lunedì 4 agosto 2014

Noisey: John Carpenter parla della sua carriera come compositore di colonne sonore

Di seguito vi riportiamo - tradotto integralmente in italiana da Micol Basone in esclusiva per "Il Seme Della Follia" - l'intervista che John Carpenter ha rilasciato al blog musicale noisey.com in merito alla sua carriera di compositore di colonne sonore per i suoi film. Buona lettura. 


Abbiamo chiesto a John Carpenter (quasi) tutto quello che si potesse immaginare sulla sua carriera.

Nonostante sia una combinazione di solamente tre note, il titolo principale della colonna sonora di Halloween di John Carpenter è uno dei pezzi musicali più ossessionanti e contagiosi mai creati. È grazie a questa musica che Michael Myers e la spaventosa atmosfera del film vengono creati. Nei quasi 40 anni dalla sua uscita, la colonna sonora ha continuato a raccogliere le lodi della critica. Kevin Bergeron, co-proprietario della Waxwork Records, specializzato in ristampe di colonne sonore horror in vinile, cattura la natura trascendentale della traccia: “ogni volta che ascolto [la colonna sonora di Halloween] torno immediatamente alla mia infanzia. Ti rimane addosso. Si riconosce all’istante.” Kevin continua, dichiarando che John Carpenter è il “punk-rocker dei registi horror”, e anche se cucire l’etichetta dell’ideologia punk sui non-punk è diventato un cliché, la sua è una giusta osservazione.
Carpenter è un regista che si occupa – in molti dei suoi film – di tutti gli aspetti della produzione: scrittura, produzione, regia e composizione. È quanto di più vicino al fai-da-te possa essere un regista di Hollywood.
L’importanza di Carpenter come compositore non può essere ignorata e, grazie al rinnovato interesse per i vinili, la sua opera ha trovato una nuova casa (quanto meno ristrutturata). A partire da quella di Fuga da New York, otto delle colonne sonore di Carpenter sono state ripubblicate in vinile. Ad aprire la strada è stata la Deathwaltz Recording Company, responsabile di sette delle otto pubblicazioni (l’ottava è quella di Halloween dello scorso ottobre a cura di Mondo) che hanno aperto un mercato in rapida espansione per le colonne sonore in vinile. Per Spencer Hickman, proprietario della Deathwaltz, l’opera di Carpenter è dinamica: “John ha preso qualcosa di familiare e ci ha giocato fino a trasformarlo in qualcosa a cui pochi musicisti e compositori di musica elettronica si sono mai avvicinati. L’opera di John è stata con me per tutta la vita e sono assolutamente onorato di aver…lavorato con lui per la ristampa definitiva di così tanti classici.”
Insieme al collaboratore Alan Howarth, l’uso di tastiere e sintetizzatori moderni da parte di Carpenter ha contribuito a rompere le vecchie tradizioni. In un’epoca in cui le colonne sonore erano arie di derivazione orchestrale oppure pezzi ritmato e briosi, le aggressioni elettroniche di Carpenter si distinguevano. E mentre Carpenter deve molto alle sue influenze musicali, Sebastiaan Putseys, fondatore della One Way Static Records descrive il ruolo di Carpenter all’interno della scena della composizione elettronica: “l’attuale moltitudine di colonne sonore (e la stessa musica elettronica come genere) deve molto a Carpenter e a Howarth. Leggo spesso ‘per fan di Carpenter’ in molte biografie e interviste alle band.”
Abbiamo avuto l’occasione di fare qualche domanda a John riguardo alla sua carriera, alle sue opere e alla sua opinione sul ritorno della popolarità dei vinili. 

Noisey: Prima di iniziare a comporre colonne sonore, qual era il tuo background musicale? Ci sono state altre colonne sonore che ti hanno influenzato?
John Carpenter: Mio padre era specializzato in violino classico ed era un insegnante di musica. Sono cresciuto con la musica, era sempre intorno a me, la ascoltavo di continuo. Era parte della mia natura. Divenne parte della mia vita; non ci ho mai realmente pensato su. Adoravo le colonne sonore. Adoravo la musica dei film, ma mi piacevano anche la musica classica e il rock and roll. Fondamentalmente è stato facile per me entrare nel mondo della musica,. Non ho avuto problemi, non è stato un grande sforzo. Ascoltavo Bernard Herrmann e ci andavo dietro.

Hai iniziato con il pianoforte?
Mio padre, sfortunatamente, decise che avrei dovuto provare il violino. La sfortuna era che non avevo assolutamente talento. Era una situazione molto, molto triste. Quindi sì, ho suonato il violino per un po’. Poi il pianoforte. Poi sono passato alla chitarra e strimpellavo un po’. Ma per fortuna i giorni in cui suonavo il pianoforte sono finiti.

Hai iniziato con i sintetizzatori alle superiori?
Facevo parte di un gruppo rock and roll alle superiori e al college. Con loro ho iniziato a suonare il basso elettrico e la chitarra. Non ricordo di preciso quando mi sono innamorato del sintetizzatore. A metà degli anni ’60 iniziavano a girare. È stato allora che li ho sentiti per la prima volta e ho pensato “wow, cosa sono? C’è del potenziale per qualcosa qui!”. Li ho adottati realmente negli anni ’70.

In origine, la scelta di comporre le tue musiche è stata puramente economica?
Assolutamente. Non avevamo soldi per la colonna sonora. E io ero economico. E veloce. Ho trovato qualcuno che aveva questo impianto rudimentale, molto rudimentale. Così ho registrato lì ed eravamo a posto. È stato un lavoro di…oh, non so quante settimane. Per me è stata un’esperienza completamente nuova. Mi preoccupavo semplicemente del suono e di come si adattava al film.

Ho sentito che inizialmente registravi le colonne sonore dei film live. È corretto?
In realtà, è diventato così in un secondo momento. Agli inizi non eravamo così sofisticati da poter cucire film e audio insieme. Così suonavo live. Ho iniziato [a suonare live con le immagini] con, credo, Fuga da New York. Quello è stato il primo film in cui suonavo live.


Il procedimento del comporre canzoni sembra diverso da quello della composizione. Puoi spiegarmi il tuo processo mentale per affrontare una colonna sonora: dall’ideazione all’esecuzione?
Wow. Beh, mi dispiace deluderti, ma non c’è molta riflessione dietro. È un processo quasi automatico, dopo un po’ lo è diventato. Sapevo come fosse il film, perché l’avevo diretto io e a volte anche scritto. Non avevo preconcetti su come dovesse essere la colonna sonora. Arrivavo con la mente vuota. Una sorta di nuovo inizio, era eccitante. Era eccitante, perché non dovevi stare a preoccuparti di avere qualcosa di buono tra le mani. Potevi fare tentatici e iniziare da lì. A volte, avevo in mente il tema principale, o un pezzo o qualcosa su cui avevo lavorato  a casa da provare. A volte accadeva. Ma la maggior parte delle volte era tutta improvvisazione.

Le tue colonne sonore sembrano essere un album completo, che viene voglia di ascoltare separatamente dal film. Componi sempre il resto delle tracce basandoti sul main theme?
Dipende, non necessariamente. Nel caso di Il Signore del Male è stato certamente così, perché abbiamo iniziato a registrare all’aperto. Per fortuna quella colonna sonora è venuta piuttosto bene. Vado molto fiero di quel tema di apertura. Quindi ho potuto prendere qualcosa in prestito da quello e riutilizzarlo per tutto il film. Quella è una colonna sonora molto unita. Ma non funziona sempre.

 
Quella colonna sonora accentua in maniera perfetta l’atmosfera inquietante e lenta del film.
Penso che lo scopo [delle colonne sonore] sia quello di accentuare la storia, accentuare quello che lo spettatore vede sullo schermo. È quello il tuo compito, di farlo fluire e di migliorarlo possibilmente.

Hai qualche storia horror del lavoro alle colonne sonore?
Certo, ma è soprattutto faticoso [ride]. Sai, è difficile. L’ho realizzato dopo la mia ultima colonna sonora – che credo fosse Fantasmi da Marte – “Cavolo, è difficile. Mi sta uccidendo.”

Posso solo immaginarlo. È già abbastanza difficile comporre una canzone, figuriamoci le canzoni per un intero film.
È quello il problema. Ti esaurisce. Lo fai ogni giorno, costantemente. Beh, se adori fare musica, è divertente. Ma, oh, non so è troppo difficile. Troppo difficile fare tutto. Quando ero giovane era facile e divertente. Ora è troppo difficile.

Quindi hai chiuso?
Mai dire mai in questo ambiente [ride].

Se volessi rifarlo, saresti più incline a lavorare sul film di qualcun altro, o lo faresti sempre per uno dei tuoi film?
Beh, potrei fare entrambe le cose. Ultimamente lavoro con mio figlio, non sulle colonne sonore, ma sulla musica. Mi piacerebbe lavorare con lui, è incredibilmente talentuoso. Ma sì, sicuramente lo farei per il film di qualcun altro. Sarebbe divertente.

Mi piacerebbe parlare della tua collaborazione con Alan Howarth, come è iniziata? Vi conoscevate prima di lavorare insieme?
Ho conosciuto Alan grazie al film editor di Fuga da New York. Alan si occupa degli effetti sonori e aveva un sintetizzatore. Aveva il sound e voleva fare musica, ed è esattamente quello che è successo. Alan è un ottimo ingegnere del suono. Prima che prendessi confidenza con i sintetizzatori, e oggi ne ho molta di più, lui portava il sound, programmava certi computer e aveva un’ottima apparecchiatura. Quindi l’ha reso più facile.

Quindi lui si è occupato dell’engineering di quello che tu registravi. Non si è mai occupato della scrittura?
Non ha scritto nulla.

Con La Cosa hai nuovamente collaborato alla colonna sonora. O meglio, dovrei dire che per la prima volta un compositore ha fatto la colonna sonora del tuo film. Come è stato lavorare con Ennio Morricone? Cosa ti ha portato a prendere questa decisione?
Lo studio non voleva lasciarmi comporre la colonna sonora da solo. Loro non ci avevano mai pensato, io non ho mai chiesto e lui era disponibile. È un compositore assolutamente incredibile. Mi è piaciuto, è un uomo meraviglioso. Non parlavamo la stessa lingua, quindi avevamo degli interpreti, ma è stato bello. Ha fatto un ottimo lavoro.

 
Passando all’attrezzatura, hai un sintetizzatore che ti è particolarmente caro? Un vecchio Prophet o un Sequential Circuits?
Beh, ho alcuni sintetizzatori moderni che amo molto. Ho un Korg Triton, che adoro; ha un sound incredibile. Non provo necessariamente nostalgia per i vecchi sintetizzatori, ma l’Oberheim aveva un ottimo sound devo dire. Un sound davvero favoloso.

Come hanno influenzato la tua carriera musicale il progresso tecnologico e la digitalizzazione della musica?
L’hanno resa più facile. Adesso si hanno molte più cose a portata di mano rispetto a prima. È stupendo. Questi sono tempi magnifici per la musica e per la tecnologia in generale. Non si potrebbe chiedere di meglio. Mia moglie mi ha detto una cosa molto vera: “adattati, o muori”. Bisogna abbracciare il mondo moderno. Le cose sono cambiate, alcune in meglio, altre no. Ma i vantaggi, a livello fonico, della tecnologia moderna sono enormi. È come quando siamo passati dai laser disc al dvd: le differenze erano incredibili.  E ora col Blu-Ray le differenze sono ancora più incredibili. 

Sembra che l’interesse per le colonne sonore sia ritornato nelle community dei vinili. Sono sicuro che sei a conoscenza della Deathwaltz, che ha ripubblicato alcune delle tue colonne sonore in collaborazione con Alan. Ti ha sorpreso il fatto che ci sia tutto questo interesse verso le colonne sonore in vinile?
No, beh non ne sapevo nulla. Devi capire una cosa riguardo alla mia carriera: nessuno mi dice mai niente. Non sapevo nulla di tutto ciò.

Quando l’hai scoperto?
Ho iniziato a lamentarmi del fatto che nessuno mi informa mai. Così il capo della Deathwaltz mi ha chiesto se volessi scrivere le note all’album e ho detto “Sì, penso di sì”. Ma nessuno me lo aveva detto. Nessuno mi aveva chiesto nulla.

Avrai pensato che, anche se non dovevano mettersi in contatto direttamente con te per ottenere i diritti, si sarebbero almeno preoccupati di informarti, se avevano intenzione di pubblicare cose tue.
Ti verrebbe da pensarlo, no? E invece no, nessuno mi dice nulla.

Hai mai suonato live o pensi di farlo?
Ci farei un pensiero. Sicuramente, ma sarebbe difficile
.
Quali sono i tuoi progetti per l’immediato futuro? Stai lavorando a qualche nuovo progetto?
Sì, sto lavorando a un paio di cose, ma al momento mi sto riprendendo da due anni di operazioni all’occhio. Ho avuto molte complicazioni, ma le cose stanno migliorando. Sto bene.

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