domenica 6 luglio 2014

RECENSIONI CARPENTERIANE: Assault On Precinct 13

Titolo in italiano: Distretto 13 Le Brigate Della Morte
Anno: 1976
Durata: 91 min. circa
Casa di distribuzione: CKK Corporation
Attori principali: Austin Stoker, Darwin Joston, Laurie Zimmer, Martin West, Tony Burton, Nancy Kies, Charles Cyphers
Pagina Wikipedia: Distretto 13 LeBrigate Della Morte



Recensione a cura di: Francesco Elisei


Esterno notte.
La scritta sullo schermo c'informa che ci troviamo in un sobborgo di Los Angeles e che è sabato, le tre del mattino per la precisione.
Vediamo dei balordi che salgono le scale esterne di una costruzione, in realtà lo intuiamo perché, pur notando i muri e qualche gradino, i giovinastri appaiono in un'inquadratura molto stretta; ed è molto buio.
“Hai sentito qualcosa?” sussurra uno di loro.
“Fermi, qui è la polizia!”  chiosa una voce dall'alto.
I teppisti non si fermano e sono falciati da una pioggia di proiettili, è il caso di scrivere “pioggia” perché i poliziotti sono appostati in alto, sui tetti, e non li vediamo mai, sono inquadrate solo mani che riarmano fucili a pompa, e sparano, sparano senza pietà.
I teppisti non finiscono di agonizzare a terra che parte la voce fuori campo, è un notiziario, un'intervista al capo della polizia che ci tiene a informare la locale cittadinanza che le bande giovanili sono fuori controllo e che, nello specifico, una partita di armi è sparita e dev'essere per forza nelle mani delle suddette bande.
Mentre la voce fuori campo procede vediamo un piano sequenza dei sobborghi di Los Angeles, come se dentro le villette familiari tutti ascoltassero quel notiziario, poi uno stacco e siamo dentro una di quelle abitazioni, proprio lì possiamo notare una cassa con le famose armi...

Potrei continuare a descrivervi “Assault on Precinct 13” [Distretto 13: le brigate della morte] scena per scena, inquadratura per inquadratura, perché quando se ne inizia la visione è impossibile interromperla da quanto tutto è magistralmente concatenato e consequenziale.

Una scrittura perfetta.

Film del 1976 da noi uscì nel 1979 (?), è scritto,diretto,montato (sotto pseudonimo) e musicato dal nostro Carpenter, praticamente il primo film del maestro (il precedente “Dark Star” deriva da un cortometraggio realizzato per la scuola di cinema), viene prodotto con pochissimi soldi ma con totale libertà creativa, una combinazione ideale direi.
Si tratta di un film western (il western sarà una costante artistica in tutta la carriera di Carpenter) mascherato da exploitation metropolitana  che omaggia in particolare “Un dollaro d'onore” di Howard Hawks e che ha un curioso parallelismo con “La notte dei morti viventi”.

Western,violenza urbana,poliziesco, in realtà la Paura ha un ruolo fondamentale nella pellicola, Carpenter annusa le inquietudini dell'epoca e le lancia in faccia allo spettatore come un boomerang: non c'è nessuna certezza, nessuna sicurezza, la polizia è o impotente o ciecamente violenta, la delinquenza è ovunque ma è una delinquenza nuova che non segue nessuna logica, che usa pistole al silenziatore e fa riti voodoo, che si vuole vendicare della polizia ma nel contempo assalta un gelataio, forse per provare i nuovi silenziatori, forse per rapinarlo, chi lo sa?
Inutile cercare un senso nella violenza, non ce n'è alcuno, basta avere la sfortuna di vivere in un sobborgo di Los Angeles e...pam!  Potrebbe capitare anche a te...
Assistere al film nell'anno in cui uscì non dev'essere stato piacevole.

E quindici eccoci al distretto di polizia/fortino assaltato da nemici tanto spietati quanto indecifrabili (gli indiani?), e chi resta a difendere il fortino? Un poliziotto nero, un condannato alla sedia elettrica, una segretaria.
Non c'è niente da fare: quando c'è Carpenter alla scrittura ci deve infilare sempre qualche dissonanza, qualche pernacchia in faccia allo spettatore; nella banda giovanile ci deve mettere per forza un sosia di Che Guevara.
E alla fine il baffuto regista conquista tutti: “è un film fascista” “è di sinistra” “no, è anarchico” “irride alla figura del Guevara”  “è una metafora della rivoluzione”.
Nemmeno ti puoi affidare ad eventuali interviste dove il buon Carpenter sostiene che quello che interessa veramente a lui è incassare gli assegni derivanti dai suoi film.

Girato in economia, con attori sconosciuti e spesso improvvisati, (l'interprete del carismatico Napoleone Wilson era vicino di casa del regista), essenziale e senza fronzoli, martellante nelle musiche e nelle sparatorie, “Distretto 13” è un film di quelli che si facevano una volta, un autentico cult.

«Perché hai ucciso quegli uomini?»
«Perché ti chiamano Napoleone?»
«Hai una sigaretta?»

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