venerdì 27 giugno 2014

RECENSIONI CARPENTERIANE: Escape From Los Angeles

Titolo in italiano: Fuga Da Los Angeles
Anno: 1996
Durata: 101 min. circa
Casa di distribuzione: AVCO Embassy Pictures
Attori principali: Kurt Russell, A.J. Anger, Steve Buscemi, Georges Corraface, Valeria Golino, Stacey Keach, Pam Grier, Michelle Forbes
Pagina Wikipedia: Fuga Da Los Angeles



Recensione a cura di: Tommaso Beneforti


"Snake è tornato!"

23 Agosto 2000: un terremoto colpisce la California provocando un'inondazione che la separa dal resto del continente. In seguito a questa catastrofe un candidato alle elezioni presidenziali, zelante cristiano (Cliff Robertson), accusa la città di Los Angeles di esser stata punita dall'intervento divino a causa del degrado e della malavita. Viene allora innalzata una barriera per isolare la "città degli angeli" dal resto del paese. In questo ghetto vengono deportati coloro che infrangono le leggi del nuovo sistema americano.

13 anni più tardi, potenti organizzazioni ribelli operano all'interno delle mura. Una delle più importanti è quella capitanata dal rivoluzionario anarchico Cuervo Jones (Georges Corraface) della quale fa parte anche Utopia (A.J. Langer), la figlia del Presidente degli Stati Uniti d'America.
Per volontà del proprio capo, Utopia ruba, al governo Americano, un telecomando in grado di spegnere, letteralmente, interi stati o, se direzionato, l'intero pianeta terra.

Il comandante dell'esercito americano, Malloy (Stacy Keach), decide allora di ripetere il piano attuato 16 anni prima dall'allora commissario Bob Hauk. Mandare il prigioniero di guerra, nonché disertore, Snake Plissken (Kurt Russell) entro le mura di Los Angeles per recuperare il telecomando.
La storia, per Snake, sembra ripetersi: è costretto a compiere la missione, per volere del governo, poiché gli viene iniettato un veleno che agisce in meno di 10 ore (esattamente come in Escape from New York).
Nuove e vecchie conoscenze e il verificarsi di situazioni difficili lo ostacoleranno. Riuscirà a farcela prima che il veleno lo uccida?

15 anni dopo l'uscita di Escape from New York, il regista John Carpenter si ritrova di nuovo sul set insieme all'attore Kurt Russell per girare il seguito delle avventure di Snake Plissken.
Il film, nel 1985, fu inizialmente affidato allo scrittore Coleman Luck ma l'insoddisfazione di Carpenter di fronte a quello che lui definì "uno script troppo leggero e pacchiano [Cit.]" lo costrinse ad accantonare il progetto.
Solamente dopo il terremoto che colpì Los Angeles nel 1994, il regista tornò ad interessarsi alla storia e, grazie all'aiuto di Kurt Russell e Debra Hill, firmò una delle sceneggiature più nichiliste della sua carriera.
Ma il film di cosa tratta?
Al primo impatto è chiaramente il seguito della storia di Snake Plissken (ex-pluridecorato eroe di guerra), ma forse non è realmente questo: l'incredibile somiglianza con "il primo capitolo" porta a far credere che Escape From L.A. non sia semplicemente un sequel, bensì un remake… se non forse una PARODIA.
É proprio grazie allo stato di cult del precedente Escape from New York che Carpenter può trasformare il remake/sequel in un film di critica, stavolta non solo contro i governi dispotici ma anche contro il cinema stesso.
Questo film è quindi un vero e proprio esempio di metacinema: gli effetti speciali sono volutamente enfatizzati, alcune situazioni sono grottesche, gli antagonisti sono stereotipati (non a caso Cuervo Jones somiglia a Che Guevara) e solamente sul finale (con Snake che si rivolge direttamente al pubblico) ci rendiamo conto che Carpenter punta il dito contro lo stesso mezzo che sta utilizzando.
In questo film niente è ciò che sembra: né gli effetti speciali, né alcune situazioni che ci vengono proposte, né il fatto che possa essere veramente un sequel.
Inoltre, in molte scene, sono presenti dei messaggi subliminali (ma non troppo) che ammiccano alla distruzione e al disfacimento delle grandi case di produzione (vedi la fontana degli Universal Studios in fondo al mare, la scritta Hollywood in fiamme e l'elicottero che evita di schiantarsi contro il monte Paramount).
Ma il regista non si nega una personalissima critica all'ipocrisia americana (ma anche d'oltreoceano) creando una situazione grottesca a Beverly Hills quando appaiono mostri che nient'altro sono se non fallimenti della chirurgia plastica di un medico psicopatico (interpretato da un meraviglioso Bruce Campbell).
In questa opera il maestro John Carpenter non dimentica il suo mestiere di sceneggiatore (oltre che di grande regista) e crea una storia accattivante che accontenta anche i fan che desiderano vedere un vero sequel.
Colui che spicca è il personaggio di Snake che, benché sembri più basso e molto più retrò di quello che si possa immaginare, riesce sempre a mantenere salda la sua morale, anche dopo esser stato strapazzato per un'ora e mezzo di film!
Snake non desidera il potere, che viene detenuto da chi possiede le armi di distruzione di massa, bensì è l'unico che riesce a prendersi la responsabilità di sporcarsi le mani per realizzare il cambiamento radicale, in contrasto con Cuervo e col personaggio del Presidente che in realtà non crede nella missione e ha paura di morire. Infatti, secondo Carpenter, è solo l'anarchia di Snake ad essere giusta.
Ecco la maledizione che affligge il nostro protagonista: quella di essere imprigionato come Snake ("chiamami Snake! [Cit.]") e di essere un uomo libero solamente dopo aver attuato il cambiamento. Solo allora, infatti, pretenderà di farsi chiamare Plissken.
L'aver ricreato le stesse situazioni del "primo film" dà a Carpenter la possibilità di approfondire a pieno il personaggio di Snake che, dopo aver visto il suo popolo farsi ancora abbindolare da falsi moralisti (e/o rivoluzionari), arriva a questa conclusione: "Più le cose cambiano, più restano le stesse [Cit.]".

Registicamente, Carpenter, non perde il suo tocco da maestro (come mai farà nella sua intera carriera) e rende le interpretazioni degli attori molto credibili seppur sopra le righe: impossibile dimenticare i personaggi come Eddie “la mappa delle stelle” (Steve Buscemi) o Hershe (Pam Grier).
In più, il regista, si auto-cita con una battuta tratta da uno dei suoi personaggi più riusciti, Napoleon Wilson, "Hai da fumare [Cit.]".
Ma di fronte a questo artista completo è impossibile non parlare della colonna sonora composta dal regista stesso con l'aiuto di Shirley Walker: pur essendo un film d'azione, il suo gusto musicale non si distacca né dalle atmosfere Horror né da quelle Western, che Carpenter ama.

Escape from L.A.
Un film assolutamente da vedere per capire le idee sociali e artistiche di John Carpenter.
Si passa un'ora e mezza immersi in un vero e proprio epic tale senza esclusione di colpi, compresi quelli sparati contro le regole di Bangkok.

"Benvenuti nel regno della razza umana!"

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