sabato 4 ottobre 2014

John Carpenter: «sarebbe stato ridicolo se mi avessero proposto di girare Top Gun»

Di seguito vi riportiamo - integralmente tradotto in italiano da Micol Basone in esclusiva per "Il Seme Della Follia", l'intervista che John Carpenter ha rilasciato al sito volture.com. Per leggere l'articolo in versione originale, cliccate qui


John Carpenter parla della sua articolata carriera di regista, delle divergenze creative, e del termine "slasher".
Il corpo delle opere del regista horror John Carpenter è atipico, nel senso che i suoi film sembrano spesso opera di un artista pubblicitario inflessibilmente intuitivo. Mai soddisfatto di ricevere solamente un assegno, Carpenter ha abbandonato il filone di Halloween, dopo aver collaborato e prodotto i primi due fallimentari sequel della serie, per dedicarsi a progetti audaci, come Grosso Guaio a Chinatown e Il Signore del Male, che dimostrano quanto Carpenter sappia come fare un film senza cedere alla pressione creativa di dover creare robetta gradevole.
Vulture ha parlato con Carpenter riguardo a come abbia risolto i principali conflitti sui progetti che hanno definito la sua carriera, in particolare La Cosa, i suoi sequel di Halloween, e altro.

In The Films of John Carpenter, l'autore John Kenneth Muir scrive che una prima versione di Halloween era stata giudicata "non abbastanza spaventosa" e che tu hai speso due settimane a lavorarci sopra e ad aggiungere la colonna sonora.
No, non è corretto.

Sembrava una strana coincidenza, dal momento che avevi dichiarato la stessa cosa riguardo a una prima versione di Halloween II. Si tratta solo di Halloween II, allora?
Esatto, si tratta solo di Halloween II. Halloween dopo il primo montaggio era perfetto. Mancava solo la musica.

Come hai collaborato con Debra Hill [citata come co-scrittrice] al copione di Halloween II?
Per quel particolare copione, ho scritto quasi tutto da solo. È stato un copione faticoso, perchè mi sembrava di non avere nessuna storia da scrivere. E l'unica cosa che potevo pensare di fare, era riprendere da dove Halloween finiva e semplicemente continuare. È un copione che ho scritto con sei lattine di birra accanto, ogni sera, cercando l'ispirazione.

Ricordi quale birra bevevi?
Direi la Budweiser, perchè mi rendeva alticcio, senza farmi ubriacare.

Come hai dato al [regista] Rick Rosenthal la notizia che la versione grezza di Halloween II che aveva presentato non era abbastanza spaventosa?
Mi ha mostrato la sua versione, e io ho detto "C'è una cosa che questo film deve essere, ed è spaventoso. E non ci siamo ancora. Quindi voglio che ti prenda..." non ricordo quanti giorni gli ho dato. Ma "prenditi qualche giorno e lavoraci su". E non è cambiato nulla. Perciò ho detto "Dovrò pensarci io". Abbiamo ritoccato un po' il montaggio e girato nuovamente qualche scena.

Molte delle scene che sono state aggiunte, non sono scene in cui Michael [Myers] attacca delle persone? È un'esagerazione?
Non è proprio così. Ad ogni modo, sono state aggiunte due scene in cui attacca altri personaggi.

Con la Hill avete parlato di come i film slasher fossero demodé, e di come il miglior modo di procedere con Halloween III e  i successivi sequel fosse quello di renderli film sulla festività di Halloween, e non più su Michael Myers.
Non la metterei mai in questi termini. Non userei mai la parola slasher. È un termine che è stato inventato dopo. Ho pensato, Non c'è nessuna storia da raccontare qui. Perciò facciamo qualcosa di diverso, inventiamo una nuova storia. È iniziata così. Ne stavo parlando con Joe Dante, e mi ha detto "Sai, Nigel Kneale [scrittore di fantascienza britannico] è in città, potrebbe avere una buona storia. Andiamo a parlargliene". Perciò sono corso a parlargliene; eravamo io, Joe e Debra. E lui stava lavorando a Il Mostro della Laguna Nera alla Universal. Ha proposto una storia che ho trovato davvero interessante.

Ad un certo punto, Dante è stato collegato alla regia del remake de Il Mostro della Laguna Nera, come è successo per te. Dante stava lavorando a quel film nel periodo in cui ti sei rivolto a Kneale?
Non credo.Volevo che Joe dirigesse Halloween III, ma non è andata così.

Era troppo impegnato?
Ora non ricordo.

Oltre al tema della festività, ci sono stati altri suggerimenti sul come utilizzare Halloween III come modello per i successivi sequel di Halloween?
Non si trattava di questo. Abbiamo pensato di prenderla come un progetto alla volta. Halloween III era solo una bella storia. Era diversa: non c'era Michael Myers. Motivo per cui non ha avuto successo.

Che tipo di discussioni hai avuto con Nigel Kneale riguardo al suo copione, prima e dopo che fossero apportate modifiche?
L'abbiamo semplicemente lasciato scrivere. La sua prima bozza non era molto acuta, e conteneva molti elementi inglesi che nessuno comprendeva. Il personaggio principale lavora in un ospedale inglese dove nessuno guariva. Non sono sicuro di capire cosa significa: è una zona povera? È un pessimo ospedale? Suona strano. Avevamo un regista a quel punto, Tommy Lee Wallace. E ha iniziato a lavorare con Nigel alla riscrittura. Ma Nigel Kneale non voleva cambiare nulla della sua preziosa scrittura. E non era all'altezza di quello che ci serviva. Quindi ci abbiamo lavorato noi, io e Tommy Lee. Nigel Kneale è uno scrittore brillante, ma al tempo in cui l'ho conosciuto era abbastanza irascibile e cattivo. Era un personaggio cattivo. Ha iniziato a prendersi gioco di Jack Arnold, il regista della versione originale de Il Mostro della Laguna Nera. All'epoca Arnold aveva perso una gamba. E Nigel lo prendeva in giro per questo. Terribile. [Nigel] pensava di essere superiore a noi, noi registi horror.

È strano, dal momento che il tuo Il Signore del Male è un omaggio all'opera di Nigel Kneale.
Non gli importava. Se non l'aveva scritto lui, era una merda.

Ma la tua ammirazione per la sua opera non è mutata nel tempo.
No, ho amato molto le sue opere originali. Penso che sia rivoluzionario...ma una persona terribile con cui lavorare! [ride].

Quando hanno fatto Halloween IV, avevi altri piani per i sequel?
No, non ero coinvolto dopo [Halloween III].

In precedenza hai dichiarato che il fatto che Dark Star non abbia attratto altri progetti più grandi ha causato "la prima depressione della mia vita", ma che è anche stato prezioso nel tenere sotto controllo le tue aspettative.
Vero, proprio così.

Ricordi il momento in cui hai realizzato che Dark Star non aveva avuto l'impatto che desideravi?
[ride] Non lo so! Penso fosse quando ho realizzato che non mi fruttava soldi. Non so.

Analogamente, hai visto il primo montaggio di The Fog e hai capito che non funzionava. Come ti sei preparato per dire ai dirigenti che ti serviva più tempo e denaro? Come ti sentivi e con chi ne hai parlato?
I direttori dello studio. Sono semplicemente entrato, e ho detto "Dobbiamo lavorarci ancora un po'". E hanno detto "Okay!".

Wow, davvero è stato così facile?
[ride] Sì.

Quindi sapevi che avresti ottenuto quella risposta? È un grosso rischio da correre, contando che sei un artista e che devi navigare nel sistema degli studios per poter girare i tuoi film.  Perciò devi essere diplomatico, ma lavori anche seguendo l'istinto, per sapere cosa funziona e cosa no. È un equilibrio delicato, specialmente quando ci sono delle aspettative...
Ben detto [ride]. È quello che penso anche io! Cerchi di incontrare le aspettative di chi ti dà i soldi, perciò è una variabile che devi inserire nell'equazione. Non puoi semplicemente fare come ti pare. Cerchi di dare a loro ciò che vogliono. E quello che vogliono, in fin dei conti, è un successo. Quindi, se riesci a fare un film che frutta soldi, va tutto bene. Perciò, le volte in cui ho detto che non credevo andasse bene...semplicemente non credevo che andasse bene. Dovevamo renderlo migliore, in maniera che lo studio, i produttori e tutti fossero felici.

Hai presentato all'MPAA (Motion Picture Association of America) una versione più corta e meno violenta di Distretto 13, rispetto a quella cinematografica.
Non è proprio così. Stavamo per ricevere un "vietato ai minori" per quella scena della ragazza...

Con il cono gelato.
Esatto. Perciò il distributore ha detto "Tagliate semplicemente la scena per il 'bollino giallo', e lo pubblicheremo come è".

Se ne è accorto qualcuno?
Nessuno mi ha mai detto nulla.

Andando avanti nel tempo, Tobe Hopper e Kim Kennel [co-creatori di Non Aprite Quella Porta] hanno collaborato al copione per La Cosa.
Sì. Avevano già scritto tutta la bozza prima che arrivassi io. Tutte le bozze erano state scritte prima che arrivassi. Una era un po' indietro...stavano cercando di farla funzionare.

Hai mai incontrato loro o qualcuno degli altri sceneggiatori?
No.

Per quanto riguarda la colonna sonora di quel film: come punto di riferimento, hai parlato delle colonne sonore di Max Steiner come "musica che scompare". Quali altri punti di riferimento avevi, o avevi in mente una colonna sonora di Max Steiner in particolare?
La musica di  Steiner non scompare. Stavo confrontando la musica da Topolino, con il tipo di musica che faccio io. La musica da Topolino è quella che Max Steiner ha fatto in King Kong. I passi di King Kong sono sottolineati dalla colonna sonora: bom – bom- bom. La musica da Topolino è questo eccesso di colonna sonora. È quello che succede oggi. Tutto ha troppa colonna sonora. La musica minimalista è per la maggior parte della mia epoca – degli anni '60, '70 e '80. i Tangerine Dream ne hanno fatta. La colonna sonora dell'Esorcista è un altro esempio. Non erano colonne sonore da Topolino. E con Topolino non voglio dire che siano stupide, o da cartone animato, ma tutto veniva sottolineato musicalmente: i passi, tutto. È per questo che Steiner era famoso.

L'artista degli effetti speciali, Rob Bottin, afferma di aver suggerito di rappresentare le cinque trasformazioni violente del film come una "fantasia", in parte per troncare sul nascere le obiezioni della censura, specialmente per quanto riguarda l'aspetto degli organi interni della cosa, e la palette dei colori. Ha lavorato agli effetti della creatura per il film fino alla pubblicazione, però, se ho capito bene. Che tipo di conversazioni avete avuto riguardo al film?
Oh, non saprei nemmeno da dove iniziare a raccontarti, ce ne sono state talmente tante. Ma a un certo punto abbiamo deciso di attenuare il colore del sangue e delle viscere. Quello è vero. Ma l'abbiamo deciso dopo aver già girato qualche scena. Non è stato il nostro grande piano dall'inizio.

Dopo aver diretto La Cosa, hai letto uno studio demografico che affermava che il pubblico dei film horror era calato del 70% in un periodo di sei mesi.
Sì, è stato shockante! [ride].

Ti ricordi dove eri quando l'hai letto?
Ero nel mio ufficio alla Universal. Me l'aveva mandato la Universal.

Era la loro maniera di dirti "non crearti troppe aspettative"?
Sì: "reggiti forte".

Doveva essere all'incirca il periodo in cui hai fatto un primo montaggio...
No, era dopo, quando lo stavamo terminando.

Wow, è demoralizzante! È stata una mossa molto azzardata per un film in studio. Sembra che avessi una visione chiara del film, ma quanto ti trovi nel vuoto a lavorare con gli attori e uomini come Bottin per ottenere un certo effetto? Controllavi ciclicamente il lavoro, dicendo "Questo è esattamente ciò che voglio"?
[ride] Beh, si incomincia facendo dei progetti. Si pianifica il film, si prendono alcune decisioni a cui ci si attiene. Il casting è la cosa più impegnativa: selezioni gli attori, e poi ti togli dai piedi. Dai loro tutto quello di cui hanno bisogno per lavorare al meglio. Lo stesso valeva per Rob Bottin: nel nostro progetto iniziale, la creatura era una sola cosa. E l'idea di Rob era che potesse assumere qualsiasi aspetto, e cambiare di continuo. Quindi mi sono attenuto a questo. Il mio lavoro era quello di dargli ciò di cui aveva bisogno per fare il suo lavoro al meglio. A volte discutevamo su quale aspetto dovesse assumere in una particolare scena, e decidevamo insieme. È un processo in continua evoluzione, ma una volta presa la decisione iniziale, ci sei dentro.

Nel 2000 hai tenuto una lezione sulla sessualità e la brutalità nei film.
Sesso e Violenza nel Cinema, giusto.

All'Università di Santa Barbara. Hai mostrato cose come Cane di Paglia e Ecco l'Impero dei Sensi, ma avevi Blood Feast nel tuo programma?
No, era una cosa più sofisticata...avrei potuto, ma era una lezione più storica. Quello che volevo è che durante la lezione si creassero delle conversazioni. Volevo che i ragazzi pensassero a cosa stavano guardando. Perciò i film che li avrebbero sconvolti di più erano Cane di Paglia e Ecco l'Impero dei Sensi. Quei film hanno davvero risvegliato delle emozioni.

Terry gilliam recentemente ha detto che nel periodo tra un film e l'altro, ci si sente come in uno strano limbo: hai fatto uscire un film dal tuo sistema, e stai aspettando il prossimo a cui dedicarti. Quali effetti hanno avuto su di te le recensioni e l'accoglienza generale di La Cosa? Un critico notoriamente poco gentile ti aveva descritto come un "pornografo della violenza".
Come ogni essere umano! [ride]. Non è un segreto: devi solo formarti una corazza e andare avanti. Non devi farti influenzare da queste cose.

Anche dopo il fallimento di La Cosa, non ti sei buttato in qualsiasi progetto ti venisse offerto...ti era stato proposto di girare Top Gun, no?
Non sapevo che mi fosse stato offerto, ma l'ho letto. Non l'avrei fatto, neanche se me l'avessero offerto davvero. Sarebbe stato ridicolo!

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