domenica 31 agosto 2014

Essi Vivono: in arrivo (ma solo per il mercato giapponese) una bellissima limited edition


Sarà disponibile a partire dal prossimo 3 settembre attraverso la Karoruko Pictures Film e solo per il mercato giapponese una versione in limited edition del cult movie di John Carpenter del 1988 They Live (Essi Vivono). Il cofanetto offre, oltre che alla versione in blu-ray del film con alletettanti contenuti extra (come un'intervista del 2013 al regista californiano e vari trailer) un secondo disco con la colonna sonora originale della pellicola. Ma non è tutto: protetto da una bella confezione in cartonato questa release offrirà anche una serie di gadget che ne arrichiscono il valore: una spilla, una serie di adesivi con i vari slogan presenti nel lungometraggio ed un mini volantino in bianco e nero.
Un'edizione imperdibile per qualsiasi collezionista (anche se dubitiamo che siano disponibili i sottitoli in italiano), che però come al solito evidenzia con i fan nostrani di John Carpenter siano sempre costretti a valutare edizione estere (e spesso anche costose) per avere delle edizione degne dei suoi migliori film.

venerdì 29 agosto 2014

Impossibile da spiegare: rogerbert.com intervista John Carpenter

Di seguito vi riportiamo - tradotto integralmente in italiana da Micol Basone in esclusiva per "Il Seme Della Follia" - l'intervista che John Carpenter ha rilasciato al blog rogerbert.com. Buona lettura. 




Impossibile da spiegare: qualche parola con John Carpenter.
Se John Carpenter avesse diretto solamente “Halloween”, il suo film del 1978 su un trio di babysitter perseguitate da un assassino pazzo durante la notte che dà il titolo al film, il suo nome sarebbe comunque scritto a grandi lettere negli annali del cinema di genere per la sua enorme popolarità (al tempo della sua pubblicazione, era uno dei film indipendenti di maggiore successo e ha ispirato una lunga serie di sequel, remake e copie) e influenza, per non parlare del fatto che rimane uno dei film horror più di stile e assolutamente terrificanti di sempre. (Anche oggi, se visto nelle circostanze adatte, continua ad avere il potere di far saltare il pubblico dalle sedie)
Naturalmente, Carpenter non è stato una meteora e durante gli anni ha diretto una serie di film che oggi vengono considerati classici nel loro genere, compresa la spaventosa storia di “The Fog” (1980, il thriller retro-futuristico “Fuga da New York” (1981), il suo sorprendentemente cupo remake di “La Cosa” (1982), l'allegra goffa commedia kung-fu d'azione “Grosso Guaio a Chinatown” (1986) e la fantascientifica satira politica selvaggiamente divertente di “Essi Vivono” (1988), molti dei quali non sono riusciti a colpire il pubblico quando vennero pubblicati, ma che hanno avuto un enorme seguito cult con il passare degli anni. Ci sono altri film, che non hanno avuto lo stesso livello di popolarità, ma che attendono di essere riscoperti, come ad esempio la trasposizione tecnicamente perfetta di “Christine” di Stephen King, la storia d'amore extraterrestre “Starman” (1984), la saga horror dell'apocalisse “Il Signore del Male” (1987) e “Il Seme della Follia” (1994), il sottovalutato sequel “Fuga da Los Angeles” (1996) e l'inspiegabilmente ignorata storia di succhiasangue “Vampires” (1998).
Attraverso tutti questi film, ha dimostrato un approccio cinematografico senza tempo che ha largamente rifiutato le mode del tempo per privilegiare la visione più classica del suo ammirato mentore, Howard Hawks, e che come risultato, ha reso i suoi film di molto migliori rispetto a quelli di molti suoi contemporanei e continua ad attrarre nuove generazioni di fan. Questo weekend, i fan vecchi e giovani potranno incontrare il proprio idolo in persona, dato che Carpenter parteciperà al Wizard World Comic-Con a Rosemont e al Bruce Campbell's Horror Film Festival per firmare autografi e parlare della sua carriera, compreso il gigantesco set di Blu-Ray contenente ogni titolo riguardante Halloween, che la Shout! Factory pubblicherà il prossimo mese.
Carpenter, che è tornato alla regia nel 2011 con “The Ward” dopo una lunga pausa, ci ha risposto al telefono da Los Angeles e ci ha parlato, anche se brevemente, dell'incontro con i fan, degli alti e bassi della sua carriera e del primo film che ha visto.

Roger Bert: Che cosa ti ha conquistato della regia e continua ad attrarti fino ad oggi?
John Carpenter: Questa è un'ottima domanda. Mi sono innamorato del cinema quando ero giovane, per una serie di diverse ragioni. E lo amo ancora oggi, ma l'amore è impossibile da spiegare. Devi accettarlo e basta. È qualcosa di invisibile e che capita, e a me è capitato.

Ricordi il primo film che hai visto?
Era “The African Queen”. L'ho visto quando ero molto molto giovane e non capivo bene cosa stessi guardando. Non sapevo se era qualcosa che veniva proiettato – anche se non sapevo cosa significasse – o se era qualcosa che stava realmente accadendo sullo schermo davanti a me. Da bambino, ho avuto molti problemi a capire cosa stesse succedendo, finchè mio padre non me lo spiegò. Mi indicò da dove proveniva l'immagine – veniva da dietro e mi mostrò la camera di proiezione – e pensai “Okay, ho capito ora.”

Stai per venire a Chicago per partecipare al Wizard World Con. Quando partecipi a questo tipo di eventi, come ti sembra incontrare e interagire con i fan, in particolare con le nuove generazioni, che probabilmente non erano nate quando i tuoi film uscirono?
È la cosa migliore. Adoro parlare con i fan. È il motivo principale per cui vado – per incontrarli, parlarci e vedere cosa pensano. Lo adoro.

Il prossimo mese la Shout! Factory pubblicherà un enorme box-set in Blu-Ray contenente tutto il materiale su Halloween, a partire dal tuo classico del 1978. Riguardando a quella esperienza, c'è qualche aspetto ricordi in particolare?
Risale a quando ero giovane – a quando eravamo tutti giovani – e volevamo semplicemente girare un film. Non sapevamo molte cose. Ci siamo semplicemente divertiti molto. Ricordo il making del film come un periodo molto divertente. E molto interessante

Durante la tua carriera, hai fatto molti film che non hanno riscosso molto successo al botteghino, ma che successivamente sono diventati dei veri e propri cult - “La Cosa”, “Grosso Guaio a Chinatown” e “Essi Vivono” sono i primi a venire in mente. Quando vedi riemergere i tuoi film in questa maniera, pensi mai a come mai non hanno funzionato subito, ma funzionano ora? Per esempio, io riesco quasi a capire perchè “La Cosa” non abbia funzionato per la massa – era uno dei film più cupi di sempre – ma non comprendo perchè un film che poteva piacere a tutti come “Grosso Guaio a Chinatown” non abbia decollato.
Non ne ho idea – dovresti dirmelo tu. La chiamo “La Vendetta di John” - non vi piacevo prima, ma vi piaccio ora. Non ho mai capito questa cosa. Lo capisco per “La Cosa”, perchè era molto cupo. Parlava della fine di tutto e nessuno vuole vedere una cosa del genere. Non so – non riesco a spiegarmelo e ho smesso di provarci. Sono molto fiero dei film che ho fatto e amo ognuno di loro. Penso che il pubblico scopra i film per conto proprio, e se ancora non avete scoperto i miei film, non so cosa dire. 

Come è stato per te tornare sulla sedia del regista un paio d'anni fa con “The Ward” dopo una pausa di 10 anni, periodo durante il quale ci sono stati enormi cambiamenti nell'industria cinematografica sotto tutti gli aspetti, dalla produzione alla distribuzione?
Beh, non sono stati esattamente 10 anni, perchè ho diretto due episodi di “Masters of Horror” [l'antologia horror andata in onda su Showtime], quindi sapevo esattamente cosa aspettarmi e cosa stava succedendo. È stato divertente. Ascolta, mi sono divertito molto a girare “The Ward”. Ed è stato bellissimo lavorare con un cast di donne, cosa che non avevo mai realmente fatto prima. È stato completamente nuovo per me e mi è piaciuto molto.

Durante la tua carriera hai fatto un paio di remake di classici dell'horror - “La Cosa” e “Villaggio dei Dannati” - ma negli ultimi anni, ti sei trovato nella strana posizione in cui vedi rifare i tuoi stessi film - “Distretto 13”, “Halloween”, “The Fog” e “La Cosa”. Cosa pensi riguardo ai remake dei tuoi stessi film e ne hai mai visto uno?
Ne ho visti un paio, ma non voglio commentarli perchè sono i film di qualcun altro. È così che la vedo – non sono più i miei film. Preferisco quando sono il tipo di remake in cui il regista deve darmi dei soldi. Questo è il miglior tipo di remake che esista.

Quali registi attuali trovi interessanti, non necessariamente del genere horror?
Penso che David Fincher sia molto talentuoso. Mi piacciono i suoi lavori e penso che sia uno dei migliori registi attivi al giorno d'oggi. Ce ne sono molti. Il cinema è in ottima salute e sono molto soddisfatto di come stanno andando le cose.

Stai lavorando a qualcosa di nuovo al momento?
Sto lavorando a un paio di cose, ma al momento sto aspettando che ricominci la stagione dell'NBA. Voi idioti ci avete rubato Pau Gasol e ora è un Chicago Bull. La cosa mi deprime, ma va bene. Va tutto bene a Los Angeles.

John Carpenter apparirà al Bruce Campbell's Horror Film Festival al Wizard World Comic Con, che si terrà il 22-24 agosto al Donald E. Stephens Convention Center a Rosemont (5555 N. River Road. Rosemont. IL 60018). Per maggiori informazioni riguardo la sua apparizione e le altre attività visitate il sito.

The Fog: descrizione e immagini della ristampa della Death Waltz in vinile

Specializzati in ristampe di colonne sonore di film cult (sia in formato CD che Vinile 180 gr.), la Death Waltz ha pubblicato sul finire dello scorso anno anche una serie di colonne sonore dedicate ad alcune delle opere più famose di John Carpenter, che è anche l'autore ed esecutore delle musiche. La ristampa di The Fog (rilasciata ufficialmente il 2 dicembre 2013), quarto lungometraggio del cineasta californiano uscito nel 1980 è sicuramente una delle più interessanti, sia per il fatto che presenta la colonna sonora in maniera estesa e completa sia per il fatto che la pubblicazione è in doppio vinile (l'unica tra quelle uscite fino ad oggi).
La bellissima ed inquietante cover  - dove spicca una mostruosa figura tratteggiata in nero su uno sfondo giallognolo) è curata dal designer Dinos Chapman, che ha anche scritto alcune note (sul riquadro interno di sinistra) dimostrando la sua genuina passione per il cinema di Carpenter, mentre sono proprio le parole di quest'ultimo ad  occupare quasi per interno il retro della copertina. Sul riquadro  interno di destra invece, sono presenti la tracklist (33 canzoni suddivise su 4 facciate) e le note con la lista dei nomi che hanno partecipato alla stesura delle musiche. 
Assolutamente da mozziare il fiato sono sia le elegantissime buste nere con protezione interna in plastica per i dischi che i dischi stessi, che si presentano in maestoso color bronzo.
Nonostante non sia stata ufficialmente distribuita in Italia, The Fog O.S.T. e anche acquistabile d'importazione presso lo store di amazon.it, ed è un pezzo da collezione immancabile sia per i fan del cineasta che del film, ma anche delle atmosfere funeree composte da un'elettronica minimale e dilatata, che non risente assolutamente dei quasi 35 anni passati, ma suona ancora moderna ed inquietante, proprio come i pirati assetati di vendetta che escono fuori dalla fitta nebbia della pellicola.


giovedì 28 agosto 2014

WatchMojo: breve retrospettiva video con i 10 migliori film di John Carpenter (secondo loro)


Attraverso il proprio canale YouTube / WatchMojo, WatchMojo ha pubblicato un video retrospettiva dove vengono elencati (secondo loro) i 10 migliori film di John Carpenter. Di seguito la lista, con tanto di menzione speciale per alcuni film rimasti fuori classifica e il video sopracitato.

10. Vampires (1998)
09. Dark Star (1974)
08. The Fog (1980)
07. Distretto 13 Le Brigate Della Morte [1976)
06. Starman (1984)
05. Grosso Guaio A China Town (1986)
04. Essi Vivono (1988)
03. 1997: Fuga Da New York (1981)
02. Halloween (1978)

01. La Cosa (1982)

Manzione d’onore: Il Seme Della Follia (1994), Il Signore Del Male (1987), Christine (1983) , Avventure Di Un Uomo Invisibile (1992).



mercoledì 20 agosto 2014

Chrstine: rivelati gli extra rigurdanti l'edizione blu-ray per il mercato italiano


Buone notizie per tutti coloro che stanno attendendo l'uscita italiana del blu-ray di Chrstine - La Macchina Infernale . prevista per il 17 settembre - film diretto da John Carpenter nel 1983 e tratto da un romanzo di Stephen King uscito lo stesso anno. Come riporta il portale dvdweb.it, la release prevede una serie di extra quasi del tutto complementati all'uscita in tiratura limitata per il mercato stutinetense avvenuta lo scorso marzo, per una durata totale di oltre 70 minuti  (escluso il commento audio del regista e dell'attore Keith Gordon). Ve li riportiamo di seguito:


  • Commento audio di John Carpenter e Keith Gordon

  • Scene eliminate (SD, 26 min.)

  • Featurette:
    • Accensione (SD, 12 min.)
    • Fast and furious (SD, 29 min.)
    • Traguardo (SD, 7 min.)

Christopher Sabela: a comicbooksources parla del fumetto dedicato a Escape To New York

Di seguito vi riportiamo - integralmente tradotta in italiano da Micol Basone - l'intervista che Christopher Sabela ha rilasciato al sito comicbooksources.com in merito al fumetto dedicato a Escape From New York (1997: Fuga Da New York).



SDCC: Sebela lavora a “Fuga da New York” per BOOM!

Uno dei più grandi eroi del cinema sta per fare il suo ritorno in fumetto per il 3 dicembre. Durante il loro panel “Big Trouble in Little China: Shaking the Pillars of the Comics Industry” al Comic Con di San Diego, la BOOM! ha ufficialmente annunciato che l'autore di “Dead Letters” Christopher Sebela riporterà Snake Plissken in una serie di fumetti su “Fuga da New York”.
L'autore/regista John Carpenter e il co-autore Nick Castle hanno creato il film che nel 1981 ha fatto conoscere al mondo Snake Plissken, un ex eroe di guerra diventato criminale interpretato da Kurt Russell. “Fuga” è ambientato nel 1997, un futuro in cui la Grande Mela è stata completamente stravolta dal governo e trasformata in una gigantesca prigione. Dopo essere stato catturato, Plissken viene raggirato per salvare il Presidente (Donald Pleasence), dopo che il suo aereo è precipitato su Manhattan. Una volta sull'isola, Snake incontra una moltitudine di personaggi colorati da Cabbie di Ernest Borgnine e Brain di Harry Dean Stanton alla Maggie di Adrienne Barbeau e il Duca di New York di Isaac Hayes.
“Fuga da New York” ha avuto un sequel nel 1996, “Fuga da L.A.”, ambientato in un fittizio 2013, quando Los Angeles si distacca e diventa un'isola a sé nell'oceano. Snake è anche apparso in due fumetti diversi: un numero unico della Marvel intitolato “The Adventures of Snake Plissken” e una miniserie di quattro numeri della CrossGen intitolata “John Carpenter's Snake Plissken Chronicles”, ma la nuova serie segna il primo esordio di Plissken in una serie continuativa. Questà è la seconda serie della BOOM! originata da un film di Carpenter, con Eric Powell e Brian Churilla che attualmente stanno lavorando a una serie su “Grosso Guaio a Chinatown”.
Il collaboratore artistico di Sebela e il livello di coinvolgimento di Carpenter nel progetto devono ancora essere rivelati, ma come fan di lunga data dell'opera di Carpenter, l'autore è più che pronto a lavorare alla serie, ambientata immediatamente dopo gli eventi del film originale. CBR News ha parlato con Sebela dell'espansione della mitologia di Carpenter, della continua popolarità di Snake e di come è arrivato a ottenere questo incarico.

CBR News: Come sei riuscito ad ottenere questo incarico?
Christopher Sebela: Sono amico di Brian Churilla, che sta disegnando “Grosso Guaio a Chinatown” e, quando mi ha detto che aveva ottenuto quell'incarico, sono impazzito e ho iniziato a dire quando sembrasse divertente per lui e Eric Powell. Perciò ho parlato con chiunque alla BOOM!, cercando di spiegare che sono un grandissimo fan di Carpenter e che avrei anche affrontato degli estranei per strada se me l'avessero chiesto pur di avere una possibilità di lavorare su qualsiasi libro su Carpenter avessero in progetto, anche se non avevo idea se l'avessero o meno. Non posso parlare per loro, ma penso che sia grazie a “Dead Letters” - il libro a cui sto lavorando per BOOM! con Chris Visions – se hanno pensato a me per questo fumetto. Ho ricevuto un paio di email in cui mi chiedevano se ero interessato a un nuovo fumetto e non appena ho letto le parole “Fuga da New York”, non ho mai risposto ad un'email così velocemente in vita mia. Tutto ciò che ho detto è stato “SI SI SI SI” e a quanto pare questo li ha convinti di quanto fossi serio riguardo al fumetto.

Come sei entrato in contatto con i film di Carpenter per la prima volta?
Ci sono cresciuto. Uno dei miei primi ricordi è di quando ero piccolo, a casa tutti stavano guardando “Halloween” in TV e io ero terrorizzato solamente dalla colonna sonora, sapendo che si trattava di tipi spaventosi in maschera che ti uccidevano. Mi aveva spaventato a tal punto che non l'ho guardato fino all'ultimo anno delle superiori. Penso che il primo film che ho realmente visto, sia stato “The Fog”, che mi ha terrorizzato, ma in una maniera che riuscivo a gestire. Sono stato fortunato ad avere una mamma appassionata di romanzi horror e che era abbastanza permissiva su quello che potevo guardare, perciò mi preparavo psicologicamente ad affittare il prossimo film di Carpenter e vedevo se riuscivo a farcela. E sono ancora qui.

Qual è la tua personale storia con “Fuga”?
È arrivato abbastanza presto nel mio repertorio, dopo “The Fog”, ma da ragazzino mi ha confuso, perchè mi aspettavo mostri e assassini. C'erano, ma non erano avvolti nelle classiche vesti horror. Era un film d'azione con venature horror. A quell'epoca, la paura della Terza Guerra Mondiale, dell'attacco nucleare agli Stati Uniti da parte della Russia era una cosa reale, e il film giocava abbastanza su questa cosa da fare presa sul mio cervello horror. Ma aveva anche il personaggio tosto di Snake, circondato da un cast bizzarro, e questo mi ha conquistato. Ho perso il conto di quante volte l'ho visto in vita mia. L'ho visto in ogni possibile formato, dalla videocassetta in poi. Sono riuscito a vederne una versione in 35mm proiettata l'anno scorso qui a Portland, che è stata l'apice della mia storia con “Fuga”...finchè non ho ottenuto questo lavoro.

Cosa rende Snake un personaggio così amato, anche se ha preso parte solamente a due film?
Sono sicuro che qualcuno avrà scritto lunghi saggi e dissertazioni su questo argomento, e potresti chiedere a un centinaio di persone e ottenere un centinaio di risposte diverse. Magari è per il suo look iconico con la benda all'occhio, pantaloni militari, un fucile con un grosso mirino, un enorme tatuaggio e una delle poche triglie che sono cool ancora oggi? Molto è probabilmente dovuto a come Snake è stato instillato nella cultura popolare da quando “Fuga da New York” è uscito, specialmente per quanto riguarda Metal Gear e il susseguirsi di film d'azione alla “uno contro il mondo” che ha generato. Ma per quanto mi riguarda, penso che Snake Plissken sia stato il primo eroe distopico/post-apocalittico. Lui e Mad Max. E da quando sono usciti quei film, le visioni apocalittiche nei libri, giochi, fumetti, film e in tv sono diventate un genere a sé e Snake sembra essere l'Elvis che incontra Iggy Pop della fiction apocalittica.

Parlando dei film, i fumetti prendono in considerazione “Fuga da Los Angeles”?
No, partiamo dalla fine di “Fuga da New York” e seguiamo Snake dal momento in cui esce di scena. Alla fine del film è tutto così aperto, che ci sono almeno un milione di direzioni da prendere, e cerchiamo di percorrerne il più possibile.

Cosa ci puoi dire riguardo questa prima avventura in fumetto?
Il film di “Fuga da New York” finisce con Snake Plissken che ha umiliato totalmente il Presidente di fronte al mondo intero e ha distrutto la cassetta che avrebbe potuto terminare la Terza Guerra Mondiale. Se prima non era visto bene dalle autorità, ora è totalmente detestato e deve mettere più distanza possibile tra sé e la Polizia degli Stati Uniti. La cosa migliore dell'avere un simile trampolino di lancio, è che se gli Stati Uniti hanno talmente l'acqua alla gola che il tasso di criminalità è aumentato del 400% e hanno dovuto trasformare New York in una prigione, quanto sono deviati gli altri 49 Stati? Snake scoprirà quanto è incasinato il resto dell'America.

Ci saranno altri volti familiari dei film nei fumetti?
Beh, molti dei volti familiari di “Fuga da New York” sono morti, quindi questo restringe il campo dei personaggi che possono tornare. Ma voglio assolutamente approfondire la storia di Hauk e del Presidente. Considerando quanto li frega Snake alla fine del film, hanno entrambi sete di vendetta e hanno le risorse per ottenerla.

Espandi questo pazzo mondo, esplorando nuovi posti e introducendo nuovi personaggi. Puoi anticiparci qualcosa? Com'è stata l'esperienza?
Beh, non so quanto posso anticipare su quello che sta per arrivare, o quanto riveleranno quando annunceranno il fumetto. La nostra prima sequenza non è ambientata a New York, ma da qualche altra parte sulla East Coast. È stato il primo o il secondo posto che mi è venuto in mente quando ho pensato a quale posto degli Stati Uniti di oggi potesse corrispondere alla stranezza di un mondo in cui un'intera città è stata trasformata in una prigione. Solo che è uno Stato intero. (E se questi indizi non vi dicono nulla, non so cosa potrebbe farlo). Se da una parte siamo cauti sul ritorno di alcuni personaggi, come Duke o Brain, dato che – spoiler – sono tutti morti, dall'altra posso dire che voglio assolutamente rimanere fedele all'atmosfera che John Carpenter e Nick Castle hanno dato alla pellicola e che attori come Isaac Hayes e Ernest Borgnine hanno trasmesso con le loro interpretazioni. Questo mondo ha molto potenziale, e vogliamo che chiunque venga fuori sia altrettanto dinamico e convincente.
Tutta questa esperienza su “Fuga da New York” è un folle sogno diventato realtà, sono ancora mezzo convinto che sia una specie di allucinazione e che da un momento all'altro mi sveglierò in una camera imbottita.

Il primo numero di “Fuga da New York” a cura di Christopher Sebela e Boom! Studios arriverà il 3 dicembre.

giovedì 14 agosto 2014

Dark Star: guarda la copertina e il retrocopertina del blu-ray italiano

Di seguito vi mostriamo la copertina e la retrocopertina del blu-ray per il mercato italiano di Dark Star, primo lungometraggio di John Carpenter uscito nel 1974. La releae è curata dalla Cult Media ed è disponibile ufficialmente dal 6 agosto e di conseguenza acquistabile presso lo store di amazon.it. Purtroppo, come è possibile notare dalla seconda immagine, questa nuova trasposizione in alta definizione non presenta contenuti extra , e tra le lingue per i sottotitoli, oltre che chiaramente all'italiano è disponibile solo l'inglese.


lunedì 4 agosto 2014

Noisey: John Carpenter parla della sua carriera come compositore di colonne sonore

Di seguito vi riportiamo - tradotto integralmente in italiana da Micol Basone in esclusiva per "Il Seme Della Follia" - l'intervista che John Carpenter ha rilasciato al blog musicale noisey.com in merito alla sua carriera di compositore di colonne sonore per i suoi film. Buona lettura. 


Abbiamo chiesto a John Carpenter (quasi) tutto quello che si potesse immaginare sulla sua carriera.

Nonostante sia una combinazione di solamente tre note, il titolo principale della colonna sonora di Halloween di John Carpenter è uno dei pezzi musicali più ossessionanti e contagiosi mai creati. È grazie a questa musica che Michael Myers e la spaventosa atmosfera del film vengono creati. Nei quasi 40 anni dalla sua uscita, la colonna sonora ha continuato a raccogliere le lodi della critica. Kevin Bergeron, co-proprietario della Waxwork Records, specializzato in ristampe di colonne sonore horror in vinile, cattura la natura trascendentale della traccia: “ogni volta che ascolto [la colonna sonora di Halloween] torno immediatamente alla mia infanzia. Ti rimane addosso. Si riconosce all’istante.” Kevin continua, dichiarando che John Carpenter è il “punk-rocker dei registi horror”, e anche se cucire l’etichetta dell’ideologia punk sui non-punk è diventato un cliché, la sua è una giusta osservazione.
Carpenter è un regista che si occupa – in molti dei suoi film – di tutti gli aspetti della produzione: scrittura, produzione, regia e composizione. È quanto di più vicino al fai-da-te possa essere un regista di Hollywood.
L’importanza di Carpenter come compositore non può essere ignorata e, grazie al rinnovato interesse per i vinili, la sua opera ha trovato una nuova casa (quanto meno ristrutturata). A partire da quella di Fuga da New York, otto delle colonne sonore di Carpenter sono state ripubblicate in vinile. Ad aprire la strada è stata la Deathwaltz Recording Company, responsabile di sette delle otto pubblicazioni (l’ottava è quella di Halloween dello scorso ottobre a cura di Mondo) che hanno aperto un mercato in rapida espansione per le colonne sonore in vinile. Per Spencer Hickman, proprietario della Deathwaltz, l’opera di Carpenter è dinamica: “John ha preso qualcosa di familiare e ci ha giocato fino a trasformarlo in qualcosa a cui pochi musicisti e compositori di musica elettronica si sono mai avvicinati. L’opera di John è stata con me per tutta la vita e sono assolutamente onorato di aver…lavorato con lui per la ristampa definitiva di così tanti classici.”
Insieme al collaboratore Alan Howarth, l’uso di tastiere e sintetizzatori moderni da parte di Carpenter ha contribuito a rompere le vecchie tradizioni. In un’epoca in cui le colonne sonore erano arie di derivazione orchestrale oppure pezzi ritmato e briosi, le aggressioni elettroniche di Carpenter si distinguevano. E mentre Carpenter deve molto alle sue influenze musicali, Sebastiaan Putseys, fondatore della One Way Static Records descrive il ruolo di Carpenter all’interno della scena della composizione elettronica: “l’attuale moltitudine di colonne sonore (e la stessa musica elettronica come genere) deve molto a Carpenter e a Howarth. Leggo spesso ‘per fan di Carpenter’ in molte biografie e interviste alle band.”
Abbiamo avuto l’occasione di fare qualche domanda a John riguardo alla sua carriera, alle sue opere e alla sua opinione sul ritorno della popolarità dei vinili. 

Noisey: Prima di iniziare a comporre colonne sonore, qual era il tuo background musicale? Ci sono state altre colonne sonore che ti hanno influenzato?
John Carpenter: Mio padre era specializzato in violino classico ed era un insegnante di musica. Sono cresciuto con la musica, era sempre intorno a me, la ascoltavo di continuo. Era parte della mia natura. Divenne parte della mia vita; non ci ho mai realmente pensato su. Adoravo le colonne sonore. Adoravo la musica dei film, ma mi piacevano anche la musica classica e il rock and roll. Fondamentalmente è stato facile per me entrare nel mondo della musica,. Non ho avuto problemi, non è stato un grande sforzo. Ascoltavo Bernard Herrmann e ci andavo dietro.

Hai iniziato con il pianoforte?
Mio padre, sfortunatamente, decise che avrei dovuto provare il violino. La sfortuna era che non avevo assolutamente talento. Era una situazione molto, molto triste. Quindi sì, ho suonato il violino per un po’. Poi il pianoforte. Poi sono passato alla chitarra e strimpellavo un po’. Ma per fortuna i giorni in cui suonavo il pianoforte sono finiti.

Hai iniziato con i sintetizzatori alle superiori?
Facevo parte di un gruppo rock and roll alle superiori e al college. Con loro ho iniziato a suonare il basso elettrico e la chitarra. Non ricordo di preciso quando mi sono innamorato del sintetizzatore. A metà degli anni ’60 iniziavano a girare. È stato allora che li ho sentiti per la prima volta e ho pensato “wow, cosa sono? C’è del potenziale per qualcosa qui!”. Li ho adottati realmente negli anni ’70.

In origine, la scelta di comporre le tue musiche è stata puramente economica?
Assolutamente. Non avevamo soldi per la colonna sonora. E io ero economico. E veloce. Ho trovato qualcuno che aveva questo impianto rudimentale, molto rudimentale. Così ho registrato lì ed eravamo a posto. È stato un lavoro di…oh, non so quante settimane. Per me è stata un’esperienza completamente nuova. Mi preoccupavo semplicemente del suono e di come si adattava al film.

Ho sentito che inizialmente registravi le colonne sonore dei film live. È corretto?
In realtà, è diventato così in un secondo momento. Agli inizi non eravamo così sofisticati da poter cucire film e audio insieme. Così suonavo live. Ho iniziato [a suonare live con le immagini] con, credo, Fuga da New York. Quello è stato il primo film in cui suonavo live.


Il procedimento del comporre canzoni sembra diverso da quello della composizione. Puoi spiegarmi il tuo processo mentale per affrontare una colonna sonora: dall’ideazione all’esecuzione?
Wow. Beh, mi dispiace deluderti, ma non c’è molta riflessione dietro. È un processo quasi automatico, dopo un po’ lo è diventato. Sapevo come fosse il film, perché l’avevo diretto io e a volte anche scritto. Non avevo preconcetti su come dovesse essere la colonna sonora. Arrivavo con la mente vuota. Una sorta di nuovo inizio, era eccitante. Era eccitante, perché non dovevi stare a preoccuparti di avere qualcosa di buono tra le mani. Potevi fare tentatici e iniziare da lì. A volte, avevo in mente il tema principale, o un pezzo o qualcosa su cui avevo lavorato  a casa da provare. A volte accadeva. Ma la maggior parte delle volte era tutta improvvisazione.

Le tue colonne sonore sembrano essere un album completo, che viene voglia di ascoltare separatamente dal film. Componi sempre il resto delle tracce basandoti sul main theme?
Dipende, non necessariamente. Nel caso di Il Signore del Male è stato certamente così, perché abbiamo iniziato a registrare all’aperto. Per fortuna quella colonna sonora è venuta piuttosto bene. Vado molto fiero di quel tema di apertura. Quindi ho potuto prendere qualcosa in prestito da quello e riutilizzarlo per tutto il film. Quella è una colonna sonora molto unita. Ma non funziona sempre.

 
Quella colonna sonora accentua in maniera perfetta l’atmosfera inquietante e lenta del film.
Penso che lo scopo [delle colonne sonore] sia quello di accentuare la storia, accentuare quello che lo spettatore vede sullo schermo. È quello il tuo compito, di farlo fluire e di migliorarlo possibilmente.

Hai qualche storia horror del lavoro alle colonne sonore?
Certo, ma è soprattutto faticoso [ride]. Sai, è difficile. L’ho realizzato dopo la mia ultima colonna sonora – che credo fosse Fantasmi da Marte – “Cavolo, è difficile. Mi sta uccidendo.”

Posso solo immaginarlo. È già abbastanza difficile comporre una canzone, figuriamoci le canzoni per un intero film.
È quello il problema. Ti esaurisce. Lo fai ogni giorno, costantemente. Beh, se adori fare musica, è divertente. Ma, oh, non so è troppo difficile. Troppo difficile fare tutto. Quando ero giovane era facile e divertente. Ora è troppo difficile.

Quindi hai chiuso?
Mai dire mai in questo ambiente [ride].

Se volessi rifarlo, saresti più incline a lavorare sul film di qualcun altro, o lo faresti sempre per uno dei tuoi film?
Beh, potrei fare entrambe le cose. Ultimamente lavoro con mio figlio, non sulle colonne sonore, ma sulla musica. Mi piacerebbe lavorare con lui, è incredibilmente talentuoso. Ma sì, sicuramente lo farei per il film di qualcun altro. Sarebbe divertente.

Mi piacerebbe parlare della tua collaborazione con Alan Howarth, come è iniziata? Vi conoscevate prima di lavorare insieme?
Ho conosciuto Alan grazie al film editor di Fuga da New York. Alan si occupa degli effetti sonori e aveva un sintetizzatore. Aveva il sound e voleva fare musica, ed è esattamente quello che è successo. Alan è un ottimo ingegnere del suono. Prima che prendessi confidenza con i sintetizzatori, e oggi ne ho molta di più, lui portava il sound, programmava certi computer e aveva un’ottima apparecchiatura. Quindi l’ha reso più facile.

Quindi lui si è occupato dell’engineering di quello che tu registravi. Non si è mai occupato della scrittura?
Non ha scritto nulla.

Con La Cosa hai nuovamente collaborato alla colonna sonora. O meglio, dovrei dire che per la prima volta un compositore ha fatto la colonna sonora del tuo film. Come è stato lavorare con Ennio Morricone? Cosa ti ha portato a prendere questa decisione?
Lo studio non voleva lasciarmi comporre la colonna sonora da solo. Loro non ci avevano mai pensato, io non ho mai chiesto e lui era disponibile. È un compositore assolutamente incredibile. Mi è piaciuto, è un uomo meraviglioso. Non parlavamo la stessa lingua, quindi avevamo degli interpreti, ma è stato bello. Ha fatto un ottimo lavoro.

 
Passando all’attrezzatura, hai un sintetizzatore che ti è particolarmente caro? Un vecchio Prophet o un Sequential Circuits?
Beh, ho alcuni sintetizzatori moderni che amo molto. Ho un Korg Triton, che adoro; ha un sound incredibile. Non provo necessariamente nostalgia per i vecchi sintetizzatori, ma l’Oberheim aveva un ottimo sound devo dire. Un sound davvero favoloso.

Come hanno influenzato la tua carriera musicale il progresso tecnologico e la digitalizzazione della musica?
L’hanno resa più facile. Adesso si hanno molte più cose a portata di mano rispetto a prima. È stupendo. Questi sono tempi magnifici per la musica e per la tecnologia in generale. Non si potrebbe chiedere di meglio. Mia moglie mi ha detto una cosa molto vera: “adattati, o muori”. Bisogna abbracciare il mondo moderno. Le cose sono cambiate, alcune in meglio, altre no. Ma i vantaggi, a livello fonico, della tecnologia moderna sono enormi. È come quando siamo passati dai laser disc al dvd: le differenze erano incredibili.  E ora col Blu-Ray le differenze sono ancora più incredibili. 

Sembra che l’interesse per le colonne sonore sia ritornato nelle community dei vinili. Sono sicuro che sei a conoscenza della Deathwaltz, che ha ripubblicato alcune delle tue colonne sonore in collaborazione con Alan. Ti ha sorpreso il fatto che ci sia tutto questo interesse verso le colonne sonore in vinile?
No, beh non ne sapevo nulla. Devi capire una cosa riguardo alla mia carriera: nessuno mi dice mai niente. Non sapevo nulla di tutto ciò.

Quando l’hai scoperto?
Ho iniziato a lamentarmi del fatto che nessuno mi informa mai. Così il capo della Deathwaltz mi ha chiesto se volessi scrivere le note all’album e ho detto “Sì, penso di sì”. Ma nessuno me lo aveva detto. Nessuno mi aveva chiesto nulla.

Avrai pensato che, anche se non dovevano mettersi in contatto direttamente con te per ottenere i diritti, si sarebbero almeno preoccupati di informarti, se avevano intenzione di pubblicare cose tue.
Ti verrebbe da pensarlo, no? E invece no, nessuno mi dice nulla.

Hai mai suonato live o pensi di farlo?
Ci farei un pensiero. Sicuramente, ma sarebbe difficile
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Quali sono i tuoi progetti per l’immediato futuro? Stai lavorando a qualche nuovo progetto?
Sì, sto lavorando a un paio di cose, ma al momento mi sto riprendendo da due anni di operazioni all’occhio. Ho avuto molte complicazioni, ma le cose stanno migliorando. Sto bene.