sabato 1 novembre 2014

rollingstone.com: come Essi Vivono ha sfidato i repubblicani ed ha vinto

Di seguito vi riportiamo - integralmente tradotto in italiano da Micol Basone ed in esclusiva per il portale "Il Seme Della Follia"- l'articolo che rollingstone.com ha dedicato al film di John Carpenter Essi Vivono. Buona lettura.


L'Impero degli occhiali da sole: come Essi Vivono ha sfidato i Repubblicani e ha vinto.
Ogni tanto, Rollingstone.com punterà i riflettori su un film che amiamo ma dimenticato, trascurato, messo in ombra, disprezzato o criticato aspramente, in una nuova rubrica intitolata "Be Kind, Rewind". L'ultimo film scelto da noi è: Essi Vivono di John Carpenter.
Spendete un po' di tempo (una quantità dannosa per la vita) a scrivere e pensare ai film, e vi ritroverete a essere ossessionati da cose che sono solo marginalmente collegate a quello che avete di fronte. È il lato da groupie dell'essere un critico cinematografico. Lo facciamo tutti, anche se le nostre rockstar sono emotivi registi che a malapena riescono a parlare in pubblico. Dalla mia adolescenza in poi, ho sprecato una quantità incredibile di tempo riflettendo sulla domanda: come sarebbe essere John Carpenter? Non girare i suoi film, ma essere lui.

Anche durante il suo massimo splendore negli anni '80, Carpenter sembrava sempre essere annoiato durante le interviste, un mascalzone del Kentucky che fumava di continuo e che avrebbe preferito guardare una partita di basket. Se foste JC, probabilmente sareste stanchi di sentire l'ennesima domanda su Halloween, il classico slasher che avete girato quando avevate 30 anni e che ha redefinito il genere di cui vi importava solo relativamente. Andreste a casa, ad armeggiare nella vostra stanza dei sintetizzatori e tirereste fuori la vostra musica da thriller futuristici. Per molti anni, Adrienne Barbeau sarebbe lì a salutarvi. E poi, dopo centinaia di telefonate con Kurt Russell, dopo aver ricevuto l'opportunità di fare il remake del vostro film preferito e di migliorarlo ( La Cosa), dopo aver visto i frutti della vostra passione fare flop al botteghino, vi trovereste di fronte a un blocco.
Essi Vivono, il paranoico film di Carpenter del 1988, merita di essere considerato come un capolavoro, l'ultimo sprezzante gesto di un artista prima di perdere il filo. È uno scontato ma apprezzabile film riguardo un eroe della classe operaia (il wrestler "Rowdy" Roddy Piper) che lotta per cercare lavoro in una Los Angeles fortemente divisa in classi. Scopre, dopo essere inciampato su un paio di occhiali da sole speciali, che la numerosa popolazione di yuppie della città sono alieni. Proprio così: gli yuppie sono alieni. Durante le interviste, Carpenter va spesso più a fondo rispetto alla sceneggiatura (basata in parte sul racconto Alle Otto del Mattino di Ray Nelson, diventato nel 1986 un fumetto), chiamando direttamente i demoni nascosti "Repubblicani". Essi Vivono ritrae questi viscidi intrusi, come si vedono attraverso la cinepresa in bianco e nero degli occhiali, in giacca e cravatta, insistenti e incuranti, mentre dicono spensieratamente ai propri colleghi di "darci dentro". E quando vengono visti per quello che realmente sono da questa nullità di un lavoratore in jeans (il personaggio di Piper si chiama Nada), vanno nel panico.

Da questo film di Carpenter in poi, molte pellicole si sono abbattute pesantemente contro il Reaganismo; è persino limitante per il potere nascosto di Essi Vivono, definirlo un sermone politico. Molto più avventurosamente, è un thriller – un divertimento adatto alla massa – che cerca di trasformare il proprio pubblico in anti-consumisti. Tutto ciò che vediamo al cinema ci chiede in qualche maniera di vedere il mondo alla sua maniera. Ma Essi Vivono rende letterale quest'idea, costringendoci ad indossare gli occhiali per mostrarci una prospettiva totalmente differente. La prima volta che Nada viene a conoscenza di questo ordine segreto sta camminando lungo una strada della città in una tipica mattina nebbiosa di L.A. Inciampa sugli occhiali – e quello che vediamo nei minuti successivi è qualcosa che nessun altro film ha mai tentato di mostrare. I manifesti diventano messaggi in grassetto. Una donna in bikini viene rimpiazzata dalla scritta "SPOSATI E RIPRODUCITI". I giornali sugli scaffali ci esortano a "CONSUMARE" e "OBBEDIRE". Un mazzo di banconote in mano ad un commerciante dice "QUESTO E' IL TUO DIO".

Nulla vi prepara a questa scena, una riflessione socioculturale quasi senza parole messa a tradimento all'interno di un film di fantascienza. L'autore di Brooklyn Jonathan Lethem, grande fan di Essi Vivono, l'ha definita "10 minuti di dissonanza cognitiva più sublime di qualsiasi cosa nella storia del cinema paranoico". Il filosofo sloveno Slavoj Zizek ha mostrato grande entusiasmo per la sequenza, che è stata utilizzata dall'artista Shepard Fairey per i suoi iconici poster per Andre The Giant. Nel mirino di Carpenter c'era la pubblicità, ma anche lo stile di vita subdolamente influenzato dalla televisione, inserendo il suo film nello spinoso gruppo di satire sui media come Quinto Potere (in pratica una prima versione).
Principalmente, però, la scena lascia a bocca aperta: anche ora, è facile mettersi a ridere all'idea di un gruppo di uomini riuniti per il prossimo Grosso Guaio a Chinatown, che invece si trovano di fronte ad un mucchio di informazioni sulla semiotica dei media.
Semplice: gli yuppie sono alieni.


Essi Vivono è stato una sorte di ponte per alcuni di noi, un vero e proprio atto di sovversione da parte di un regista che ha impiegato il suo stile fatto di chiare composizioni in widescreen e di parlantina alla Hawks in qualcosa di più grande, che facesse leva sull'intelligenza del pubblico. Si sente la preoccupazione e la disperazione emanare dal film: la passione di un regista alla ricerca di un significato, forse perchè ha visto la pazza corsa della propria carriera infrangersi contro l'indifferenza di Hollywood. È un film triste, un'invocazione alla Lorax.
Non è questo il momento per fare reclami sullo stile recitativo di Roddy Piper, che si è diretto in tribuna da Carpenter durante Wrestlemania 3 e ha ottenuto la parte. Ma possiamo dire questo su di lui: ha spesso fatto la parte del cattivo ed è stato spesso stracciato. Alcuni di quei personaggi sconfitti fanno la loro comparsa in Nada, che si è diretto verso ovest dopo aver lasciato una Denver senza sbocchi lavorativi. "Credo nell'America" dice il personaggio, guardando un tramonto roseo, alludendo a un film molto più bello, ma estraendo l'ingenuità di quella affermazione. (Essi Vivono fa un uso pungente delle disparità economiche di Los Angeles: quelli sono reali senzatetto di East L.A. a cui Carpenter ha pagato una giornata di lavoro, e si vedono le luccicanti torri del centro dietro la loro baraccopoli.)

Piper se la cava bene con l'azione di ribellione a cui il film infine si riduce, un'ultimo scontro furioso tra gli yuppie alieni e la loro "elite umana del potere". (Ha anche il proprio slogan alla Schwarzenegger, improvvisata sul momento: "sono qui per masticare chewingum e dare calci in culo...e ho finito i chewing gum.") Ma fa un lavoro magnifico con la scena più famigerata del film, sei minuti di scazzottata con il collega Keith David, stupefacente per la sua durata. Nada vorrebbe solo che il ragazzo si mettesse gli occhiali e si unisse alla crociata – sorprendentemente, questo diventa un vero e proprio punto di scontro, che porta a body blows e piledrivers. La scena va avanti. Carpenter l'ha descritta come un omaggio a Un Uomo Tranquillo di John Ford, un po' troppo scaltra come citazione. Più onestamente, è una concessione ai fan di Piper.

Tuttavia, non c'è qualcosa di deprimente riguardo la zuffa, un totale spreco di energie che avrebbero potuto essere impiegate contro i Repubblicani? Sarebbe bello pensare che Carpenter ci abbia riflettuto. Sarebbe anche meraviglioso pensare che abbia spostato la sua caratteristica sfumatura musicale dai suoi pungenti sintetizzatori verso il lento e oppressivo blues di Essi Vivono, perchè il regista stava, in un certo modo, cantando un blues – il suo lamento per il sogno americano, nascosto in un idioma plastico e pubblicitario. Quando ho visto Essi Vivono a 17 anni, ho finalmente scoperto cosa volesse dire essere John Carpenter. Ed era deprimente.

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