sito factmag.com riporta che il primo album solista del regista John Carpenter dal titolo Lost Themes, sarà disponibile anche in una versione deluxe edition con sei bonus track. Le canzoni aggiuntive saranno remix dei brani in tracklist a cura di alcuni dei più importanti DJ statunitensi, tra la quale spiccano Silent Servant, Blank Mass e Bill Kouligas. Il disco uscirà - come la sua controparte originale - il 3 febbraio 2015 per la Sacred Bones Records. Di seguito la tracklist di questa edizione deluxe di Lost Themes:

01. Vortex
02. Obsidian 
03. Fallen 
04. Domain 
05. Mystery 
06. Abyss 
07. Wraith 
08. Purgatory 
09. Night 
10. Night (Zola Jesus & Dean Hurley remix) 
11. Wraith (ohGr remix) 
12. Vortex (Silent Servant Remix) 
13. Fallen (Blanck Mass Remix) 
14. Abyss (JG Thirlwell Remix) 
15. Fallen (Bill Kouligas Remix)

lunedì 15 dicembre 2014

Elvis Il Re Del Rock: 10 cose che potresti non sapere sull'enigmatico (per noi italiani) film di John Carpenter del 1979

Se in America Elvis - Il Re Del Rock è il film che fece conoscere anche al pubblico televisivo il talento di John Carpenter prima che conquistasse critica e fan col successo a rilento di Halloween, in Italia questo biopic dedicato alla più grande rockstar americana di tutti i tempi è una sorta di caso, oggetto di culto e di grande discussione per tutti i fans nostrani del regista californiano. E' per questo che di seguito vi elenchiamo 10 cose che potreste non sapere su questa pellicola. 


- Il film fu girato nel 1978 da Carpenter poco dopo la realizzazione del suo classico slasher Halloween con un budget medio/basso finanziato dall’emittente televisiva ABC, e doveva durare in origine circa 3 ore per essere trasmesso (presumibilmente, visto i tempi televisivi) nell’arco di due serate. Carpenter all’epoca non aveva ancora goduto a pieno del successo della pellicola dedicata a Michael Myers ed era considerato ancora una giovane promessa negli Stati Uniti.

- In fase promozionale al film, il regista dichiarò: «Non sarei mai riuscito a farmi una ragazza se non ci fosse stato Elvis, ne sono certo»

- Il film fu trasmesso per la prima volta dalla ABC nel febbraio del 1979 con una durata di 157 minuti, registrando uno share altissimo e inaspettato, perfino superiore al film Via Col Vento.

- Dato il successo dovuto dal passaggio televisivo, il film fu in seguito distribuito nelle sale americane, ma con un minutaggio ridotto a 119 minuti.

- In Italia, da i dati che abbiamo potuto raccogliere (c'è molta confusione e discordanza su forum, blog e social network), il film venne passato per breve tempo nei cinema per poi essere distribuito in VHS. Sembrano anche rari i passaggi televisivi nel nostro paese, pressochè nulli dagli inizi degli anni '90.

- Non esiste una versione DVD o Blu-ray del film per il mercato nostrano, ed anche quelle per il mercato anglofono non hanno ne audio ne sottotitoli in italiano. Per il mercato francese invece, esiste un’edizione deluxe in DVD con una serie di dischi bonus (reperibile anche presso lo store di amazon italia).

- Il regista fa anche un brevissimo cameo durante il film: è l'uomo che fuma una sigaretta al tavolo da gioco dell'albergo di Las Vegas dove alloggia Elvis all'inizio della pellicola.

- Nel film recita anche l’attrice Season Hubley, nel ruolo di Priscilla Presley, dove conobbe quello che poi sarà suo marito: Kurt Russell. I due sono stati spostati dal 1979 al 1983.

- Il cantante country Ronnie McDowell ha prestato la sua voce per molti dei motivi cantati da Kurt Russell; McDowell per la colonna sonora del film registrò 36 canzoni ma nella pelliccola ne furono utilizzate solo 25. 

- Secondo rumors mai ufficialmente confermati, Priscilla Presley fu pagata 50.000 dollari dalla produzione per supervisionare le riprese e dare consigli a cast e regista per rendere il biopic più vicino alla realtà possibile.

locandina per la distribuzione italiana del film

Grosso Guaio A Chinatown: da febbraio disponibili delle action figure in stile manga


Saranno disponibili da febbraio a cura della Funko per la linea Pop!Movies delle action figure in stile manga del cult film di John Carpenter del 1986 Grosso Guaio A Chinatown, al prezzo di poco inferiore ai 10 dollari. I pupazzetti disponibili, oltre chiaramente a quello di Jack Burton saranno: Lo Pan, Gracie Law, Thunder, Rain e Lightining. Potete consultare questa pagina per avere maggiori informazioni sul prodotto. 

sabato 13 dicembre 2014

Simon Delart: l'artista francese dedica un lavoro di design a quattro dei più celebri film di John Carpenter



Il sito posterposse.com mostra il lavoro dell'artista parigino Simon Delart - graphic designer influenzato dalla cultura pop -  alla quale sono state commissionate alcune tavole dedicate a quattro dei film più celebri di John Carpenter: La Cosa, Fuga Da New York, Essi Vivono e Il Signore Del Male. Delart in merito a questo lavoro ha dichiarato al portale:
«Un cliente mi ha chiesto di fare alcune tavole in A4 ed una in A3 dedicate a quattro film di John Carpenter. Prima che mi fosse stato chiesto di lavorare a questo progetto non avevo mai visto quelle pellicole e per me è stato un piacere farlo. Cosi ho trovato gli elementi che meglio rappresentano l'universo di ogni singolo film. Ho avuto una grande ispirazione nel lavorare a ciascuna di queste figure; chi mi ha commissionato questa cosa ha voluto avere una visuale che vincolasse un disegno dall'altro. Il colore arancione che viene dalla lanterna ad esempio, illumina anche le altre illustrazioni.»

venerdì 12 dicembre 2014

Il seme del capolavoro incompreso di John Carpenter [SECONDA PARTE]

Di seguito vi riportiamo la traduzione integrale ed in esclusiva per il blog "Il Seme Della Follia" a cura di Micol Basone dell'articolo apparso sul sito blogs.wsj.com dove John Carpenter e la moglie Sandy King vengono intervistati in merito al film del 1994 Il Seme Della Follia. Buona lettura.



Cosa pensate del film a 20 anni di distanza?
JC: Sono molto, molto orgoglioso del film. Non è stato un grande successo al tempo, e fu incompreso da molta gente, ma ne sono molto fiero. Penso sia uno dei miei migliori film.
SK: I film che fai diventano parte di te. Penso che i film, per noi...quando realizzi un film, si tratta da una parte di arte, e dall'altra di un'esperienza di vita. Sono sempre stata orgogliosa del film. Lo penso sempre quando facciamo il nostro meglio con ciò che abbiamo a disposizione...il pubblico paga sempre i suoi 8 o 10 dollari per andare a vedere Inception o Gravity, quindi si cerca di dare valore ai soldi che spendono. E penso che noi ci siamo riusciti! Penso che la storia regga. E penso che Sam e David Warner e Jurgen siano fantastici. Ne sono contenta.

Ha mai avuto riscontri positivi dei fan sul film?
JC: Una delle cose più belle dell'essere John Carpenter è il parlare con i fan, a cui spesso piacciono film diversi tra i miei. È sempre una sorpresa. E recentemente, negli ultimi anni, Il Seme della Follia è stato spesso nominato. Mi rende felice. Voglio dire, è sempre meglio di essere chiamato pezzo di merda, no?

Pensa che la Scream Factory farà mai un'edizione de Il Seme della Follia come quelle di altri suoi film, come The Fog e Il Signore del Male?
JC: Non lo sappiamo, ma mi piacerebbe che succedesse. Sarebbe molto bello. La Scream Factory è molto brava in queste cose... [Extra?] Non so, interviste con tutti noi prima che moriamo?

Avete nuovi progetti in realizzazione?
JC: Stiamo sviluppando un paio di cose, ma dovete tenere in conto che, per me, è la stagione dell'NBA. Questa è una casa profondamente dedita al basket. Sto lavorando a della musica, sviluppando film e mi sto godendo la vita...sono un grandissimo fan dei Lakers, ma facciamo schifo ultimamente. Non siamo molto bravi...è un peccato. Magari ci rifaremo. Sono sempre speranzoso. La vita non è degna di essere vissuta senza speranza, quindi rimaniamo speranzosi.
SK: A dire il vero, abbiamo quattro TV shows in sviluppo e un film che è in attesa di essere finanziato al momento.

C'è qualche possibilità di vedere un film sul basket di John Carpenter?

JC: No, no! Dio, no!
Come avete creato e concepito la serie di fumetti di Asylum?
JC: Io sono entrato poco dopo che loro avessero già iniziato a lavorare sulla storia. Preferisco lasciare parlare più lei su Asylum. Io sono una sorta di guida spirituale del fumetto. Ciò che voglio dire è che la mia bellissima moglie fa tutto il lavoro, io annuisco e sorrido.
SK: In origine, Thomas [Ian Griffith] è venuto in ufficio con un personaggio interessante che aveva il dono del discernimento, che nella Chiesa Cattolica è l'abilità di riconoscere il vero Male, accoglierlo in se stessi e disinnescarlo. Non avevo mai visto nulla di simile nei film, anche se spesso si vedono gli esorcisti con accanto una persona. Non si sa mai di cosa si tratta. E apparentemente, se un esorcista non riesce a rimandare un demone all'Inferno, e non riesce ad accoglierlo dentro di sé, può metterlo in questa persona, che può potenzialmente dissolvere il demone al suo interno. Queste persone riescono anche a riconoscere la pura innocenza o il vero male. Abbiamo pensato che fosse un personaggio fantastico, cosa potevamo farne? Abbiamo pensato, sai, che avesse grandi possibilità alla Jekyll e Hyde. Era una personaggio che non avevamo mai visto utilizzare. Quindi ne abbiamo parlato a John e abbiamo pensato a farne, magari, una serie tv. Perciò io e Thomas abbiamo lavorato a un pilot, John doveva occuparsi della storia e quel genere di cose. Noi abbiamo creato l'ambientazione e i personaggi e altre cose del genere. Al tempo – si tratta di qualche tempo fa, sono passati dieci anni – tutti pensavano che fosse troppo dark. Perciò lo abbiamo abbandonato per un po'.
Abbiamo ricominciato a lavorarci quando alla tv via cavo iniziavano a dare qualche storia un po' più ineterssante e ho scoperto che, di nuovo, c'era gente interessata ad avere il nome di John e metterlo in primo piano, per poi andare a girare in qualche piccola e assonnata città del North Carolina, il che significava che volevano fare altre serie da qualche altra parte non appoggiandosi alla union. Così mi sono stufata e ho realizzato che non stavano prestando attenzione alla storia. Non avevano in mente Los Angeles – e io odio quando dicono che "la location è uno dei personaggi" – ma nel nostro caso, Los Angeles ha i venti di Santa Ana, e il cielo sembra vada a fuoco durante la stagione degli incendi. E al tempo credevamo fosse importante. Che Los Angeles fosse lì per una ragione. È stato uno di quei giorni in cui abbiamo realizzato il motivo per cui non volevamo produrre film. E durante un meeting, uno degli assistenti ha detto "Beh, non è un fumetto o roba simile". Allora li ho guardati e ho detto "A dire il vero, lo è".


Cosa l'ha portata a creare l'album Lost Themes?
JC: Circa due anni e mezzo, tre anni fa, io e mio figlio – Cody Carpenter e io – avevamo una specie di rituale settimanale. Ci sedevamo a giocare a un videogame, poi scendevamo a prendere il mio Logic Pro, che è un'installazione informatica con suoni elettronici – tastiere etc – e iniziavamo a improvvisare musica. Poi ritornavamo di sopra e continuavamo a giocare. Poi tornavamo giù a fare altra musica. È andata avanti per un po', così abbiamo iniziato a mettere insieme questo...non so come altro definirlo, se non un campionario di colonne sonore. Temi molto dark, inquietanti, misteriose che si collegavano uno con l'altro ed erano corti. Erano come colonne sonore ed evocavano immagini. Abbiamo improvvisato tutto.
Poi mio figlio è andato il Giappone a insegnare inglese agli studenti giapponesi, e io ho assunto un avvocato musicale. L'avvocato mi ha detto "Che cos'hai? Qualcosa di vecchio o di nuovo? Qualcosa?". Gli ho mandato un cd con queste tracce, circa 60 minuti di musica, e ho ricevuto una chiamata circa un mese dopo, che mi diceva che una casa discografica voleva pubblicarle. "Mio Dio!". È successo così. È la musica dei film nella tua testa. Ognuno di noi ha dei film in testa, o l'immagine di un film, o un film che lui stesso sta creando. Vediamo immagini. Perciò, la cosa migliore da fare, è andare in una stanza buia, mettere su il mio disco e semplicemente sedersi e immaginare il proprio film. Io sarò la colonna sonora.

Ha mai pensato a sviluppare un suo videogame?
JC: Mi piacerebbe fare la colonna sonora di un videogame. Mi piacerebbe anche crearne uno. Nessuno me lo ha ancora chiesto.

Qual è l'attuale stato dell'horror nella tv e nei film?
JC: Il genere horror è praticamente rimasto sempre lo stesso fin dall'inizio. I film horror sono nati più o meno quando è nato il cinema. Tra i film più vecchi ci sono molti film horror. Thomas Edison ha fatto una versione di Frankenstein. Una delle cose positive dell'horror è che è molto duraturo. Dura negli anni. Cambia e si adatta ai cambiamenti sociali e al Paese. È uno dei generi più universali, se non il più universale, perchè chiunque al mondo ha paura delle stesse cose. Non ridiamo tutti delle stesse cose, ma una gigantesca creatura che entra nel salotto fa sobbalzare tutti. Non importa di dove tu sia. Perciò, sono molto ottimista riguardo al futuro dell'horror. Al momento stiamo attraversando un periodo sovrannaturale, e si stanno realizzando un sacco di film a budget ridotto in stile 'ritrovamento di materiale', ma va bene. Cambierà appena il prossimo grande film horror sarà pubblicato. Chissà da dove verrà? Dall'alto, dal basso, dal centro...chi lo sa?
SK: Penso che in tutta la storia dell'horror ci siano stati molti pessimi film horror. Un sacco di roba scadente. Ci sono alcune perle che resistono al passare del tempo. C'è l'originale Frankenstein, e poi c'è il Frankenstein di Glenn Strange, che ti fa sbuffare. C'è una sovrabbondanza di scadenti film sui vampiri, e poi c'è World War Z, che penso sia stato l'unico a uscire un po' dal seminato e sia stata l'unica cosa innovativa degli ultimi tempi. Intendo dire, per quanto riguarda i film sugli zombie. Penso che ogni generazione abbia qualcosa di nuovo che la spaventa, oppure che riesamini quello che c'era prima. L'horror è una reazione, non un argomento, perciò penso che sarà sempre con noi.

giovedì 11 dicembre 2014

Il seme del capolavoro incompreso di John Carpenter [PRIMA PARTE]

Di seguito vi riportiamo la traduzione integrale ed in esclusiva per il blog "Il Seme Della Follia" a cura di Micol Basone dell'articolo apparso sul sito blogs.wsj.com dove John Carpenter e la moglie Sandy King vengono intervistati in merito al film del 1994 Il Seme Della Follia. Buona lettura.


Il Seme del capolavoro incompreso di John Carpenter

Guardi Sutter Cane?
Le cifre dicono di no – il 47% di "rotten" rating su Rotten Tomatoes e sono 8,9 milioni di dollari al botteghino durante le tre settimane di permanenza nei cinema degli Stati Uniti – ma 20 anni dopo, è evidente che Il Seme della Follia di John Carpenter sia uno dei capolavori del leggendario regista dell'horror. Come per altre ora adorate gemme di Carpenter come La Cosa, Essi Vivono e Grosso Guaio a Chinatown, la reputazione di Il Seme della Follia è cresciuta tra i fan dei film cult e dell'horror nei 20 anni dalla sua uscita nei cinema. Il film – che fu prodotto con un budget di 8 milioni di dollari, secondo Box Office Mojo – ha fatto il suo debutto in Blu-ray l'anno scorso, dando sfoggio a una nuova trasposizione in alta definizione, ma i fan hanno reclamato alla Scream Factory un trattamento deluxe, come quello riservato a film come The Fog e Il Signore del Male.

Il Seme della Follia racconta la tortuosa, metaromanzata storia di uno scrittore di best seller horror di nome Sutter Cane (Jurgen Prochnow), che è più famoso di Stephen King, ma scompare proprio quando il suo attesissimo nuovo best seller – anch'esso intitolato Il Seme della Follia – sta per uscire. I lettori di Cane – incluso il suo agente, che assomiglia molto al proprietario degli LA Clippers ed ex direttore esecutivo Microsoft Steve Ballmer – stanno letteralmente impazzendo nell'attesa del nuovo libro. La casa editrice, diretta da Jackson Harglow (Charlton Heston), tiene molto agli incassi, perciò manda l'investigatore John Trent (Sam Neill) e la redattrice Linda Styles (Julie Carmen) sulle tracce dell'enigmatico autore, nel suo oscuro rifugio nel New England. Presto, diventa chiaro a Trent e Styles che la realtà non è come appare. La battuta del film – "Vissuto qualche bel libro ultimamente?" - dovrebbe essere un indizio dell'orrore in serbo per i nostri protagonisti. È una corsa disgustosa e terrificante, ma è anche abbastanza divertente, grazie in gran parte alla performance sempre più delirante di Neill.

Speakeasy ha parlato con Carpenter e la produttrice Sandy King, che è anche la moglie di Carpenter, riguardo alla realizzazione de Il Seme della Follia, al lascito del film e alle difficoltà del rapportarsi con lo studio New Line Cinema a quel tempo. Abbiamo anche accennato alla serie di fumetti horror della King, al prossimo album musicale di Carpenter e allo spettacolo horror ambulante che è l'attuale incarnazione dei LA Lakers. Di seguito trovate una trascrizione delle interviste, che sono state realizzate una dopo l'altra.

SE - Per quale motivo Il Seme della Follia uscì prima in Italia rispetto agli Stati Uniti?
John Carpenter: Non ne ho idea. La gente non mi dice nulla... C'era qualcos'altro che doveva uscire. Non lo so. Quella era la New Line ai bei vecchi tempi di Bob Shaye [nota: Shaye è il fondatore ed ex direttore esecutivo della New Line] Non conoscevo le sue decisioni. Mi aveva detto qualcosa tipo: c'è un altro prodotto sul mercato e non vogliamo concorrere con quello. Qualcosa del genere. Non so cosa significasse, ma l'hanno pubblicato quando l'hanno pubblicato.
Sandy King: Non ne ho la più pallida idea. Bob Shaye era una persona interessante con cui rapportarsi. Immagino che qualcuno l'abbia pagato di più per essere pubblicato prima. Penso avesse la sua personale politica interna al tempo, e aveva poco a che fare con noi o il film. Una volta realizzato e consegnato, nonostante quello che dice il contratto, chi ne è proprietario ne fa quello che vuole. Perciò tu ti metti in disparte e pensi "Oh, questo è interessante.". Il vantaggio è che abbiamo avuto una locandina molto bella. Si trattava di questo. Inoltre...penso che gli europei, sinceramente, fossero più interessati al tipo di film che giravamo all'epoca. Erano grandi fan di alcuni dei film più astratti che stanno diventando popolari ora, come Il signore del Male e Il Seme della Follia. Sembra che a loro piaccia di più quando si gioca con le loro menti.

Come è stato concepito Il Seme della Follia?
JC: E' stato un incarico. Era una sceneggiatura scritta da Mike De Luca, che era a capo della New Line al tempo. Avevo letto la sceneggiatura e avevo pensato 'Beh, questa è una cosa alla H.P. Lovecraft'. È anche un omaggio ai vecchi film di fantascienza, Stephen King e tutti i generi horror messi insieme. Ho pensato 'Beh, può essere divertente'. Potrebbe essere divertente essere completamente diversi. Non avevo ancora visto un film alla H.P. Lovecraft fatto bene. Neanche uno.

Perchè considera il film come il terzo elemento della sua Trilogia dell'Apocalisse, che include anche La Cosa e Il Signore del Male?
JC: Come Trilogia dell'Apocalisse, questi tre film trattano tutti, in una maniera o nell'altra, della fine delle cose, la fine di tutto, del mondo che conosciamo, ma in modi diversi. La Cosa attraverso la fantascienza, con questa creatura che avrebbe imitato se stessa e conquistato il mondo. Il Signore del Male in una maniera differente. E poi, Il Seme della Follia, in cui, in pratica, una realtà alternativa prende il sopravvento. Ognuna di questi è in qualche maniera un film apocalittico, ma con approcci del tutto diversi. Sono un fan di H.P. Lovecraft fin da bambino. Mio padre mi comprò un libro, Great Tales of Terror and the Supernatural. Era uno di quei libri della Penguin, uno di quelli grandi e spessi, e aveva tutti i tipi di autori: M.R. James, Edgar Allan Poe e H.P. Lovecraft. Quindi ho letto alcuni dei suoi racconti ed erano davvero spaventosi. Oh! Wow!


Come avete lavorato per portare il film dalla sceneggiatura allo schermo?
JC: Parte del processo di realizzazione di un film sta nel trovare un accordo sul budget con cui realizzarlo. Inizialmente, avevo pensato ad una cifra un po' più alta...che ha detto Bob Shaye? Ha detto: 'Pensa a Magritte, il pittore'. Ma Magritte costava un sacco di soldi, quindi abbiamo realizzato una versione della storia con un budget più basso. Molte cose sono rimaste sottintese. Si vedono molti mostri sullo schermo, ma molte cose sono rimaste implicite. Questo è stato un grande cambiamento, e l'abbiamo fatto solo per il budget. Sai, a me piaceva molto la sceneggiatura. Pensavo fosse molto divertente.
SK: La più grande sfida è stata quella di capire quale cifra la New Line fosse disposta a pagare. Si stabiliva un budget, ma poco dopo cambiavano idea e volevano ridurre il budget o girare le scene in un luogo differente. Penso che la cosa più difficile fosse avere a che fare con la natura volubile della compagnia a quel tempo. Come produttore, il tuo lavoro è sempre lo stesso: essere al servizio dell'idea e renderla il più semplice possibile per semplificare il lavoro ai vari dipartimenti e attenersi al budget e alle tempistiche stabilite. Perciò, non vuoi fare il tirchio per poi ritrovarti a dover spendere il doppio. Vuoi essere di supporto a tutti gli adetti ai lavori che trasformano l'idea in film.

Ci sono esempi specifici di come i problemi esterni sul budget abbiano influenzato i lavori?
SK: No, perchè il mio lavoro è quello di proteggere la produzione da questi problemi. Il mio compito è quello di stabilire con precisione tutto con i finanziatori, stabilire un budget e collaborare con i vari dipartimenti in modo che la produzione fili liscia. Questo tipo di problematiche non dovrebbero mai arrivare sul set o fino agli addetti ai lavori. Loro fanno il loro lavoro e devono essere messi in condizione di portarlo a termine serenamente. Tutto ciò non deve mai influenzarli. Abbiamo avuto una specie di supervisore fastidiosa, ma non è durata molto. Un'altra cosa che facevamo molto bene, avevamo un responsabile lì [in Canada, dove è stato girato il film] che era bravissimo con il tasso di cambio. Riuscivamo, cambiando conto corrente di giorno in giorno etc., a risparmiare un centinaio di dollari extra, facendo attenzione ai tassi di cambio e cambiando i conti correnti, e questo ha aiutato il bilancio. E direi che quella è l'unica cosa su cui potevamo giocare un po' per cercare di tenere il saldo del conto corrente alto. Erano cose a cui lo studio non era abituato. Voglio dire, essenzialmente la cosa ha giovato sia allo studio che alla produzione, perchè spendendo meno riuscivamo a fare di più sul set...filmando in Canada, siamo riusciti a mantenere la union production perchè il Canada faceva parte dell'unione. Perciò, invece di fare una runaway production – al tempo la New Line non faceva molte union productions – in questa maniera siamo riusciti a mantenere i nostri responsabili.

C'è qualcosa di John Carpenter in Sutter Cane?
JC: Certo. C'è sempre qualcosa di John Carpenter, ma cerco di non mettermi mai troppo in mostra. Ma certo, certo.
SK: (ride) Non credo che sia così manipolatore. Penso che Sutter Cane abbia una sfumatura di crudeltà, e non penso che John Carpenter ce l'abbia.

Come è stato lavorare con Charlton Heston?
JC: E' stato davvero molto divertente. Capiva veramente il film e ha fatto scintille. Era molto più intelligente di quanto pensasse la gente. Ha detto 'Voglio fare un film sulla realtà alterata'. E io ho detto 'oh, ok, facciamolo'...un vero professionista, davvero un brav'uomo.

Perchè ha scelto questo sound hard rock per la colonna sonora del film, invece del solito approccio elettronico?
JC: Avevamo composto una colonna sonora provvisoria, cosa che si tende a fare quando vuoi mostrare un film a delle persone per ottenere una reazione, e il tecnico del montaggio ha subito messo i Metallica – una famosa canzone dei Metallica che ora mi sfugge – ma era fantastica. Vedevo il pubblico muovere la testa e ho pensato 'oh, dovrei fare qualcosa del genere'. Voglio dire, non uguale, ma qualcosa sulla stessa linea. È colpa dei Metallica.

mercoledì 10 dicembre 2014

Escape From New York: la Scream! Factory annuncia un'edizione da collezione in doppio blu-ray per il prossimo 21 aprile


Il sito dailydead.com ha reso noto che la casa di distribuzione americana Scream! Factory ha annunciato un'edizione in doppio blu-ray da collezione di Escape From New York - capolavoro post-apocalittico girato da John Carpenter nel 1981 - disponibile per il mercato statunitense a partire dal prossimo 21 aprile 2015.  Al momento non si conoscono i dettagli della release, ma il sito fa sapere che il pre-order partirà durante il mese di gennaio ed il mese successivo verranno resi noti gli extra che saranno disponibili. 

lunedì 8 dicembre 2014

Jamie Lee Curtis: a 36 anni dal primo Halloween torna ad essere la "scream queen" in una nuova serie televisiva


Era il 1978 quando una giovanissima Jamie Lee Curtis fu lanciata a tutta velocità nel cinema americano grazie alla sua interpretazione in Halloween, capolavoro horror/slasher di John Carpenter con la quale l'attrice si guadagnò l'appellativo per la quale tutt'ora è famosa di "scream queen". Dopo 36 anni anni ed una carriera ricca di successi, la Curtis - come riporta il sito mangaforever.it - sarà co-protagonista insieme a Emma Roberts di una nuova serie tv a cavallo tra horror e commedia dal significativo titolo Scream Queens, per la quale la Fox ha già commissionato una prima serie di 15 episodi (non è ancora noto se andrà in onda già nel corso del 2015).


sabato 6 dicembre 2014

La Cosa di John Carpenter: storyboard vs. film ultimato

Traduzione integrale dell'aticolo apparso sul sito dangerousminds.net dedicato al confronto tra storyboard e film ultimato de La Cosa di John Carpenter a cura di Micol Basone in esclusiva per il portale Il Seme Della Follia #2014 

La Cosa di John Carpenter: Storyboard vs. Film ultimato

Come la sceneggiatrice Anne Bilson ha sottolineato, molti critici si sbagliavano su La Cosa di John Carpenter, quando uscì nel 1982. In generale lo odiavano e lo condannavano come "troppo finto per essere disgustoso. Si qualifica solo come spazzatura istantanea." Mentre un altro critico sentenziava:

"L'unica strada rimasta da esplorare sembra essere il documentario
sul campo di concentramento o il film snuff"


Le recensioni erano tutte, purtroppo, deludenti, soprattutto per il fatto che quei dilettanti non erano riusciti ad afferrare come Carpenter avesse creato una versione cinematografica adulta, intelligente e molto fedele del racconto Who Goes There? di John W. Campbell – la base della produzione originale di Howard Hawks La Cosa da un Altro Mondo, diretto da Christian Nyby nel 1951. A differenza della produzione di Hawks, Carpenter era rimasto fedele al racconto di paranoia di Campbell e all'alieno che cambia forma. Ma ciò che più conta è il fatto che la sua versione segna un enorme progresso nella narrazione cinematografica, dal momento che i cambiamenti di personaggio o motivazioni vengono fatti in maniera rapida senza dover essere spiegati o sviluppati attraverso il dialogo. Il pubblico più giovane l'aveva capito, i vecchi critici no, e condannavano il film per quella che loro percepivano come mancanza di profondità emotiva. Questo può essere spiegato probabilmente con l'uscita qualche mese prima dell'esageratamente sentimentale E.T. L'Extraterrestre di Steven Spielberg, che ricevette recensioni straordinariamente positive. Ad ogni modo, come nota Billson, parte dell'infamia ammucchiata su John Carpenter era stata in precedenza scaricata su Nyby:

Variety scriveva: "Quello che la vecchia pellicola trasmetteva – e che Carpenter ha completamente fallito – era un senso di intenso terrore." - Ed è curioso, perchè nel 1951, la stessa rivista diceva riguardo al film di Nyby: "L'ingegnosità dimostrata nel costruire le basi della trama viene a mancare quando la storia si sviluppa. Gli attori...non comunicano alcun terrore reale."



Le critiche negative ebbero un effetto deleterio su John Carpenter, che successivamente dichiarò:

"Prendo ogni fallimento duramente. Quello più difficile fu quello di La Cosa. La mia carriera sarebbe stata diversa se quel film fosse stato un successo... il film fu odiato. Persino dai fan della fantascienza. Pensarono che avessi tradito la loro fiducia, e l'accumularsi delle critiche fu assurdo. Persino il regista del film originale, Christian Nyby, mi criticava."

E questo è una vergogna, perchè Carpenter è un vero artista, uno dei più grandi registi non convenzionali del cinema americano, i cui film hanno avuto una considerevole influenza sulle successive generazioni di registi. Il tecnico del montaggio Vashni Nedomansky è un ammiratore de La Cosa di John Carpenter e descrive il film come uno dei suoi preferiti, dichiarando persino che:

"La storia, i personaggi, la colonna sonora, la location e gli effetti speciali
sono tra i più memorabili della storia del cinema"


Scrive, inoltre, che alcune scene del film lo hanno "distrutto" e "segnato cinematograficamente come un bambino".

Come fan del film, Nedomansky ha recentemente fatto un confronto tra la storyboard originale ad opera di Mike Plogg e Mentor Huebner e il film ultimato di Carpenter. È un confronto interessante, perchè rivela quanto il processo di creazione di un film possa essere basato sulla collaborazione, come spiega Nedomansky sul suo blog Vashi Visuals:


Sia l'aspetto desolato dell'Antartide che quello sempre in mutazione della creatura aliena in La Cosa erano stati concepiti molto prima dell'inizio delle riprese. L'artista Michael Ploog e Mentor Huebner disegnarono delle storyboard molto dettagliate, in modo che tutti i dipartimenti della produzione fossero sulla stessa lunghezza d'onda per la preparazione delle riprese. Niente di nuovo...ma la somiglianza tra le storyboard e le immagini finali catturate dal leggendario direttore della fotografia Dean Cundey è sbalorditiva. Spesso le storyboard sono solamente una guida, ma per questo film erano state preparate in maniera talmente specifica che diventarono Vangelo. I dettagli e la qualità artistica dell'opera di Ploog permisero alla troupe di avere ben chiari e definiti gli scopi durante quelle gelide giornate di riprese sia in Alaska che in Canada. 


A dimostrazione di questo fatto...ho preso in esame due scene da La Cosa e messo a confronto le storyboard e le riprese nel montaggio finale del film. Il video qui sotto esamina la scoperta dell'astronave aliena e la trasformazione di Norris nella shockante scena che mi perseguita ancora oggi. Proprio come Hitchcock aveva lavorato con Saul Bass per creare la famosa scena della doccia di Psycho...Ploog aveva creato delle bellissime storyboards per Carpenter, in modo che il tempo sul set venisse utilizzato al meglio per raccontare la storia.

mercoledì 3 dicembre 2014

Escape From New York: da oggi disponibile negli Stati Uniti il primo numero del nuovo fumetto dedicato a Snake Plissken


E' disponibile da quest'oggi - presso tutte le edicole e fumetterie degli Stati Uniti - il primo numero del comic book dedicato al film capolavoro del 1981 di John Carpenter Escape From New York, pubblicato dalla Boom! Studios (la medesima casa editrice di un altro fumetto ripreso da un altro cult di Carpenter: Big Trouble In Little China). Per l'occasione il portale mstarz.com ha intervistato i creatori del fumetto Cristopher Sabela e Diego Barreto e pubblicato alcune pagine in esclusiva. Di seguito vi riportiamo le parti salienti delle loro dichiarazioni.

Barreto ha rivelato: «quando ho scoperto che la Boom! Studios dopo la pubblicazione di Big Trouble In Little China aveva i diritti di prelazione nei confronti dei film di John Carpenter per un altro fumetto e volevano produrne uno sono rimasto da subito entusiasta. Avevo già lavorato con la Boom! in passato. Snake è un grande character: se ad uno piace raccontare storie, non si può non amare questo uomo.  E' vero, è una sfida difficile, ma il mio obbiettivo è quello di catturare a pieno il carattere di Snake, e non solo le sue epressioni facciali. Per il primo numero mi sono ispirato al film, poi Cristopher Sabela ci ha costruito sopra una storia spettacolare.»

Dal canto suo, Sabela ha affemato: «quando via e-mail mi hanno offerto di lavorare a questo fumetto ho quasi distrutto la testiera del PC per la felicità nel rispondere che avrei accettato. Per me Escape From New York e Raod Warriors sono i due film migliori nel raccontare un futuro dispotico e post apocalittico, sono perfetti. Snake si sente come "l'Uomo senza nome" del film di Sergio Leone,  è un lupo solitario che non ama davvero nessuno intorno, ma io sto cercando di ricreare l'atmosfera del film dando una caratterizzazione maggiore ai personaggi ricordando come fosse caratterizzati Il Duca, Mente, Maggie e Il Presidente.»

lunedì 1 dicembre 2014

Dylan Dog: nell'ultimo albo "Anarchia nel Regno Unito" omaggio a John Carpenter di Distretto 13 Le Brigate Della Morte


Nell'ultimo albo del celebre e storico fumetto italiano Dylan Dog dal titolo Anarchia nel Regno Unito - disponibile dallo scorso 28 novembre - vi è un chiaro ed esplicito omaggio al cinema di John Carpenter ed in particolare al suo film Distretto 13 Le Brigate Della Morte. Nel fumetto infatti, Dylan Dog viene arrestato e si ritroverà asserragliato all'interno della stazione di polizia insieme all'ispettore Carpenter (nel caso l'omaggio non fosse indirettamente compreso) a fronteggiare una rivolta scoppiata per le strade di Londra. Potete leggere la trama dell'albo cliccando QUI